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Frequently Asked Questions

Cassidy FAQ

Cassidy FAQ

Risponde Pasquale Ruju

Tutto quello che c'è da sapere su Cassidy

COME NASCE CASSIDY, DA DOVE È PARTITA L'IDEA DELLA TUA NUOVA MINISERIE?
Sono stato adolescente negli anni '70, e avevo voglia di confrontarmi con un’epoca e un’ambientazione che hanno contribuito a formare il mio gusto per le storie d’avventura. Dopo aver sottoposto l’idea a Sergio Bonelli, e ottenuto la sua approvazione, ho fatto alcuni viaggi negli Stati Uniti, scattando un mare di fotografie e cercando di assimilare l’atmosfera delle varie "location", dai piccoli centri come Kingman, ai motel, ai deserti, alle strade trafficate delle metropoli... E ne sono tornato con la voglia di raccontare questa storia, immergendomi ancora una volta – con la fantasia – in quei paesaggi e in quelle città. Oltre alle ambientazioni, ho insistito particolarmente sugli oggetti, i vestiti, le armi, le auto e gli elementi di arredo. Volevo che la serie apparisse credibilmente immersa in un mondo diverso dal nostro, e non c’è niente che dia il senso del realismo come la precisione nei dettagli.

SFOGLIANDO LE PAGINE DELLE STORIE, SI HA L'IMPRESSIONE DI IMMERGERSI IN ALCUNI CLASSICI FILM ANNI '70. QUALI SONO LE PELLICOLE O LE OPERE LETTERARIE CHE TI HANNO MAGGIORMENTE INFLUENZATO, SCRIVENDO GLI EPISODI DI CASSIDY?
Sì, è vero: in Cassidy non sono poche le influenze delle grandi pellicole del cinema americano degli anni '70 e '80. Tanto per citarne alcune, ci sono “Driver l'imprendibile” di Walter Hill (1978), "Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo" di Don Siegel (1971), o “Getaway, il rapinatore solitario” (1972), “Voglio la testa di Garcia” (1974) e “Killer Elite” (1975) di Sam Peckinpah. O ancora “Strade violente” di Michael Mann (1981), e “Bullitt” di Peter Yates (1968). E naturalmente non dimentichiamo serie televisive come “Starsky e Hutch” e il successivo “Miami Vice”, forse più “leggere”, ma non meno ricche di suggestioni. Letterariamente, Cassidy deve molto al personaggio di Parker, ladro e rapinatore protagonista di tanti noir, scritti, dal 1962 al 2006, da Richard Stark (pseudonimo del noto giallista Donald E. Westlake).

I DICIOTTO NUMERI DELLA MINISERIE SONO LEGATI DA UNA PRECISA CONTINUITÀ O LE AVVENTURE SARANNO AUTOCONCLUSIVE E FACILMENTE SCAMBIABILI DI POSTO?
Cassidy, a differenza di Demian, sarà una miniserie con una continuity molto stretta. Il nostro uomo sa di avere ancora 18 mesi di vita, anche se una parte di lui non riesce a crederci. L’idea era di seguirlo in questi suoi ultimi mesi, così come faranno i lettori, per vedere dove lo condurrà la sua lunga avventura. Lavorare in queste condizioni – continuity serrata, ogni finale è anche l’inizio della storia successiva – non è stato facile, né per me né per i disegnatori, ma i risultati, a oggi, mi sembrano ottimi. Ma ovviamente il giudizio definitivo spetterà ai lettori.
 
FISICAMENTE, A CHI SOMIGLIA, IL NOSTRO EROE?
Più che a un attore o a un modello, Alessandro Poli e io ci siamo rifatti a un’icona: quella del “duro” anni ’70. Cassidy potrebbe essere Steve McQueen, o Clint Eastwood, o anche James Caan. Oggi come oggi, se dovessi scegliere un attore per interpretare il suo ruolo in un ipotetico film, opterei probabilmente per Daniel Craig, l’ultimo 007 cinematografico, o per il Viggo Mortensen di “History of violence”.
 
COME È STATO SCELTO IL NOME DEL PROTAGONISTA?
Cassidy, come anche Demian, ha avuto per parecchio tempo un “working name”, un nome di lavorazione, provvisorio. Il nome definitivo è stato trovato in mezzo a una rosa di alternative possibili. Doveva essere evocativo, e devo dire che suggestioni come quelle dei romanzi di Kerouac e del film “Butch Cassidy”, fra le altre, hanno reso questa scelta praticamente obbligata.