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Frequently Asked Questions

Jan Dix FAQ

Jan Dix FAQ

Risponde Carlo Ambrosini

Tutto quello che c'è da sapere su Jan Dix

COME È NATO JAN DIX, QUANDO HAI AVUTO L'IDEA DI REALIZZARE LE SUE AVVENTURE?
Quando l’ho avuta precisamente, non saprei: l’idea di un fumetto che mi permettesse di parlare sceneggiando, disegnando e drammatizzando le tematiche dell’Arte era un pensiero latente. L’occasione di elaborare Jan Dix nello specifico è venuta dalla chiusura di Napoleone, quando si è trattato di delineare un nuovo personaggio per una collana a fumetti.    
Come nasce? Un po’ come sempre: individuato e circoscritto il tema, come dice bene il nostro Editore, il seguito è dovuto a una serie di chiacchierate fatte convivialmente con i nostri collaboratori. Ho approntato un certo numero di soggetti attorno ai quali fare delle riflessioni collettive, e da lì si è sviluppato l’intero progetto..

NELLE STORIE DI DIX RIESCI A INSERIRE NUMEROSI ARGOMENTI CHE TI SONO CARI, IN PARTICOLARE TEMI LEGATI ALL'ARTE E ALLA PSICOLOGIA. DA DOVE NASCONO QUESTE PASSIONI?
Qui la domanda è più complicata: da dove nascono le nostre passioni e i nostri interessi? Non è facile rispondere. Potrei dire da una naturale inclinazione verso questi temi, che sono anche quelli più specificatamente formativi della mia cultura generale.

QUALI SONO GLI ARTISTI CHE PIÙ TI HANNO COLPITO E ISPIRATO NEL CORSO DELLA TUA CARRIERA, MAGARI INFLUENZANDO IL TUO SEGNO SUGGERENDOTI UN PARTICOLARE PERCORSO CREATIVO?
Ci sarebbe da fare un lungo elenco di nomi in ambiti diversi: filosofia, letteratura, pittura, cinema, fumetto. Non riesco a privilegiarne qualcuno, se non circoscrivendolo a un particolare momento della mia vita e sarebbe davvero un lungo discorso avendo ormai alle mie spalle più di cinque decenni... Parlando di “segno”, inteso come disegno del comics, direi che, inizialmente, ho guardato ai grandi autori (definiti comunemente realisti) degli anni ’50, ‘60 e ’70 del secolo scorso: Alex Raymond, Alex Toth, Jean Giraud, Joe Kubert e altri ancora; i grandi autori delle storie d’avventura, i cosiddetti classici, insomma. Il percorso della conoscenza e dell’apprendimento (salvo qualche repentina folgorazione) è un fatto abbastanza progressivo e permette di avere una visione generale. I classici, in tutte le discipline, sono grandi punti di ancoraggio, anche se, a un certo punto, è necessario salpare l’ancora e liberarsi dei maestri.

QUALI SONO I RIFERIMENTI LETTERARI, FUMETTISTICI, CINEMATOGRAFICI CHE TIENI PRESENTI QUANDO SCRIVI UNA STORIA?

Dipende dalla storia, naturalmente. Pensando a Dix, per esempio, avevo in mente Pollock e la sua grande rivoluzione poetica ed espressiva. Per Napoleone, invece, avevo in testa le grandi suggestioni dell’inconscio collettivo della psicanalisi junghiana. In ogni caso mi preme sempre che il racconto oltre che “avventuroso” sia anche emblematico. I personaggi debbono raccontare ansie, paure ed entusiasmi, viltà ed eroismi significativi di una certa mainiera di stare nel mondo.

QUALE PENSI POSSA ESSERE IL PUBBLICO DI JAN DIX, A CHI VORRESTI RIVOLGERTI?
A tutti quelli che uniscano il piacere del divertimento e del gioco alla motilità intellettuale. Che abbiano cioè il gusto di farsi delle domande e di avere delle curiosità culturali.