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Frequently Asked Questions

Caravan FAQ

Caravan FAQ

Risponde Michele Medda

Tutto quello che c'è da sapere su Caravan

DA DOVE NASCE L'IDEA DI CARAVAN?
Da una canzone di Bruce Springsteen (“Seeds”, pubblicata nell’album “Live 1975 –1985”) di cui, all’epoca, avevo afferrato solo qualche strofa, capendo soltanto che parlava di una famiglia in fuga da chissà che cosa. Ho cominciato a pensare: "E se non fosse una sola famiglia?" Potevano essere tante famiglie in fuga, invece... Un'intera città che si riversava nelle strade per sfuggire a una tremenda minaccia... Quest’idea mi è tornata in mente pochi anni fa, ragionando sulla possibilità di realizzare una serie "corale" anziché con il solito eroe, e ho pensato di espanderla per strutturarla in un racconto diviso in dodici capitoli.     
 
PUR ESSENDO UNA SERIE CON TANTI PERSONAGGI, QUELLO PRINCIPALE, ATTRAVERSO IL CUI DIARIO SEGUIAMO LA VICENDA DELLA CAROVANA, È FORSE DAVIDE DONATI. COME MAI HAI SCELTO UN PERSONAGGIO ITALIANO, PUR AMBIENTANDO LA SERIE NEGLI STATI UNITI?
Mi intrigava, dopo decine di John, Nick e Jill, avere un protagonista italiano. Per ovvi motivi non sarebbe stato possibile ambientare Caravan in Italia, ma nel corso della serie troverete un albo che racconta una storia che si svolge quasi interamente tra Firenze e Milano, negli anni Ottanta. Mi piace l’idea che, anche grazie alle loro origini, Davide e la sua famiglia, pur vivendo in America, possano avere uno sguardo diverso sui fatti eccezionali in cui si trovano coinvolti.
    
CON I  SUOI DICIASSETTE ANNI DAVIDE È, AL MOMENTO, PIÙ GIOVANE PROTAGONISTA “BONELLIANO” IN EDICOLA. COME MAI QUESTA SCELTA? E COME NASCE L'IDEA DI CONCENTRARE SU DI LUI L'ATTENZIONE?
Nasce da una necessità pratica. Non mi sarei posto il problema se Caravan avesse raccontato solo della famiglia Donati: la famiglia stessa sarebbe stata quello che i manuali di sceneggiatura definiscono un “personaggio collettivo”. Ma, in realtà, in Caravan si raccontano le storie di decine di personaggi. Alcune si incrociano e altre procedono parallele. Perciò mi sembrava dispersivo non fornire un punto di vista privilegiato al lettore. Poi c’era un motivo personale: dopo vent’anni passati a raccontare storie di eroi, di uomini maturi, completi, mi piaceva l’idea di cimentarmi a raccontare un personaggio più giovane e più fragile. Per me Caravan, oltre che una grande avventura, è anche una sorta di romanzo di formazione.

L’AMERICA CHE DESCRIVI IN CARAVAN E LA GENTE CHE LA ABITA SONO RACCONTATE ATTRAVERSO NUMEROSI RIFERIMENTI CULTURALI, DAL CINEMA ALLA LETTERATURA ALLA MUSICA. CHE SPESSO RISALTANO NEI DIALOGHI DELLA SERIE. QUALI SONO STATE LE TUE INFLUENZE MAGGIORI NEL PROCESSO DI DEFINIZIONE DI QUESTO LUOGO D'AVVENTURA?
Posto che Nest Point è un luogo fittizio, una cittadina costiera qualunque degli Stati Uniti, direi che l’America che racconto è sostanzialmente filtrata dallo sguardo di un europeo ed è vista non per quello che è, ma per quello che ancora il suo nome riesce a evocare nel nostro immaginario. È l’America dei film di John Ford e Sam Peckinpah, dei romanzi hard boiled, quella raccontata dalla musica rock e quella in cui atterrano gli alieni di Spielberg, quella che ha rappresentato il sogno di libertà di una generazione.

PENSI CHE LA STORIA DI CARAVAN SI INSERISCA IN UNO SPECIFICO FILONE O GENERE NARRATIVO? SCRIVENDO, TI SEI RIVOLTO A UNO SPECIFICO PUBBLICO?

Non credo che Caravan si inserisca in un filone o in un genere preciso, ma questo saranno i lettori a deciderlo. Quello che è certo è che la mia mini-serie non ammicca a serial televisivi come “Jericho” o “Lost” o a qualsiasi altro telefilm "cool" degli ultimi anni. È difficile "spiegare" Caravan senza fare anticipazioni o “spoiler”, come le chiamerebbero i navigatori di Internet. Quindi spero che il lettore avrà la pazienza di scoprire, mese dopo mese, perché è una serie particolare.