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Frequently Asked Questions

Julia FAQ

Julia FAQ

Risponde Giancarlo Berardi

Tutto quello che c'è da sapere su Julia
PERCHÉ UNA DONNA COME PROTAGONISTA DELLA SERIE?
Per un uomo, compenetrarsi nella psicologia di una donna è come scandagliare un mistero affascinante e terribile; entrare in un mondo alieno e imparare a interpretarne il linguaggio. L’arte del racconto è fondamentalmente un atto di mimesi. La mia generazione è stata cresciuta con una forte differenziazione tra i due sessi: il maschio doveva essere maschio nelle sue caratteristiche esteriori come in quelle interiori. E così la femmina.
Un modello culturale che diventava un invito pressante a disfarsi di quella percentuale dell’altro sesso che ogni essere umano si porta dentro. Con gli anni, ho capito che era un impoverimento. Quindi, ho preso a coltivare la mia parte femminile con grande cura. Oggi la identifico con la sensibilità, con la percezione e con la fantasia creativa.

JULIA ASSOMIGLIA MOLTO ALL’ATTRICE AUDREY HEPBURN. PERCHÉ QUESTA SCELTA?

A cinque-sei anni, Audrey Hepburn è stato il mio primo amore cinematografico. E il primo amore non si scorda mai!

QUAL È LA FUNZIONE DEI COMPRIMARI NELLE STORIE DI JULIA?
In questa serie (ma forse in tutte), i comprimari sono fondamentali. Trattandosi di una narrazione realistica, basata sul metodo oggettivo, la protagonista è quanto più possibile la rappresentazione di un essere umano normale. Per intendersi, non ha conoscenze o poteri superomistici, non pratica le arti marziali e non sa usare le armi da fuoco. Le sue doti sono l’intelligenza, la professionalità, la capacità d’immedesimazione, l’intuizione. Il contesto, però, resta quello noir, in cui avvengono delitti particolarmente efferati. Da cui la necessità per Julia di avere rapporti con la polizia (il tenente Alan Webb e il sergente "Big" Ben Irving), e di essere affiancata da un investigatore privato, atletico e capace di menare le mani (Leo Baxter). La nera Emily, invece – come la gattina persiana Toni – fa parte del nucleo familiare, nella doppia veste di collaboratrice domestica e di «tata» coccolona.

È VERO CHE, PER LA PREPARAZIONE DELLA SERIE, LEI HA FREQUENTATO UN CORSO UNIVERSITARIO DI CRIMINOLOGIA?

Sì, ho frequentato l’Istituto di Medicina Legale di Genova, come auditore. È stata un’occasione straordinaria per approfondire le mie cognizioni in materia e per verificare di persona l’approccio didattico di un vero criminologo. In più, ho avuto la possibilità di consultare la sterminata biblioteca dell’istituto, da cui ho tratto indicazioni per formare un mio nutrito scaffale, con testi di psicologia, sociologia, psichiatria, psicanalisi, medicina legale, balistica e criminologia. A questi si sono aggiunti poi i romanzi, i resoconti di cronaca nera, i documentari, i film… un repertorio sterminato in cui continuo a pescare con la voracità del neofita e lo scrupolo del professionista.

QUALI SONO I MODELLI CINEMATOGRAFICI O LETTERARI DI JULIA?

I miei ricordi cinematografici e letterari risalgono in là nel tempo: penso a "M", di Fritz Lang; a "Psycho", di Robert Bloch-Alfred Hitchcock; a "Lo strangolatore di Boston", di Richard Fleischer; a "Non si maltrattano così le signore", di William Goldman. Il romanzo poliziesco, nei suoi vari sottogeneri – tra cui la crime story – ha sempre avuto un ampio spazio nelle mie letture, tanto che da ragazzo dedicai la mia tesi di laurea alla "Sociologia del Romanzo Poliziesco". Sono debitore nei confronti di migliaia di libri e di film; troppi, per citarli tutti.

JULIA AFFIDA LE PROPRIE IMPRESSIONI ALLE PAGINE DI UN DIARIO. SARÀ UNA PRESENZA COSTANTE NELLE SUE STORIE?
Un vero e proprio leit-motiv, direi. Le annotazioni diaristiche di Julia mi permettono di approfondirne i pensieri e le emozioni, superando i limiti rigorosi della narrazione oggettiva. Ma è anche un omaggio alla scuola californiana del romanzo poliziesco – capitanata da Hammett e da Chandler – che privilegiava il racconto in prima persona.

PERCHÉ 126 PAGINE CONTRO LE CONSUETE 94 «BONELLIANE»?
L’aumento del numero delle pagine è una necessità legata al tipo di storie e alla peculiarità della mia scrittura. È molto difficile sviluppare una vicenda a suspense in 94 pagine. Non c’è lo spazio materiale per mettere in scena i personaggi, per farli agire, per approfondire le psicologie. Con un trentaduesimo in più, invece, si può lavorare anche sul ritmo, che è importantissimo. In musica, gli accenti, le pause, le accelerazioni e i conseguenti rallentamenti costituiscono il fascino di un brano. Lo stesso vale per ogni tipo di racconto. La respirazione di chi legge dovrebbe aumentare o diminuire la frequenza in sintonia con la storia.

COSA DISTINGUE JULIA DAGLI ALTRI FUMETTI «GIALLI»?
In Julia c'è una maggiore attenzione alla metodologia e alla tecnologia dei moderni corpi investigativi, oltre che alla psicopatologia criminale. E poi c’è lei, la protagonista, con quel suo miscuglio di fragilità e di decisione, con quegli occhioni a mandorla che penetrano in profondità, e quell’aspetto così sexy…