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Frequently Asked Questions

Mister No FAQ

Mister No FAQ

Risponde Sergio Bonelli

Tutto quello che c'è da sapere su Mister No

È VERO CHE IN MISTER NO LEI HA RIVERSATO MOLTO DI SE STESSO?
In un libro dedicato al personaggio, si proponeva un divertente gioco di parole secondo cui Mister No sarebbe l'abbreviazione di Mister Nolitta (e Guido Nolitta è, appunto, lo pseudonimo con il quale firmo le mie sceneggiature). La verità è che ogni autore riversa parte di se stesso in quello che scrive, ma devo ammettere che ciò è particolarmente vero riguardo a Mister No. Scrivendo Zagor, mi sono divertito a saccheggiare il magazzino della fantasia che avevo riempito leggendo libri e fumetti e vedendo film di ogni tipo; in Mister No, ho messo a frutto la mia esperienza di viaggiatore, che mi ha portato in Amazzonia in anni in cui Manaus e la foresta circostante erano lontani da ogni circuito turistico. Inoltre, Mister No è più vicino di Zagor alla mia personalità, alle mie ambizioni e al nostro tempo. E ho potuto sfruttarlo per dar sfogo ai miei tic che vanno dalla musica jazz ai miti degli anni Cinquanta.
 
A QUANDO RISALE IL SUO PRIMO VIAGGIO IN AMAZZONIA?
Al 1968. Manaus era ancora totalmente isolata dal resto del Paese e il piccolo aeroporto vedeva arrivare da Belém soltanto un paio di voli la settimana. Vivacissimo era invece il traffico fluviale che, con i suoi grandi battelli, permetteva, per inoltrarsi nella giungla, di compiere la prima parte del viaggio lungo il corso del Rio Negro oppure del Rio Solimoes, per poi imboccare, a bordo di una canoa, uno dei loro affluenti e spingersi così nel cuore della grande foresta. Manaus era allora l'unica porta di accesso all'Amazzonia. Una città carica di significati e di miti che mi provenivano dalle tante letture fatte e dai racconti leggendari che circolavano da sempre. Il primo viaggio fu un po' deludente. Ero arrivato con l'intenzione di capire un po' la città per poi inoltrarmi nella giungla, ma rimasi bloccato senza potermi muovere: non riuscii a procurarmi una canoa né a trovare gente che mi accompagnasse. A quel punto, decisi di rassegnarmi alla sonnolenta pigrizia della città, trascorrendo i giorni tra un bar e l'altro, proprio come fa Mister No quando non ha clienti da portare in giro. C'era un locale che si chiamava appunto Hotel Amazonas, come quello che frequenta Mister No: un posto squallidamente affascinante, dove mi è capitato di bere caffè amaro perché la nave con lo zucchero non arrivava da venti giorni. Nonostante tutto, mi rimase la voglia di riprovarci. Tornai, e nei viaggi successivi riuscii anche a inoltrarmi, e di parecchio, nella foresta. A lungo, sono andato in Amazzonia quasi ogni anno. Oggi, a distanza di tanto tempo, quella Manaus non esiste più, piena com'è adesso di cemento, di strade, di gente rumorosa, di turisti affaticati. E comunque, ormai da parecchio, la porta d'ingresso in Amazzonia che preferisco è quella dell'Orinoco e dei suoi affluenti, collocata al confine tra Brasile e Venezuela.
 
DURANTE I SUOI VIAGGI, LE È CAPITATO DI VIVERE AVVENTURE PERICOLOSE O PARTICOLARMENTE EMOZIONANTI, A CONTATTO CON GLI INDIOS O CON GLI ANIMALI FEROCI, COME CAPITA A MISTER NO?
Sono tutt'altro che un modello di esploratore autosufficiente e riesco a malapena ad aprire una scatoletta di tonno. In certi viaggi difficili, alla mia sopravvivenza hanno contribuito compagni meno sprovveduti di me, in grado, per esempio, di riparare un guasto al motore della canoa o di allestire un campo decente. Non sono un uomo particolarmente coraggioso e dunque le situazioni estreme e drammaticissime vissute da Mister No nelle sue avventure sono frutto della mia fantasia, nate molto spesso durante i lunghi e monotoni spostamenti in canoa, con la barca che scivola sull'acqua per ore e ore lasciando la mente libera di vagare. Sono molto affascinato da questi lunghi momenti d'ozio dove si perde il senso dello spazio e del tempo e ci si abbandona a riflessioni di ogni tipo. Tuttavia, i miei diari di viaggio amazzonici sono tutt'altro che noiosi o privi di situazioni emozionanti, fatiche e incidenti ed emozioni, come dimostra il libretto "Ciao Amazzonia", allegato allo Speciale Mister No n. 4: lì ho raccontato le mie esperienze più interessanti, scegliendole fra quelle che hanno ispirato alcune delle mie storie preferite del nostro pilota.
 
NON C'È SOLTANTO L'AMAZZONIA, COMUNQUE, NEGLI ITINERARI DEL VIAGGIATORE SERGIO BONELLI, COSÌ COME ANCHE MISTER NO VIAGGIA FUORI DAL BRASILE. È UN CASO CHE ENTRAMBI ABBIATE PERCORSO IN LUNGO E IN LARGO IL CONTINENTE AFRICANO?
Naturalmente no. Mi reco spesso in Africa, e il più delle volte in compagnia di alcuni amici studiosi di antropologia ed etnologia, che hanno motivazioni professionali e non esclusivamente turistiche per intraprendere queste spedizioni. Ecco perché ho pensato di variare gli scenari delle avventure di Mister No, progettando per lui la lunga trasferta africana che lo ha impegnato per oltre due anni di pubblicazioni, tra il 1989 e il 1991. All'inizio, ero convinto di riuscire a scrivere da solo tutti gli episodi del viaggio di Jerry Drake nel Continente Nero. Poi il tempo si rivelò tiranno, i miei impegni come editore presero il sopravvento e delle sceneggiature si occuparono anche altri (Mignacco, Ongaro, Castelli). Nei panni di Guido Nolitta, comunque, mi riservai le storie nelle regioni che preferisco: quelle ambientate nel deserto, quella nella terra dei Mau-Mau e lo Speciale sugli Zulu. L'avventura fra gli "uomini blu" del Sahara la prediligo in modo particolare, proprio perché amo il deserto. Strano, visto quant'è diverso dall'Amazzonia. Il deserto si presta alla più totale improvvisazione: mentre l'Amazzonia ha dei percorsi obbligati che sono i corsi d'acqua o i sentieri nella giungla, fra le dune il viaggiatore può andare dove vuole. Il Sahara è uno degli ultimi luoghi al mondo dove si possono passare anche quindici giorni senza vedere anima viva. I Tuareg emergono all'improvviso dalla foschia creata dalla sabbia; hanno un fascino che nasce anche dalla regalità dei loro portamenti, e da quella dignità che è riscontrabile anche nelle persone più umili.
 
È VERO CHE MISTER NO LE FU ISPIRATO DALL'INCONTRO CON UN AUTENTICO PILOTA SUD-AMERICANO DALLE CARATTERISTICHE SIMILI A QUELLE DEL SUO PERSONAGGIO?
Fu a Palenque, in Messico, che incontrai, in un aeroporto fatiscente, un giovanotto molto simpatico e perfino bello da vedersi, che indossava un giubbotto di pelle e si faceva chiamare Capitan Vega. Un nome già pronto e scalpitante per essere affibbiato a un eroe a fumetti! Portava un cinturone con la pistola e viaggiava con il suo aereo su e giù per lo Yucatán, tra una hacienda e l'altra, trasportando piccoli maiali, verdura, provviste di ogni genere. E quando vedeva un turista, non faceva altro che alzare lo schienale del sedile dei passeggeri e diceva: "Okay, ti porto dove vuoi!". Mi venne l'idea, allora, di un personaggio a fumetti che si guadagnasse da vivere con un piper. Decisi però di trasferirlo in Amazzonia.
 
PERCHÉ L'AMBIENTAZIONE DI MISTER NO È NEGLI ANNI CINQUANTA?
Perché all'epoca la giungla amazzonica era ancora uno degli ultimi mondi dell'avventura rimasti sul nostro pianeta: selvaggia, in gran parte inesplorata, abitata da popoli che di rado o mai avevano conosciuto la civiltà dei bianchi. È proprio tra gli anni Cinquanta e i Settanta che i fratelli Villas Boas contattano le tribù dello Xingú, ed è sul finire degli anni Cinquanta che gli Yanoama accolgono tra loro i primi missionari. In quegli anni, tutto era ancora possibile: la guerra tribale, la spedizione scomparsa, le rovine nascoste, il tesoro perduto; ci si spostava soltanto a piedi, in canoa o in aereo. Oggi molto è cambiato e, a volte, dove in Mister No è mostrata una foresta vergine, passa la strada Transamazzonica, dove c'era magari un villaggio degli indios sorge uno scalcinato motel. Perché proprio gli anni Cinquanta, però, e non gli anni Trenta, con un'Amazzonia ancora più selvaggia? O addirittura il secolo scorso? Andando troppo indietro nel tempo, non avrei trovato storie migliori, ma più monotonia. Trovo che, nei cicli avventurosi, sia più interessante, e offra più intrecci al narratore, il momento che definirei "di passaggio", in cui si verificano stimolanti conflitti: tra indios e coloni, tra foresta e civiltà, tra passato e presente. Nel western, la maggior parte delle storie è ambientata verso la fine della Conquista dell'Ovest, periodo che offre la maggiore varietà di intrecci possibili: guerre indiane, fuorilegge, allevatori contro contadini, ferrovie, eccetera. Prima c'è molto meno, dopo non c'è più nulla. Per me, gli anni Cinquanta, in Amazzonia, corrispondono a quel magico momento del West. Inoltre, con questa scelta cronologica ho potuto inserire nelle mie storie il jazz, il cinema e le donne dei favolosi Fifties.
 
GIÀ... LE DONNE! CON MISTER NO FANNO IRRUZIONE NEI SUOI RACCONTI I PERSONAGGI FEMMINILI CHE AVEVANO LATITATO SULLE PAGINE DI ZAGOR E DI TEX.
Al pari di mio padre, Gian Luigi Bonelli (creatore di Tex), ho sempre ritenuto un po' ingombrante il ruolo delle compagne dei più tradizionali protagonisti dei fumetti d'avventura, dalla Dale di Gordon alla Narda di Mandrake, dalla Lois di Superman alla Diana dell'Uomo Mascherato. Piuttosto che essere sempre alle prese con l'eterna fidanzata da salvare, su Zagor, serie di avventura classica, ho preferito rinunciare alla sua presenza. Nelle storie di Mister No, invece, personaggio dal taglio più moderno, mi è sembrato inevitabile che la donna avesse un suo posto. Tutte le belle ragazze incontrate occasionalmente da Jerry Drake non gli si legano e non lo vincolano nei suoi spostamenti e nelle sue avventure. Per non scivolare nei soliti stereotipi, inoltre, mi sono sforzato di raccontare le compagne del nostro eroe con luci e ombre. Insomma, grazie a Mister No, mi sono potuto permettere di rappresentare alcuni lati dell'universo femminile poco visti nel fumetto seriale.