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Frequently Asked Questions

Zagor FAQ

Zagor FAQ

Risponde Sergio Bonelli

Tutto quello che c'è da sapere su Zagor

IL NOME INDIANO DI ZAGOR, "ZA-GOR-TE-NAY", SIGNIFICA DAVVERO "LO SPIRITO CON LA SCURE" NELLA LINGUA DEGLI ALGONKINI?
No, è stata una mia invenzione. Ho detto che "Za-Gor-Te-Nay" significava "lo Spirito con la Scure" sapendo benissimo che, in realtà, non voleva dire proprio niente! Se dovessi inventarlo adesso, un nome, avrei degli scrupoli e cercherei di essere più serio costruendolo magari con parole che esistono veramente nel vocabolario dei Navajos o di altre tribù indiane. Ma all'epoca, parliamo del 1961, non ero così accanito e maniaco come sono ora e inventai tutto di sana pianta. Del resto, i fumetti di allora erano più ingenui e fantasiosi e soprattutto meno documentati di oggi, e ai lettori andavano benissimo così. Perché mi è venuto in mente proprio questo nome? Ricordo che lo cercai a lungo. Stavo percorrendo in automobile l'Autostrada del Sole e, pur avendo già messo a fuoco le caratteristiche del personaggio, non sapevo ancora come chiamarlo. Quando sono arrivato a Milano avevo messo insieme un nome che mi piaceva molto: Aiax. Poi mi resi conto che c'era già un detersivo che si chiamava così! Tornai a rimunginare e mi ci volle un bel po' prima di arrivare a "Zagor": pensai che ci voleva una "zeta" in quanto sarebbe sembrata un bel fulmine sulla copertina. Quanto a "Aiax", forse ne è rimasto traccia nel caratteristico grido dello Spirito con la Scure, "Aayaaak".
 
UNA DELLE PIÙ INTERESSANTI INVENZIONI RIGUARDO ALL'UNIVERSO ZAGORIANO È LA FORESTA DI DARKWOOD: UN LUOGO FANTASTICO IN CUI TUTTO PUÒ ACCADERE, MOLTO DIVERSO DAGLI ALTRI SCENARI DEL WESTERN PIÙ CLASSICO E TRADIZIONALE. DA QUALI ESIGENZE È NATO LO SPUNTO PER QUESTA AMBIENTAZIONE?
Darkwood è stata una felice intuizione: dal momento che volevo realizzare storie fantasiose non legate a precisi schemi storici e geografici come in Tex, mi sembrò giusto inventare un mondo fantastico e irreale, un po' come succedeva con Flash Gordon negli anni Trenta e un po' come accade ancora oggi per Conan. Trovo che sia molto importante per uno sceneggiatore avere un mondo immaginario nel quale sbizzarrirsi, senza dover ogni volta spiegare come mai gli scenari cambino così velocemente, avendoli tutti a disposizione. Desideravo che Zagor avesse, come Robin Hood e come Tarzan, un suo regno, una foresta misteriosa. Così ho pensato a Darkwood, una regione immensa, ricca di "ambienti" avventurosi (soprattutto la foresta, ma anche la palude, le montagne, le praterie, le città di frontiera). Darkwood è situata nel mondo della fantasia e non in quello della realtà. Ho cucito addosso al mio personaggio fantastico un ambiente altrettanto fantastico. Gli esploratori del mondo dell'avventura avrebbero, del resto, non pochi problemi nel tracciare mappe precise riguardo a molti altri scenari su cui si muovono gli eroi a fumetti. Prendiamo, per esempio, l'Uomo Mascherato. La Caverna del Teschio, dove abitualmente risiede, si trova nella foresta dei pigmei Bandar, nel Bengala. Secondo gli atlanti geografici, il Bengala è in India. Ma oltre a tigri e raja, l'Uomo Mascherato incontra leoni, tribù negre e beduini. Allora: India o Africa? È chiaro che il Bengala dell'Uomo Mascherato si può trovare solo sull'Atlante della Fantasia. Per un altro magico fumetto degli anni Trenta, Flash Gordon, Alex Raymond inventò addirittura un pianeta, Mongo. Per il suo coraggioso eroe, Raymond mise su Mongo il regno delle foreste, regni volanti, regni di ghiaccio e regni sottomarini: tutto un campionario di paesaggi avventurosi. Insomma: perché limitarsi a creare un personaggio, quando si può creare un universo? Finché si rispettano le regole della logica, del buon gusto e della tensione narrativa, l'esattezza geografica può diventare "elastica" secondo la discrezione dell'autore e la necessità del racconto. In questo nostro pianeta sovrappopolato, dove ormai non c'è più niente da esplorare, la porta della fantasia è sempre aperta sul meraviglioso e sull'ignoto

TUTTAVIA, NON TUTTO A DARKWOOD È FRUTTO DI FANTASIA. LA FORESTA HA UNA COLLOCAZIONE GEOGRAFICA ABBASTANZA PRECISA, E NEL CORSO DEL TEMPO SI SONO ANDATI MEGLIO DELINEANDO I SUOI CONFINI E SMUSSANDO LE CARATTERISTICHE ECCESSIVAMENTE FANTASTICHE DELL'AMBIENTE. DOV'È DUNQUE DARKWOOD, E CHE COSA C'È DI VERO NELLA TOPOGRAFIA DELLA REGIONE COSÌ COME RISULTA DALLA SAGA ZAGORIANA?
Darkwood è una regione immaginaria, ma molti riferimenti sono reali. In primo luogo, le tribù indiane, ma anche parecchi nomi geografici di monti, fiumi, vallate. Ho cercato, insomma, di tenermi nel mezzo tra verità e fantasia, esplorando l'infinito regno del "possibile" e del "plausibile". Per esempio, Forte Henry (uno degli avamposti militari in cui Zagor si imbatte più di frequente) esisteva davvero. Sorgeva sul fiume Wheeling e oggi al suo posto c'è una città che si chiama appunto Wheeling. Dov'è Darkwood, dunque? Grosso modo, nel Nord-Est degli Stati Uniti. Ci troviamo nella regione subito a sud dei Grandi Laghi, tra Ohio e Pennsylvania. Da qui una prima incongruenza: la foresta di Darkwood è di tipo tropicale, addirittura con le liane, mentre la sua collocazione farebbe pensare a una vegetazione nordica (come a boschi di conifere). La fantasia, però, ha una sua "diversa" geografia che non è al servizio delle leggi climatiche, ma soltanto a quelle, molto più ampie, dell'avventura. Cambiando i tempi, modificandosi i gusti dei lettori e le tecniche stesse di narrazione, e infine alternandosi anche gli sceneggiatori che si fanno sempre più scrupoli di documentazione, oggi le liane si vedono molto meno e i nomi delle località e le loro caratteristiche sono sempre più verosimili, senza comunque rinunciare mai all'impostazione originaria. Io stesso oggi sarei più inibito se dovessi scrivere un personaggio nuovo mi troverei a dover consultare intere librerie. Quando Zagor fu creato, però, andava benissimo che nella palude di Darkwood ci fossero gli alligatori e il prodotto risultò fresco, fantasioso e per questo vincente.
 
POSSIAMO PARLARE DI ZAGOR COME UN FUMETTO WESTERN?
In realtà, dato che ci troviamo nel Nord-Est, questo rende la saga zagoriana non un "western" ma, se vogliamo, un "eastern"! Parliamo di vecchia Frontiera, quella degli scenari da "Ultimo dei Mohicani", piuttosto che della Frontiera del Sud-Ovest filmata da John Ford in "Ombre Rosse" o ne "Il massacro di Fort Apache". Era una mia precisa intenzione differenziare la serie rispetto agli schemi di Tex e dei tanti altri personaggi western che all'epoca andavano per la maggiore. Così, le tribù indiane con cui Zagor si trova ad avere a che fare sono quelle della regione nord orientale degli States e non quelle della parte sud-occidentale: dunque, algonkini e irochesi piuttosto che Apaches e Navajos. Questo colloca Zagor anche in un'epoca precedente agli anni in cui, di solito, sono ambientati i western più tradizionali. Anche l'idea di inserire in Zagor, in maniera costante e sistematica e non occasionale, spunti ed elementi provenienti dal genere fantastico e da quello horror nasce dalla voglia di differenziare il personaggio: tutti i temi tradizionali dell'epopea western erano già stati ampiamente sfruttati. Così, lo Spirito con la Scure va oltre i limiti di un genere preciso, viene contaminato da suggestioni della più diversa provenienza, e, se proprio vogliamo trovare una definizione, preferisco parlare più genericamente di fumetto "d'avventura".
 
QUAL È LA COLLOCAZIONE TEMPORALE DI ZAGOR, E QUALI I MOTIVI DI QUESTA SCELTA?
Lo Spirito con la Scure agisce nella prima metà del secolo Diciannovesimo (pur tra anacronismi e licenze poetiche), mentre Tex e molti altri eroi del western vivono le loro avventure nella seconda metà, e questo è un altro importante motivo di differenziazione. All'epoca della creazione di Zagor, trionfavano ancora le tematiche del Vecchio West, che sentivo ormai strette per un personaggio che volevo invece risultasse il più fantasioso possibile. Ecco perché preferii anticipare la collocazione delle storie in un'epoca non ben definita, rispetto a quella così cronologicamente determinata del genere western. Un'epoca in cui si avvertisse maggiormente, attraverso l'esperienza di Zagor, l'offesa brutale dell'avanzare della civiltà dei nuovi conquistatori e colonizzatori contro il mondo incontaminato dei pellerossa. Questa scelta mi permetteva di mostrare le tribù in un periodo lontano dalla corruzione e dallo sterminio portato dall'uomo bianco, quando gli indiani potevano ancora considerarsi padroni della loro terra e dei loro destini. In ogni caso, sia io che gli altri, sceneggiatori abbiamo costruito anche avventure basate su avvenimenti storici, come per esempio le guerre contro i Seminoles.

RIGUARDO LA "CONTAMINAZIONE" DI ZAGOR DA PARTE DEI GENERI PIÙ DISPARATI, SI NOTA UNA PARTICOLARE PREDILEZIONE PER LE SUGGESTIONI DERIVANTI DAL CINEMA HORROR PIÙ CLASSICO E TRADIZIONALE. DA CHE COSA DERIVA QUESTA PREFERENZA?
Deriva, naturalmente, dalla mia autentica passione per il cinema. Non tanto, o non solo, quello con la "C" maiuscola: ma anche, e forse soprattutto, quello dei vecchi B-movies, dei film cosiddetti "di paura", d'orrore, di mistero, di soprannaturale. Il mio amore per il soprannaturale è di vecchia data. Risale a quando ero bambino, a quando andavo al cinema per vedere i film di Frankenstein, dell'Uomo Lupo e di tutti i personaggi che hanno popolato l'universo di celluloide orrorifica degli Anni Quaranta e Cinquanta. Ricordo che l'immagine di Boris Karloff sconvolta dal trucco mi terrorizzò per molte e molte notti, così come l'ombra del mantello di Bela Lugosi mi sembrava dovesse apparire, all'improvviso, sulla parete della mia stanza. A parte la paura, mi divertivo tantissimo perché, e non sono il solo a dirlo, spavento e divertimento vanno, al cinema o sulla pagina stampata, a braccetto e formano un connubio indissolubile. E con il divertimento nacque, in seguito, anche un interesse professionale: quando con il nome-de-plume di Guido Nolitta, cominciai a scrivere sceneggiature, i miei miti cinematografici erano tutti lì, a disposizione, nell'immaginario scaffale della memoria. Non dovevo far altro che creare un'occasione, un contesto perché prendessero vita anche sulle pagine di un fumetto e Zagor è stata l'occasione prima per poter dare sfogo a questa mia inclinazione.
     
ZAGOR BALZA COSTANTEMENTE DA UN'AVVENTURA ALL'ALTRA, MA NON SI PUÒ CERTO DIRE CHE GODA DI UNA VITA SENTIMENTALE ALTRETTANTO INTENSA E RARAMENTE SI TROVA COINVOLTO IN SITUAZIONI GALANTI CON IL GENTIL SESSO, ANCHE SE HA AVUTO ANCHE LUI LE SUE STORIE D'AMORE. QUALI SONO I MOTIVI DI QUESTA SCELTA?
Sono motivi principalmente generazionali, non solo miei (di autore) ma anche dei lettori. Innanzitutto, quando Zagor fu creato, pensavo a un pubblico più giovane di quello di Tex, e dunque non ritenevo che fosse interessato al fatto che il protagonista desse un bacio a una ragazza e perdesse tre pagine solo per quello. Non c'erano remore "morali" che mi facessero pensare che non andasse bene: più semplicemente ritenevo (d'accordo con mio padre e con quasi tutti gli sceneggiatori dell'epoca) che il lettore di allora, che comprava fumetti per leggersi delle belle avventure, potesse essere addirittura infastidito dalla parentesi romantica. Oggi le cose sono cambiate. Il pubblico si aspetta che un personaggio realistico come Nick Raider o come Dylan Dog abbia una sua vita sentimentale e che, così come vengono mostrati tanti altri aspetti della sua personalità, per completezza vengano mostrati anche quelli relativi al suo rapporto con le donne. Zagor resta ancora legato all'impostazione originaria, però nel tempo ha avuto sempre più a che fare con personaggi femminili. Io stesso, per primo, ho provveduto a far vivere allo Spirito con la Scure una love-story con la bella Frida, e quando i due si scambiarono il primo bacio, i lettori furono tutti d'accordo.