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Intervista Le Storie

Z come... zombie!

Z come... zombie!

Abbiamo incontrato Giovanni Gualdoni, sceneggiatore di "Il fattore Z", l'avventura ad alta tensione e ad altissima concentrazione di morti viventi che la collana Le Storie propone in edicola dal 12 dicembre.


Fattore Z
(cliccate sull'immagine per ingrandirla).

Giovanni Gualdoni è un narratore insaziabile! La sua fame di raccontastorie lo ha portato a spaziare tra i generi più disparati: dagli esordi con il fumetto avventuroso per ragazzi ("Wonder City" su tutti) alle pagine di Dylan Dog (personaggio di cui ha curato e coordinato le uscite per diversi anni), fino a quelle di Nathan Never e Agenzia Alfa su cui ha lavorato nel corso dell'ultimo anno.

Tra le pubblicazioni bonelliane, da non dimenticare quelle inserite nella collana Le Storie ("Il moschettiere di ferro" e "L'ultima trincea"), una serie di cui fa parte anche "Il fattore Z", in arrivo il 12 dicembre.

Abbiamo colto l'occasione per scambiare quattro chiacchiere con lo sceneggiatore di Busto Arsizio, cercando di farlo parlare del suo ultimo lavoro, nonché dei segreti del "fenomeno zombie".

► Raccontaci la genesi di "Il fattore Z"...

Lo spunto iniziale era quello di una miniserie a fumetti a tema zombie che avevo proposto qualche anno fa, prima ancora che esplodesse anche in Italia il fenomeno di "The Walking Dead". I tempi, evidentemente, non erano ancora maturi e la direzione mi propose di ridimensionare il progetto, trasformandolo in un albo autoconclusivo dell'allora nascente collana Le Storie. La scelta del disegnatore adatto a visualizzare le atmosfere del mio racconto è caduta su Marco Bianchini, anche lui appassionato di zombi, oltre che veterano della nostra Casa editrice (è nel nostro team sin dai primi anni '80 e ha realizzato, tra le altre cose, numerose avventure di Mister No): Marco ha preso davvero a cuore il progetto, imbarcandosi in un lavoro che lo ha impegnato per quasi quattro anni! Sicuramente ne è valsa la pena!

► Quali sono gli elementi tipici del genere sui quali hai basato il tuo racconto?

Sono un grande estimatore di George A. Romero e condivido la sua teoria riguardo al genere: i morti viventi devono essere principalmente un pretesto per raccontare un'altra storia. Quindi, al centro di "Il fattore Z" c'è il racconto di una madre alla disperata ricerca di un figlio, in una Manhattan invasa da "teste marce". In parallelo, dunque, assistiamo al disperato viaggio della nostra eroina attraverso le strade e i palazzi una tentacolare metropoli in cui si è scatenata l'apocalisse e, al contempo, alla lotta per la sopravvivenza del ragazzino.


Lenti, stupidi e... inesorabili! (cliccate sull'immagine per visualizzare la tavola intera).

Tra gli elementi tipici della figura dello zombie mi sono attenuto alla mitologia romeriana classica, con zombi lenti e non particolarmente intelligenti, il cui sovrannumero li trasforma in una forza inarrestabile, in grado di annientare intere nazioni.

► Quali sono le opere che ti hanno fornito gli spunti principali sui quali costruire l'avventura?

Al pari degli zombi, sono un insaziabile divoratore, ma non di carne umana, quanto di tutto ciò che riguarda l'universo dei non-morti: dai libri di Max Brooks (in primis "World War Z" – Cooper Editore, vera e propria bibbia moderna del genere) fino alla meravigliosa trilogia di Manuel Laureiro che comincia con "Apocalisse Z" (da noi edita da Nord), passando per la straordinaria collana Odissea Zombie di Delos Books, le cui punte di diamante sono i titoli scritti da Jonathan Maberry ("Rot & Ruin"). Passando ai film, scontato ma mai abbastanza citato il meraviglioso "Shawn of the dead" di Edgar Wright (da noi conosciuto come "L'alba dei morti dementi") e il suo contraltare ispano-cubano, "Juan of the dead", di Alejandro Brugués, ma anche l'altrettanto bello, per quanto più crudo e violento "La horde" (dei francesi Yannick Dahan e Benjamin Rocher). Ma il vero apice è forse quello raggiunto da alcune recenti produzioni tv, in particolare le inglesi "Dead set" e "The flesh", lucide e disperate riflessioni, rispettivamente, sul marcio mondo della televisione e sull'amore che travalica i confini tra la vita e la morte.

► A cosa pensi sia dovuta questa recente fioritura, attraverso ogni media, di narrativa a tema zombie?


Un'illusa Helen dovrà presto ricredersi.
(cliccate sull'immagine per visualizzare la tavola).

Credo che la crisi mondiale, che identifichiamo superficialmente come semplicemente economica, sia in realtà una crisi di valori, sogni e prospettive. Siamo, insomma, dei morti dentro che camminano in un mondo consumista che sembra sempre più distante da noi e dai nostri bisogni reali. Le storie di zombi, soprattutto quelle post apocalittiche, paiono quasi uno sguardo realistico su questa realtà e su un futuro che, molto amaramente, potrebbe non essere poi così impossibile... Riportando lo spettatore o il lettore a una dimensione di bisogni concreti, lo calano in un contesto nel quale, spogliato da tutte le sovrastrutture morali e sociali, l'unico scopo realmente importante diviene quello di sopravvivere... a ogni costo!

► La tua fame di autore di storie "zombesche" non si palesa solo nel mondo del fumetto: raccontaci dei tuoi progetti di narrativa.

Da qualche tempo, dopo un'esperienza nell'ambito della narrativa per ragazzi con "Rumbler - Il mistero del Qwid" (pubblicato da DeAgostini e realizzato a quattro mani con Chiara Caccivio, nome noto agli aficionados dylaniati), sono ritornato alla letteratura di genere. Al momento, oltre a un romanzo di fantascienza distopica ("L'uomo che scoprì la morte"), sono al lavoro – insieme allo scrittore Giorgio Albertini – su di un libro storico a tematica zombie, che vedrà la luce nel 2015.

► Tornando a "Il fattore Z", hai previsto anche un seguito di questo racconto?

Io e Marco Bianchini ci siamo affezionati al personaggio di Helen, e abbiamo voluto lasciare uno spiraglio finale per un eventuale seguito: chi non-morirà vedrà!

a cura di Luca Del Savio


La nostra protagonista dovrà presto imparare a difendersi dalle "Teste marce".
(cliccate sull'immagine per visualizzare la tavola intera)