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L'alchimia di un racconto

L'alchimia di un racconto

In attesa dell'approdo in edicola dell'Almanacco dell'Avventura 2014, vi proponiamo un lungo excursus, firmato da Moreno Burattini, dedicato alla figura di Canzio nelle sue vesti di sceneggiatore.

Il 21 settembre, giunge in edicola l'Almanacco dell'Avventura 2014, dedicato ai compianti Decio Canzio e Sergio Toppi, due figure di enorme importanza per la storia del fumetto italiano e internazionale. Le 240 pagine del corposo volumetto – interamente a colori – ripropongono non soltanto tre storie originariamente apparse nella collana "Un uomo un'avventura", ma anche un ricco apparato redazionale.
Tra i saggi e gli approfondimenti ospitati sull'Almanacco, troverete un pezzo firmato da Moreno Burattini, dedicato alla carriera di Canzio nelle vesti di sceneggiatore. Per questioni di spazio, l'articolo ha dovuto subire un sostanzioso ridimensionamento. Ve lo proponiamo in anteprima sul nostro sito, nella sua versione integrale.

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LA FORMULA DEL CHIMICO
di Moreno Burattini

Vuole la leggenda che Decio Canzio abbia, in gioventù, lavorato come chimico: in uno zuccherificio, per la precisione. Benché questa attività non sia durata a lungo, visto che molto presto egli preferì dedicarsi alla sua vera passione, quella per l’editoria, la chimica deve comunque avergli lasciato qualcosa sulle dita. Per esempio, la pignoleria da dosatore di molecole con cui cercava refusi e curava i testi nella sua veste di Direttore Generale di Casa Bonelli. Ma anche il talento nel creare formule nuove e funzionali da proporre in edicola, o il dono da alchimista che dimostrò ricevendo in eredità la gestione dei testi de Il Piccolo Ranger. Accadde nel 1973, quando il creatore del personaggio, lo sceneggiatore Andrea Lavezzolo (un celebre autore con all’attivo altri characters di grande successo quali Gim Toro e Kinowa) si ritirò a godersi il meritato riposo dopo oltre trent’anni di attività nel mondo dei fumetti. Da qualche mese, Canzio già lavorava nella redazione bonelliana – svolgendo contemporaneamente i ruoli di correttore di bozze e direttore amministrativo, PR e impaginatore, direttore editoriale e addetto stampa – quando si offrì volontario per prendere in consegna la scrittura delle avventure del giovane Kit Teller.

Il Piccolo Ranger, ideato graficamente da Francesco Gamba, è un personaggio nato nel 1958 e apparso in edicola nel formato “a striscia” per poi passare a quello “gigante” tipico di Tex. Intorno al suo giovane eroe, Lavezzolo immagina un mondo di personaggi e di caratteristi: innanzi tutto, i Rangers del Forte, ciascuno con la propria spiccata personalità, poi la fidanzatina Claretta, quindi la divertente parodia di Calamity Jane impersonata da Annie Quattropistole, ripetutamente vedova e sempre alla ricerca di un nuovo marito. Infine, un simpatico vagabondo chiamato Frankie Bellevan che, avendo perso al gioco tutti i suoi averi, si arruola e diviene la spalla fissa del protagonista. All’inizio, Kit ci viene presentato come un ragazzino, sia pur eccezionalmente abile; in seguito, però, viene fatto crescere un po’ alla volta, caso davvero insolito nel mondo dei fumetti, in cui i personaggi non invecchiano mai. Prendendo in mano le redini della collana, a partire dall’albo n. 111 della serie gigante (febbraio 1973), Decio Canzio cercò di non snaturarne i contenuti, ma propose alcuni cambiamenti. Nel giro di un anno, fu chiaro che il nuovo sceneggiatore era intenzionato a rinnovare il personaggio, rendendolo un eroe più adulto e portandolo ad affrontare pericoli sempre più gravi e inquietanti, nel tentativo anche di rivolgersi a un pubblico meno infantile del target su cui si era fatto affidamento in precedenza.

Nella sua prima prova come sceneggiatore, Canzio propone un racconto intitolato “L’artiglio del mostro”. Qui, Kit e Frankie Bellevan indagano su misteriose uccisioni che terrorizzano gli indiani della riserva Comanche, opera di un individuo con il volto coperto da un elmo e il corpo ammantato da una cappa: un killer letale che colpisce con armi dalla foggia insolita, come un guanto dagli artigli metallici. Notiamo subito l’inserimento di elementi estranei agli stereotipi del classico Far West e il richiamo alla letteratura poliziesca, con un detective che svela il nome di un insospettabile assassino.
Del resto, Decio Canzio aveva una autentica passione per i gialli, in particolare per autori quali Ellery Queen o John Dickson Carr, maestri del genere “whodunit”, cioè quello dei romanzi in cui, mettendo insieme gli indizi, si risponde in modo sorprendente alla domanda “Chi è stato?”. Questo tipo di ispirazione è evidente anche nella sua seconda avventura, "Un ranger a New York". Rosa Morning, la vivandiera del Forte, decide di mandare sua figlia Claretta in un collegio della Grande Mela e affida ad Annie Quattropistole l’incarico di accompagnare la ragazza. Ma nella metropoli cominciano ad accadere fatti inquietanti. Giunto a indagare, Kit Teller scopre il responsabile, un appassionato di enigmistica che si è divertito a disseminare indizi. Un thriller metropolitano, dunque, in cui Kit sfoggia doti di brillante detective. Nel maggio 1974, esce l’episodio "Le mille e una trappola", dove Lord Carnaby, eccentrico aristocratico scozzese, invita il Piccolo Ranger nel suo castello costruito nel Nevada sull’esempio dei manieri della sua terra. Lì, però, hanno luogo strani accadimenti, tali da far pensare a un giallo alla Agatha Christie. Per concludere con gli esempi (che potrebbero continuare a lungo), basterà citare la storie "La perla dell’Oklahoma" (febbraio 1976), in cui una femme fatale, Patricia Berry, cerca perfino di sedurre Kit per sviare i sospetti sulla sua colpevolezza durante le indagini del ranger.

 

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