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Tex

Il patto di sangue!

Il patto di sangue!

Arriva in edicola e in libreria la seconda delle uscite di Tex Story, quattro volumi editi da Mondadori che ripercorrono il passato del Ranger bonelliano!

Arriva in edicola e in libreria (rispettivamente il 9 e il 14 maggio) il secondo volume di Tex Story, edito da Mondadori. Questa seconda delle quattro uscite, intitolata "Il patto di sangue", esplora e racconta alcuni capitoli fondamentali della storia del Ranger, concentrandosi in particolare sulla moglie indiana di Tex, Lilyth, attraverso le avventure "Il totem misterioso", "La Mano Rossa", "Il patto di sangue" e "Sul sentiero dei ricordi". Qui di seguito, vi proponiamo l'introduzione del tomo, firmata da Franco Busatta, curatore della collana.

Un killer di nome Willer.

È in un grande appartamento di cadente, antica nobiltà, situato in Via Saffi, a Milano, che nasce Tex, nel settembre del 1948. La madre di Sergio Bonelli, Tea Bertasi ha fondato nell’immediato Dopoguerra la Casa editrice Audace utilizzando il salotto buono come redazione e ristampando i fumetti scritti in passato dall’ex marito, Gianluigi Bonelli. L’intraprendente signora decide, però, di misurarsi anche con un paio di proposte inedite, Occhio Cupo e Tex anch’esse dovute alla prolifica penna di Bonelli e illustrate da Aurelio Galleppini, un disegnatore che, dalla Sardegna, si è appena trasferito a vivere in una stanza accanto alla camera da letto di Sergio. La notte, il ragazzo si addormenta al bagliore di una luce ancora accesa: Galep fa le ore piccole dedicandosi a Tex, dopo aver lavorato per tutto il giorno a Occhio Cupo. Mentre quest’ultimo è un curatissimo “cappa e spada” settecentesco che si avvale di impegnative tavole di grande formato, l’altro è un “westernaccio” realizzato in velocità e proposto nella dimessa veste a striscia inaugurata qualche mese prima da “Il Piccolo Sceriffo”. Ancora una volta, Davide ha la meglio su Golia: a spuntarla tra i due è Tex. Occhio Cupo non dura che qualche mese, mentre Tex intraprende un percorso sempre più brillante. Nonostante in apparenza il character non si differenzi particolarmente dai molti altri ideati da Bonelli in quegli anni – come El Kid e Yuma Kid, Rio Kid e Lobo Kid, Hondo e I Tre Bill – il “Nostro” possiede una marcia in più, che gli permetterà, col tempo, di diventare la più longeva testata del nostro Comicdom, uno straordinario successo editoriale e un autentico fenomeno di costume.

A rileggerle oggi, le vicende d’esordio, riproposte in questo volume, emanano ancora una grande suggestione, conservando intatto tutto l’appeal di una forma di racconto e di un character che vanno trovando, pagina dopo pagina, la loro struttura definitiva, quella che servirà poi da modello di base per tutti gli eroi bonelliani a venire. Il disegno di Galep è già molto accattivante e maturo e la scrittura di Bonelli padre galoppa a pieno ritmo. Più che sui brillanti e inconfondibili dialoghi dei decenni successivi, queste prime vicende sono imbastite su un frenetico alternarsi di situazioni al servizio di svelte figurine bidimensionali calate in un vortice di pura dinamicità. Siamo alle prese con brevi trame, tracciate in modo fin troppo sommario, spesso collegate tra loro senza soluzione di continuità. E, nei colonnini delle didascalie, Galep si sbizzarrisce a piazzare ogni tanto degli incongrui e buffi disegnini caricaturali che fanno riferimento all’ordinaria quotidianità.

Se inizialmente Tex è un fuorilegge in fuga - ma nelle pagine che seguono il termine è stato sostituito con “giustiziere”, sulla base di uno dei tanti ripensamenti effettuati nel corso delle innumerevoli ristampe – non tarda ad arrivare la chiamata della Legge.
L’ingresso nel corpo dei Rangers non cambia però del tutto lo status del personaggio: per alcuni anni il ruolo del bandito si alternerà a quello dell’uomo di legge. Anche l’incontro con Kit Carson – qui non ancora in versione canuta - non porta immediatamente all’inossidabile sodalizio degli anni futuri. Sta di fatto che all’inizio l’irrequieto protagonista della nuova pubblicazione a striscia è una sorta di “ribelle senza causa”, quasi una figura di segno negativo, tanto è vero che di cognome avrebbe dovuto fare Killer. Ma in anni in cui quei “giornalini” sono visti come fumo negli occhi dall’establishment culturale, questa scelta viene subito considerata controproducente e qualcuno, forse Tea Bertasi (Sergio Bonelli non lo conferma, però, nel libro intervista “Come Tex non c’è nessuno”) decide di cambiarlo in Willer. Comunque sia, il character è davvero un bad boy e la pubblicazione mantiene un tono più “duro”, sporco, adulto rispetto ai concorrenti in edicola. Basti pensare che nella prima edizione ci sono espressioni addirittura scatologiche, poi censurate in seguito: “Non vi accorgete che basta il vostro fiato per concimare anche il deserto del Colorado… Filate, sterco di cavallo!” Per non dire poi di quella famigerata vignetta in cui Tex spara a un nemico alle spalle, cosa quantomeno politicamente scorretta e davvero inimmaginabile negli anni della maturità.

Inoltre - chi l’avrebbe mai detto? - queste tavole sono piene zeppe di donnine prorompenti, provocanti e piuttosto discinte. Basti vedere l’episodio n. 1, “Il Totem misterioso”: dopo l’apparizione del fedelissimo Dinamite, il primo personaggio a irrompere in scena, in una delle selvagge gole del Rainbow Canyon, è la deliziosa Tesah, una delle molte pin-up sexy che incrociano la pista di un Tex in cerca di un’identità precisa. Si tratta di una schiera di “pupe” bisognose di protezione, le cui gonne e scollature si allungavano e si accorciavano col mutare del “comune senso del pudore”. Dopo le censure dei primi tempi, che vedevano cosce e decolté sparire come per magia, nell’ultima ristampa di Tex (quella del 1996, che vi riproponiamo in questa sede) sono state ripristinate le versioni originali e le gambe tornite delle belle destinate a incrociare la pista di Tex sono tornate a far capolino. Fra tutte queste fanciulle in fiore, fragili ma “toste”, spicca, la figura di Lilyth, figlia del capo Navajo Freccia Rossa che sposa Tex per salvarlo dal palo della tortura. La storia nella quale accade il “fattaccio” si intitola “Il patto di sangue” (del 1950), ed è la più significativa dei primi tempi, una di quelle dopo la quale solitamente si dice “ niente sarà mai più come prima”! Con il matrimonio, infatti, Tex diventa un membro della tribù, introducendo quella tematica “dalla parte degli indiani” che terrà banco nei decenni futuri in molte delle storie più amate della collana, e che diventerà mainstream anche nella produzione cinematografica – a cavallo tra gli anni Sessanta e i Settanta – con titoli come “Corvo Rosso non avrai il mio scalpo” e “Soldato blu”. Lilyth si connota immediatamente per la rettitudine morale, oltre che per l’avvenenza. Decide di sposare Tex per salvarlo dalla morte, ma soltanto dopo averlo identificato come “l’amico di Tesah, la figlia di Orso Grigio”, come se la fama dell’aitante giovanotto si fosse già intrufolata da tempo nelle fantasie sentimentali della ragazza. Sta di fatto che il Nostro acquisisce il nome indiano di Aquila della Notte in virtù del tenebroso mascheramento adottato per fronteggiare meglio la banda di Jerry Stone. Lo stratagemma si riaggancia ai molti frangenti delle avventure precedenti dove avevamo visto Tex calcare le scene con un fazzoletto nero a celargli il viso, non tanto per una reale necessità narrativa, quanto piuttosto in omaggio alla fascinazione di G. L. Bonelli per gli eroi mascherati dell’epoca, in primis Phantom, ribattezzato in Italia l’Uomo Mascherato.
Purtroppo, la povera Lilyth non dura che lo spazio di un episodio. Se la scelta di far prendere moglie a Tex è un indiscutibile segno della volontà del suo autore di farlo maturare, è però evidente che Bonelli non sa ancora maneggiare bene tutte le carte in tavola. La novella sposa viene infatti bruscamente tolta di mezzo, tra un albo e l’altro, senza che ne sia stata nemmeno raccontata la morte. A questa mossa troppo sbrigativa verrà posto rimedio, una ventina d’anni dopo, con uno dei capolavori della serie, “Il giuramento”, che verrà riproposto nel prossimo volume. Questo secondo tomo si chiude invece con “Sul sentiero dei ricordi”, pubblicato nel 2008, in occasione del sessantennale della testata, affidato ai veterani Claudio Nizzi e Fabio Civitelli, nel quale la figlia di Freccia Rossa torna elegiaticamente, in flashback, a calcare le scene accanto al suo sposo.
Il ruolo di Lilyth è, però, fondamentalmente quello di un fantasma destinato a occupare un posto di primissimo piano nella memoria non soltanto di Tex ma anche di tutti gli aficionados del personaggio. Dopo di lei, subito trasformatasi in un ideale di eterno femminino, non ci sarà più spazio per l’amore nella vita del Ranger e le rappresentanti del “sesso debole” andranno diradandosi sempre più fino a sparire quasi del tutto.

Franco Busatta