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Tex

A lezione di storia!

A lezione di storia!

Arriva in edicola e in libreria la prima delle uscite di Tex Story, una serie di quattro volumi editi da Mondadori che ripercorrono il passato del Ranger bonelliano!

“Inossidabile” è l’aggettivo che viene sempre spontaneo usare quando si parla di Tex. Quasi fosse effettivamente d’acciaio, il nostro Ranger sembra infatti insensibile al trascorrere del tempo: il suo carattere – come personaggio – e la sua tenacia – come fenomeno editoriale – paiono immutabili. Eppure, ogni volta che lo si vuole riscoprire e rivisitare, eccolo lì, nuovo e sorprendente quasi fosse ancora al suo esordio. È questa consapevolezza che – ormai da diversi anni – spinge la Casa editrice Mondadori a riproporre “selezioni scelte” delle sue avventure, andando a cercare, nella vastissima epopea western di Aquila della Notte, mini-saghe ed episodi che sono rimasti nel cuore dei lettori. Seguendo il sentiero tracciato dalla precedente serie Tex contro Mefisto, l’editore di Segrate propone in edicola e in libreria, rispettivamente l’11 e il 14 aprile, il primo volume di Tex Story, un’opera in quattro parti che – sotto il prestigioso marchio della collana Super Miti – andrà a comporre un elegante cofanetto da collezione. Oggetto della raccolta sono, in questo caso, alcuni tra i momenti più “caldi” della biografia texiana, quelli che hanno contribuito, diciamo così, a “disegnare il profilo” dell’indistruttibile Willer. Qui di seguito, vi proponiamo l'introduzione di "Quando tuona il cannone" – titolo della prima uscita –, firmata da Franco Busatta, curatore della collana. Nei prossimi mesi vi proporremo il pezzo di presentazione dei restanti tomi che andranno a comporre l'opera: "Il patto di sangue", "Il giuramento" e "Il figlio di Tex", tutti, come il primo, confezionati dal leggendario duo composto da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini. Unico ospite d’onore nella rassegna di Tex Story, il racconto "Sul sentiero dei ricordi", realizzato, nel 2008, da Claudio Nizzi e Fabio Civitelli. Buona lettura!

Missione impossibile?

Se non è una missione impossibile questa: rimettere ordine nella continuity delle vicende che hanno portato Tex a diventare l’inconfondibile eroe che conosciamo oggi, un Ranger senza macchia e senza paura che si muove, insieme ai suoi pards, per portare la giustizia in un territorio di Frontiera troppo spesso segnato dalla violenza, dal sopruso e dall’iniquità! Un’impresa più facile a dirsi che a farsi, la nostra, dato che Gianluigi Bonelli non si è mai mostrato particolarmente interessato a tracciare con precisione il percorso esistenziale del personaggio.
I quattro volumi di questa serie intendono raggruppare e ripresentare temporalmente le storie che hanno fatto la Storia di Tex, quegli episodi che hanno rappresentato le tappe evolutive fondamentali del più celebre character bonelliano, siano essi raccontati in tempo reale o in flashback.
Ed è proprio una vicenda in flashback ad aprire questo volume, “Il passato di Tex”, raccontata in prima persona dall’eroe stesso ai suoi pards, seduti davanti al fuoco di un bivacco, mentre tutt’intorno a loro, nelle sterminate e desertiche lande che li circondano, immerse nel vuoto della notte, sembrano riprendere vita i fantasmi del tempo che fu.
Pubblicato per la prima volta a striscia, nel 1967, dopo quasi vent’anni dall’esordio della serie in edicola, “Il passato di Tex” colpisce innanzitutto per la riproposta del personaggio nelle vesti originarie. Il cambiamento del costume – fino ad allora non c’eravamo nemmeno accorti che si trattasse di un costume vero e proprio – era avvenuto in modo molto lento, graduale, senza che se ne fosse reso conto, con tutta probabilità, nemmeno lo stesso Aurelio Galleppini. Ma riguardando quello striminzito albetto a striscia sul quale Tex aveva mosso i primi passi nel 1948, si può notare come la camicia non avesse le due solite tasche, come la foggia del cappello e del fazzoletto al collo fosse completamente diversa, come le polsiere borchiate siano successivamente sparite nel nulla.
Quanto alla vicenda, in realtà, dice pochissimo sui primi anni di vita del personaggio: non si sogna nemmeno lontanamente di nominare la madre e toglie di torno il padre per opera di una banda di razziatori di bestiame, senza che ci sia stato neppure il tempo di vederlo in faccia. E Gunny, una sorta di padre putativo, colui che può essere considerato il primissimo pard texiano, non campa certo molto più a lungo: un’altra manciata di tavole ed esce di scena pure lui.
Dopodiché Tex, abbandonato in men che non si dica il ranch paterno nelle mani di un incolore fratello, destinato per la sua pavidità a una fine prematura, è libero di lanciarsi a briglie sciolte sui selvaggi sentieri dell’Avventura in cerca di vendetta. Più che approfondire dilanianti conflitti famigliari, fare luce su oscuri segreti del passato o preoccuparsi di motivare il carattere e le scelte di Tex, questa storia si concentra soprattutto sul suo primissimo compagno d’avventure: il cavallo Dinamite.
Ben prima che Kit Carson facesse capolino, Dinamite costituiva l’unica presenza fissa che affiancava Tex, agli esordi. Una sorte che il personaggio bonelliano condivideva con molti colleghi, non soltanto fumettistici. Era infatti d’obbligo vedere il titolare di testata avvalersi di una cavalcatura pressoché senziente. Pensiamo a Phantom (da noi, L’Uomo Mascherato) con Eroe, a Capitan Miki con Napoleone, a Pecos Bill con Turbine, a Kinowa con Bingo, al Piccolo Ranger con Fulmine Nero. E, per oltrepassare i confini fumettistici, al Lone Ranger con Silver, a Furia, protagonista del notissimo telefilm americano, o a Duke, cavalcato da John Wayne in una serie di film degli anni Trenta: lo stallone bianco condivideva con l’attore sia il soprannome, sia l’importanza nei titoli delle locandine cinematografiche.
Era un’abitudine che la diceva lunga su come si trattasse di forme narrative rivolte a un pubblico perlopiù infantile o adolescenziale e destinata poi a perdersi man mano che i generi andavano evolvendosi con l’avanzare dell’età dei loro fruitori. Così, come Wayne sarebbe passato dagli ingenui filmetti degli anni Trenta ai complessi capolavori di John Ford dei decenni successivi (dove il cavallo Duke non aveva più nessun diritto di cittadinanza), tappe fondamentali nel portare il western alla maturità, Tex, man mano, avrebbe acquisito spessore, si sarebbe definito ancora di più e sarebbe approdato a storie sempre più “adulte”, finendo per considerare del tutto fuori luogo una presenza come quella di Dinamite. Tanto è vero che, a un certo punto, non se n’è più trovata traccia.
Ma ha certamente senso che nell’episodio chiave della giovinezza di Tex, Gianluigi Bonelli, trasformandolo in un campione del Rodeo, si preoccupi soprattutto di raccontare com’è avvenuto il primo incontro tra il futuro Ranger e il suo destriero, rendendo omaggio a uno degli elementi caratterizzanti l’Avventura western “a cavallo” del Dopoguerra. Quanto al resto della trama, si tratta di una classica vicenda texiana, dove il Nostro si impegna, alla sua inconfondibile maniera, per far vedere i sorci verdi a tutti i cattivi che gli si parano davanti, ma che assolve alla funzione di svelare quali furono i motivi che lo spinsero a diventare un fuorilegge, ruolo che ricoprirà, pur se in maniera altalenante, nei primi tempi della sua epopea editoriale.
Segnaliamo la conversazione tra Tex, in procinto di abbandonare per sempre la vita di ranchero, e lo sceriffo. Al rappresentante della legge che lo rimprovera di non essersi arreso ai rurales, colpevoli solo di essere incappati in un Tex su tutte le furie, il Nostro risponde: “Al diavolo! Quei rurales hanno mandato all’altro mondo il povero Gunny e c’è mancato un soffio che non spedissero anche me a spalar carbone all’inferno!”. “Non arrabbiatevi, Willer!”, ribatte incongruamente lo sceriffo, invece di sostenere le ragioni della propria categoria. “Una parola! Quando si sentono certi ragionamenti!...”, sbotta il suo interlocutore chiudendo la questione. Già ben risoluto, dunque, il giovane Willer nell’affermare che l’unica legge che conta, nel vecchio West, è la Legge di Tex!
Ma se “Il passato di Tex” è inequivocabilmente da porre come pietra iniziale nell’edificazione della saga texiana, la missione davvero impossibile è dove collocare cronologicamente “Tra due bandiere”, il secondo episodio di questo volume, dato alle stampe in origine nel 1970. Abbiamo a che fare con una storia, sempre narrata in flashback, ambientata sul fronte della Guerra di Secessione, che presenta Tex, inizialmente, nel ruolo dell’allevatore. Ma quando mai lui avrebbe mostrato, in altri albi della serie, un qualche interesse per questa attività? Anche alla luce del fatto che ne “Il passato di Tex” se ne va dal ranch paterno dicendo: “Sia detto fra noi, di polvere ne ho mangiata anche troppa stando dietro le mandrie!”. Dato che gli avvenimenti narrati in “Tra due bandiere” non possono essere considerati precedenti a quelli de “Il passato di Tex”, e che poi, in seguito, il personaggio alternerà il ruolo di fuorilegge a quello di Ranger (fino a diventare, per di più, Capo Navajo e Agente indiano), risulta veramente problematico inserire ciò che accade qui in un momento preciso della vita di Tex. A maggior ragione, se si tiene conto di un’ulteriore complicazione, e non certo di scarsa importanza. Cioè che Tex aveva già partecipato alla Guerra di Secessione, in una serie di albi degli Anni Cinquanta, accanto agli altri tre pards. I quali, invece, in “Tra due bandiere”, sono ancora ben al di là da venire.
Insomma, ci viene da prendere l’episodio, più come una sorta di “What If”, una vicenda ipotetica del tipo, “Cosa sarebbe successo a Capitan America se il nazismo non fosse stato sconfitto?”. O forse è da considerare alla stregua delle storie di Carl Barks, come “Paperino nel tempo che fu”. Di certo, Gianluigi Bonelli condivideva col cartoonist disneyano la medesima libertà creativa, la stessa necessità di raccontare soprattutto in base all’estro e all’ispirazione del momento, senza preoccuparsi di quella continuity che nei decenni successivi sarebbe diventata pressoché di rigore, in molti campi fumettistici.
Comunque sia, “Tra due bandiere” rappresenta uno dei picchi dell’arte di Bonelli & Galep. È una delle vicende più emozionanti e meglio disegnate dell’intera collana. Sullo sfondo di un conflitto fratricida, Tex scende in campo a favore dei nordisti, pur essendo un texano, senza però arruolarsi. Insieme al pard Damned Dick, infatti, si mette a disposizione delle truppe nordiste in qualità di esploratore, nel tentativo di dare sostegno alle forze che si battevano per l’abolizione dello schiavismo senza schierarsi in modo troppo netto. Un po’ come ha sempre fatto, insomma, in caso di guerriglia indiana, dove combatte al fianco degli indiani, riuscendo a non torcere mai un capello ai “visi pallidi”. Ma qui la faccenda si rivela un po’ più complicata. Se Tex pensa che la scelta di non indossare una divisa sia sufficiente per rimanere ai margini della sanguinosa disputa, si sbaglia di grosso. E le amare riflessioni, i turbamenti e i dubbi che lo assalgono nel corso della vicenda, ci restituiscono una figura destinata ad attraversare momenti di autentica, profonda crisi interiore. La classica monoliticità di Tex si misura qui con una tragica realtà, fino a un memorabile finale nel quale il Nostro è costretto a guardare in faccia l’intrinseco orrore di una guerra che aveva portato soltanto violenza, distruzione e morte spaccando a metà gli USA.
“All’inferno le guerre! All’inferno tutti gli sporchi e pazzi politicanti che con le loro dannate chiacchiere seminano incomprensione e odio fra la povera gente!”: con queste parole, Tex chiude una delle pagine più dolenti del proprio passato, inscritta in uno dei frangenti più drammatici e controversi della Storia nordamericana.

Franco Busatta