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1941

Furio

Furio

Nato sulla scia del successo di Dick Fulmine, Furio Almirante – un pugile dal pugno di ferro, brutto ma simpatico, fornito di una gran criniera di capelli ondulati – è stato un personaggio molto efficace, rivelandosi una vera punta di diamante per le Edizioni Audace di Tea Bonelli, capace di superare senza troppe difficoltà le complicazioni e gli ostacoli dovuti alla guerra. Ambientate in una cornice esotica (tutta la parte iniziale ha come sfondo il Sud America, per esempio), le storie di questo eroe e del suo inseparabile assistente, il gorilla Serafino, erano di largo respiro e godevano di una enorme simpatia, guadagnandosi i favori di moltissimi lettori. Furio diventò ben presto il prototipo del castigamatti, insofferente verso i potenti, i furbi e i politicanti, portato a farsi giustizia da solo (e a farla per i più deboli), in un mondo in cui l'intrallazzo e la prepotenza si fanno costantemente beffe della giustizia. Questa filosofia permise a Furio di assicurarsi un'estrema popolarità, che non risentì neppure dei numerosi passaggi di mano da parte dei disegnatori (Carlo Cossio agli inizi, Vittorio Cossio subito dopo e, nel dopoguerra, Dino Attanasio e Lina Buffolente) né delle trasformazioni di formato e di costume (per adeguarsi al gusto imperante, Furio adottò, a un certo punto, una mascherina che, in realtà, non lo mascherava affatto). Ma è soprattutto nel dopoguerra che G. L. Bonelli, ormai completamente padrone del mezzo espressivo, infonde nel personaggio quelle caratteristiche psicologiche che, ulteriormente affinate, porteranno al successo pluridecennale di Tex. Riproposto in versione libretto negli anni Sessanta, rinfrescato dall'accattivante segno di Franco Bignotti, il personaggio (per certi versi, ormai, irrimediabilmente datato) non ha incontrato che tiepide accoglienze.