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Intervista Tex

Un deserto dipinto... da Stano!

Il disegnatore pugliese si confronta per la prima volta con il mito di Tex, visualizzando le splendide tavole di "Painted Desert", terza uscita del Ranger in formato "album".

Il 24 febbraio arriva in edicola il terzo volume della collana Tex - Romanzi a fumetti. Dopo la prima uscita, affidata all'estro di Paolo Eleuteri Serpieri, e la seconda, firmata da Mauro Boselli e Mario Alberti, tocca a un riconosciuto maestro dei pennelli come Angelo Stano visualizzare "Painted Desert", avventura, tesa e assolata, sceneggiata da Boselli. Un volume che, fin dalla copertina, vede al centro della scena Tex nei suoi panni navajo di Aquila della Notte, pronto a gettarsi, al fianco di Tiger Jack e dello sceriffo Scott Nelson, sulle tracce dei fuorilegge guidati da Earl Crane. I banditi hanno tolto di mezzo i vice di Scott e rapito sua moglie Debra. La resa dei conti si terrà tra le rocce assolate e le buie caverne che circondano il pueblo di Sombra. Ecco cosa ci ha raccontato Angelo Stano, quando gli abbiamo chiesto di portarci dietro le quinte della lavorazione del racconto.



► Dopo tante esperienze e la tua lunga frequentazione "dylaniata", nel giro di una manciata di mesi ti ritroviamo a firmare le splendide tavole di due diverse storie di ambientazione Western. La prima, "Mohawk River" (il secondo Speciale Le Storie, uscito la scorsa estate), e ora la seconda, "Painted Desert", che ti vede confrontarti con il mito di Tex! Entrambi i racconti sono scritti da Mauro Boselli: come è nata la vostra collaborazione?

L’intenzione era quella di darne una personale interpretazione. Però, Tex non è certo un tipo accomodante: lui risponde solo a se stesso e pretende che si rispettino le sue regole.

Nel corso del tempo ho ricevuto più volte l’invito a cimentarmi in una storia per un albo gigante di Tex. Lo stesso Sergio Bonelli me l’aveva proposto anni fa, ma a me sembrava un’impresa titanica al di sopra delle mie possibilità. Sicché glissavo rispondendo che il West e Tex non erano nelle mie corde, e che forse un’ambientazione tipo “L’ultimo dei Moicani” sarebbe stata più congeniale al mio disegno. Sergio aveva bofonchiato il suo tipico ”Umf!..” seguito da un “vedremo se sarà possibile proporti qualcosa del genere”. Al che, davo per scontato che non se ne sarebbe fatto niente. Passò del tempo e Mauro Marcheselli inaugurò la collana “Le Storie” e questa volta fu lui a propormi di partecipare con un soggetto di mia preferenza. Mohawk River è stata la risposta a quella domanda e Mauro Boselli, data la propria conoscenza della materia, la scelta migliore per scrivere il testo dell’albo.

► Come ti sei avvicinato al genere Western? L'ambientazione e l'epica della Frontiera ti sono sempre state congeniali o costituiscono, per così dire, una "scoperta" recente?

A parte l’esperienza giovanile di alcune storie brevi per il periodico "Audax", il Western era un genere frequentato da me più che altro al cinema. Mi piacevano i film americani, soprattutto a partire da “Soldato Blu” in poi e quelli di Sergio Leone. Ma l’epoca che m'intrigava di più era quella della prima colonizzazione nei territori del New England, quella che leggevo nei romanzi di Zane Gray, James Oliver Curwood e James Fenimore Cooper e che Pratt aveva magistralmente esplorato in “Ticonderoga” e “Wheeling”.

► Quanto è stato difficile trovare il "tuo" Tex? A quali modelli grafici ti sei ispirato e quale autore ti è stato più utile per arrivare alla versione che troviamo tra le pagine di "Painted Desert"?

Non posso nascondere che mi sono accostato al personaggio con una certa soggezione. L’intenzione era quella di darne una personale interpretazione. Però, Tex non è certo un tipo accomodante: lui risponde solo a se stesso e pretende che si rispettino le sue regole. Al tiro alla fune vince sempre lui. Non ammette compromessi e bisogna adeguarsi. Tex lo leggevo quando ero ragazzo e mi piaceva moltissimo. In particolare Il tratto di Giovanni Ticci mi sembrava eccellente e tecnicamente perfetto. E oggi Claudio Villa dà una rappresentazione del personaggio monumentale ed epica difficilmente eguagliabile. Sono stati loro, quindi, le pietre di paragone.


Particolare della quarta di copertina di Painted Desert.

► Riguardo le suggestive ambientazioni (sia quelle assolate del deserto che quelle più cupe delle caverne), a quali fonti ti sei rifatto?

A parte i ricordi personali di un viaggio nei territori dell’Arizona, Gran Canyon e simili, la documentazione oggi non è più un problema: in internet si trova di tutto su qualsiasi argomento.

► Così come avevi fatto per "Mohawk River", anche in questo terzo volume di Tex - Romanzi a Fumetti ti sei personalmente occupato della colorazione. Osservando le tavole, mi sembra particolarmente interessante il tuo lavoro sulla luce: come hai curato la "fotografia" di questo racconto?

La luce è sempre il problema principale per ogni colorista. Parlo per il fumetto su carta. Il bianco della carta, infatti, non è mai abbastanza luminoso e lo è ancora meno rispetto alla luce degli assolati deserti dell’Arizona. Per quanto possibile, ho cercato di usare il colore acquerellato che a tal proposito è quello che garantisce il miglior risultato e una tavolozza molto ricca e brillante.

► Dopo un'intera avventura con Tex nei panni di Aquila della Notte, non avresti voglia di realizzare una storia del Ranger con il suo costume "classico"?

Umf!... Per ora passo la palla. Intanto sono in pista con un nuovo episodio per la Collana “Le Storie”: il seguito di “Mohawk River”, sempre su testi di Mauro Boselli. Poi c’è sempre Dylan che mi aspetta.

A cura di Luca Del Savio

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