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Volto Nascosto

È arrivato Volto Nascosto!

Intervista a Gianfranco Manfredi, in occasione del debutto della miniserie che porta l'avventura tra Roma e l'Africa!

A dieci anni di distanza dall’uscita del primo numero di Magico Vento, Gianfranco Manfredi dà vita a una nuova collana, una mini-serie, per l’esattezza, composta da quattordici uscite. Approfittando di una visita in redazione dello scrittore e sceneggiatore marchigiano (autore, per la nostra Casa editrice, non soltanto della saga dello sciamano dei Lakota, ma anche di storie per Dylan Dog, Tex e Nick Raider), l’abbiamo sottoposto a una sessione di domande e risposte che ci permettono di conoscere meglio Volto Nascosto, avvicinandoci alle sue origini, ai personaggi e alle ambientazioni che l’animeranno.

Quando e come è nato Volto Nascosto?
La serie ha fatto il suo esordio in edicola il 10 ottobre, dopo un paio d'anni di lavoro abbastanza intenso. È un progetto che coltivavo da parecchio tempo. Al principio pensavo di ricavarne un romanzo, per la verità, ma poi mi sono convinto che realizzarlo a fumetti sarebbe stato più efficace: i paesaggi affascinanti dell'Etiopia e gli scenari sontuosi della Roma Umbertina, le grandi battaglie... sarebbe stato un peccato non sfruttarne le potenzialità visive. Tra l'altro, le storie d'avventura coloniale in costume, ormai, sono troppo costose anche per il cinema, e se ne vedono pochissime.

Da cosa deriva la scelta di collocare storicamente la serie alla fine dell’Ottocento?

Sono stato sempre affascinato da quell’epoca, sia per quanto riguarda il West americano (Magico Vento si sta avvicinando a trattare questo periodo) sia per quanto riguarda il nostro Paese. Avevo già dedicato due romanzi (“Magia Rossa” e “Il Piccolo Diavolo Nero”) alla fine dell’Ottocento in Italia. Ma l'Africa ha un'attrattiva particolare su di me: tanto mio nonno materno quanto mio padre vi passarono molti anni durante la guerra. Anche se non si trattava dello stesso periodo, e anche se in Africa io ci sono andato solo un paio di volte (Marocco e Kenya), questa eredità famigliare ha molto contribuito alla mia crescita: mio padre, in particolare, era pittore; fin da piccolo sono cresciuto in mezzo a quadri che raffiguravano Massawa e altre città africane, la savana, gli animali, i volti dei neri etiopi kenioti, sempre così eleganti e fieri. Insomma, tutto questo doveva, prima o poi, avere uno sfogo.

Sfogliando in anteprima alcune pagine, ci pare di poter osservare che, pur portando il nome di un singolo personaggio, la serie sia piuttosto un racconto corale... Ci sbagliamo?

I protagonisti sono quattro: Volto Nascosto è un profeta-guerriero che porta una maschera d'argento. Nessuno sa di preciso da dove venga e come abbia fatto a diventare il braccio destro della Regina d'Etiopia Taitù. Ci sono molte storie contraddittorie su di lui e sulla sua origine, molte interpretazioni del significato della sua maschera. È una sorta di leggenda vivente e incarna il fascino dell'ignoto. Ugo Pastore è un giovane romano ex dipendente di una compagnia commerciale che, disposto a qualsiasi sacrificio per amicizia, si getta in un'impresa rischiosissima: andare alla ricerca di un ufficiale suo caro amico, disperso in Etiopia. Questo ufficiale, Vittorio De Cesari, nobile, bello, aitante e spericolato, è, agli occhi di Ugo, l'incarnazione di tutto ciò che lui vorrebbe essere e non è... in una parola, un eroe. Ma c'è una complicazione. Prima di partire per l'Africa, Vittorio ha avuto una storia d'amore con Matilde Sereni, un'affascinante e ricca gentildonna romana, della quale lo stesso Ugo è segretamente innamorato. Dunque, riportando il suo amico in patria, Ugo è consapevole che perderebbe Matilde per sempre. D'altro canto, Matilde è una donna molto fragile, con un passato traumatico, e la scomparsa del suo amato Vittorio l'ha piombata nella più cupa depressione. Potrebbe anche morirne se Ugo non riportasse a casa Vittorio. Questo molto in sintesi: la storia è ricca di complicazioni e colpi di scena, sia in Africa che a Roma.

A proposito di presentazioni, parlaci dello staff dei disegnatori che tu e Renato Queirolo, che con te cura la serie, avete messo in piedi... Che tipo di autori avete cercato?

Al principio, abbiamo pensato che sarebbe stato bene cercare disegnatori romani, almeno per gli episodi che si svolgono a Roma, in modo da non correre rischi sull'accuratezza dell'ambientazione. E così abbiamo chiesto a Massimo Rotundo. Lui ha realizzato due albi e tutte le copertine. Per la parte africana, è giunto provvidenzialmente Ersin Burak, un eccellente disegnatore turco che di esotismo se ne intende parecchio e che ha realizzato tre episodi. Tre ne ha disegnato anche Alessandro Nespolino, che ha potuto sbizzarrirsi con entrambi gli scenari: l'Etiopia e Roma. Lo studio grafico iniziale dei personaggi è stato affidato a Goran Parlov, autore anche del primo numero. Piano piano sono arrivati tutti gli altri, tra i quali due guest-star (diciamo così) come Giovanni Freghieri e Roberto Diso. Degli altri, Leomacs aveva già collaborato a Magico Vento, mentre Giuseppe Matteoni (fresco reduce dal romanzo a fumetti “Dragonero”) e Gigi Simeoni (da Nathan Never), collaboravano con me per la prima volta (e ne sono entusiasta!). Tutti i disegnatori, nessuno escluso, hanno fatto un lavoro davvero straordinario.

A che tipo di pubblico pensi si rivolga Volto Nascosto? Quali credi siano gli elementi del racconto che possono avere maggiore presa sui lettori?

Ho scelto come slogan della serie il noto motto "In guerra e in amore tutto è lecito". Credo che questo dica tutto, o quasi... perché come in ogni cosa che scrivo, ci sono anche atmosfere noir, delitti, fantasmi, sogni rivelatori e visioni... comunque non mi va di escludere nessuno a priori con precise scelte di “target”. È un'avventura a tutto campo, aperta anche ai sentimenti (anche a quelli più rovinosi), con dei personaggi umanissimi, nel bene e nel male. Ha la struttura del romanzone popolare a puntate, quello che devi per forza vedere fino alla fine... E siccome una fine c'è (al numero quattordici), i lettori avranno un'emozione in più che, nelle normali serie a fumetti, non capita spesso: qui, anche i protagonisti potrebbero morire…