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Il Legionario

Stefano Piani racconta "Il Legionario"

Dopo numerose escursioni nel futuro di Nathan Never e Legs Weaver, e dopo le svariate indagini ad alto rischio di Nick Raider compiute nel presente, Stefano Piani ha voluto esplorare il passato, spingendosi sino al 1925. Ne “Il Legionario”, una storia inedita e completa illustrata da una firma storica del fumetto italiano, il disegnatore Renato Polese, Piani imbastisce un insolito giallo, ambientato in un forte della Legione Straniera assediato dai Berberi. In questa intervista, lo sceneggiatore ci anticipa i temi e ci svela i segreti di questo volume unico, in edicola dal 28 novembre.

Raccontaci la genesi de “Il Legionario”. Com'è nata l'idea di scegliere come scenario di questa storia il Marocco sahariano del 1925?

È partito tutto nel lontano 2003, da una proposta di Decio Canzio e di Sergio Bonelli, che mi hanno chiesto di scrivere una storia per Renato Polese. Io ho presentato tre spunti: uno, di taglio poliziesco, ambientato a New York alla fine dell’Ottocento; un altro, sempre poliziesco, vagamente ispirato a “La neve cade sui cedri” di David Guterson, e ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, in uno dei campi di prigionia che gli Americani avevano allestito per ospitare i prigionieri giapponesi; e un terzo con un legionario come protagonista. Alla fine, è stato scelto quest'ultimo che dei tre, era, sicuramente, il più avventuroso.

Dato il tuo passato di sceneggiatore di storie di Nick Raider, al di là dell'aspetto avventuroso, in un tuo racconto non poteva certo mancare l'elemento giallo... Come sei riuscito a inserirlo anche in questa occasione?

In realtà, come quasi sempre mi accade, sono partito proprio da lì. Ho cercato di fare in piccolo - molto, molto in piccolo - ciò che ha fatto, tra gli altri, anche Umberto Eco con “Il nome della rosa”: mettere in scena una serie di delitti in un luogo chiuso. Lì era un monastero, nel mio caso un forte della Legione Straniera sperduto in mezzo al deserto del Marocco. In un secondo momento, proprio per creare un ambiente ancora più claustrofobico, da cui fosse impossibile uscire, ho creato una situazione alla “Deserto dei Tartari” di Dino Buzzati, inserendo, al posto dei Tartari, Abd El- Krim e i suoi uomini. All'interno del forte, sono tutti in attesa di un attacco che sembra non arrivare mai e, intanto, un feroce assassino miete le sue vittime proprio tra i legionari. La mia "ambizione" era quella di realizzare un fumetto avventuroso vecchio stile - quello con cui sono cresciuto - ma con inserti e tematiche moderne. Spero di esserci riuscito.  


Nell'avventura pubblicata tra le pagine de "Il Legionario" la realtà storica sembra fondersi con la fantasia. Quali sono i fatti realmente accaduti che sono alla base del racconto?

Tutta la parte che riguarda Abd-El Krim è autentica, così come è ben documentata e credibile anche la ricostruzione storica del periodo. Alcuni dei personaggi di cui si parla all'interno della vicenda sono esistiti realmente. Anche tutte le "procedure" sono documentate (il modo in cui ci si scambiava i messaggi, le regole dei forti, la vita quotidiana dei legionari, e via dicendo). Per cercare di essere il più realistico possibile, avevo perfino contattato, tramite Internet uno studioso della Legione Straniera che mi aveva fornito un sacco di notizie che poi ho usato nella storia. Purtroppo, quando nel 2004 mi si è rotto il computer, ho perso il suo indirizzo e-mail e non ricordo più nemmeno il suo nome... Lo ringrazio qui, sperando che legga questa intervista.

Com'è stato il tuo rapporto di lavoro con Renato Polese, disegnatore dell'albo?

Ottimo. Avevo già lavorato con Renato quando scrivevo Nick Raider. Lui è un maestro del fumetto popolare Italiano ed è anche una persona squisita e molto simpatica. Non ci siamo mai incontrati di persona, ma ricordo con piacere le interminabili telefonate che ci scambiavamo: iniziavano con cose riguardanti la storia che stavamo realizzando e finivano, immancabilmente, con lui che raccontava aneddoti spassosissimi sul mondo dei comics dal dopoguerra a oggi. Devo dire che mi sono molto divertito a lavorare con lui.

Che tipo di documentazione gli hai fornito per realizzare “Il Legionario”?

Infinita. Gli ho mandato moltissimi di libri fotografici sulla Legione raccolti in giro per il mondo e quasi tutti i film che avevano dei legionari come protagonisti (da "Beau Geste" a "Il legionario" con Jean-Claude Van Damme) o che parlavano, anche marginalmente, dell’argomento. Soltanto per la scena iniziale di dieci tavole ambientata a Parigi, oltre al dvd di “Jules e Jim” di Francois Truffaut (per gli ambienti), gli ho inviato anche numerose foto che poi lui ha, sapientemente, usato.