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Saguaro

Arriva Saguaro!

Intervista a Bruno Enna

Il 26 maggio debutta in edicola Saguaro, un nuovo mensile che aggiunge un nuovo protagonista alla grande galleria di eroi nati nel segno dell'avventura e pubblicati da Sergio Bonelli Editore. Il creatore della serie, Bruno Enna (reduce da una lunga esperienza disneyana e, già da qualche anno, alle prese con il nostro Dylan Dog), ci racconta, attraverso questa intervista, alcuni retroscena della genesi di un personaggio che nei prossimi mesi imparerete a conoscere e al quale crediamo vi affezionerete presto.

Quando e come è nata l'idea della serie?
L'idea è nata circa due anni fa, mentre stavo leggendo un articolo dedicato a un gruppo di agenti federali nativi che operano al confine tra l'Arizona e il Messico. In breve, ho deciso di "inventarne" uno anche io, ma con caratteristiche del tutto diverse, inserendolo all'interno della Grande Riserva, punto nevralgico (politico ed economico) della Nazione Navajo. A guidare tale gruppo sarebbe stato un personaggio dal forte carisma (Saguaro, per l'appunto), ideale protagonista di un romanzo grafico e di una eventuale miniserie. Poi, Sergio Bonelli ha deciso di "promuoverlo" e di farne una serie.

Visualizzando la figura del protagonista, quali indicazioni hai dato ad Alessandro Poli, che lo ha caratterizzato graficamente?

Volevo che fosse un nativo americano a tutti gli effetti, con la pelle un po' bruciata e l'aspetto fiero e atletico. Ho chiesto ad Alessandro, però, di vestirlo come un bianco, con un giubbotto da baseball molto riconoscibile. L'intenzione era quella di rendere immediato e evidente il suo "dualismo": Saguaro, infatti, è un nativo che ha perso la propria identità, un navajo che non Cammina più in Bellezza (come dicono i "diné") e che deve ritrovare il proprio equilibrio.

C'è un aspetto specifico del tuo progetto che aveva colpito la fantasia di Sergio Bonelli, facendogli pensare che avesse la forza necessaria per diventare una serie regolare?
Penso che a colpirlo sia stata l'idea di base: un nuovo protagonista, nativo americano, che vive in un periodo storico ancora poco esplorato. 

Saguaro si svolge in Arizona, nel 1972: perché hai scelto proprio quel luogo e quell'epoca?
Perché è in quegli anni che i nativi cercano di far sentire la loro voce, protestando e combattendo per i loro diritti, perennemente calpestati dai bianchi, per la salvaguardia del loro patrimonio culturale, per il rispetto dei trattati stipulati in passato, contro il saccheggio delle terre da parte delle corporation minerarie e, più in generale, in opposizione a una certa logica capitalistica americana. Il luogo è stato scelto sulla base di esigenze squisitamente narrative: Window Rock è la capitale della Nazione Navajo e qui si prendono importanti decisioni per la vita dei nativi.

Sarà importante la continuità nelle tue storie? Le avventure saranno strettamente legate tra loro o risulteranno leggibili indipendentemente?
A parte alcune storie "doppie", collegate tra loro (come succede in Tex), quasi tutte le vicende saranno autoconclusive. Si potranno leggere singolarmente, insomma, senza paura di perdere qualcosa per strada. Ad unirle tutte, però, ci sarà comunque un sottotesto narrativo che dividerà le avventure di Saguaro in "stagioni" (più o meno come accade nelle serie televisive).

Dopo tante esperienze con le pubblicazioni Disney, ma anche con l'Indagatore dell'Incubo, come hai affrontato la sfida di realizzare una collana bonelliana tutta tua e così marcatamente avventurosa?
Penso che l'avventura si ritrovi nel DNA di qualsiasi autore bonelliano. Scrivere Saguaro mi è venuto quasi spontaneo, anche se ammetto di aver avuto alcune difficoltà iniziali (relative soprattutto alla gestione delle numerose scene d'azione), superate grazie all'esperienza e all'enorme professionalità della redazione e dei disegnatori della serie.