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Gregory Hunter

Antonio Serra presenta...

... Gregory Hunter, il ranger dello spazio

Che anno era? Il 1982, al salone della fantascienza di Stresa? O il 1983, al salone del fumetto di Lucca? Chissà... so solo che ricordo una notte in cui Gregory (che all’epoca portava il cognome Hammer) mi si presentò in sogno, con tutta una lunga lista di storie da raccontare. Ricordo un viaggio di ritorno verso la Sardegna su una nave della Tirrenia dove io, che non avevo neppure la cabina ma il classico “posto ponte”, non ho fatto altro che riempire fogli su fogli sotto “dettatura”, cercando di segnarmi ogni dettaglio possibile delle avventure sempre più complesse e intricate che quell’uomo dalla zazzera bianca veniva raccontandomi in ogni momento. E la dettatura non si è mai interrotta.

Negli anni seguenti, mentre studiavo all’università e mentre, cominciavo a scrivere (già insieme a Michele Medda e Bepi Vigna) Martin Mystère e poi Dylan Dog, Gregory ha continuato a raccontarmi le sue avventure, e io ad annotarle ovunque, su foglietti sparsi, quaderni, agende e così via. E anche quando Nathan Never è arrivato, con tutto il suo bagaglio di trame, Gregory è sempre rimasto lì, magari un po’ offeso dal fatto che qualche risvolto delle sue narrazioni stava inevitabilmente infiltrandosi in quelle di quel musone agente speciale tanto diverso da lui.

E infine eccoci qui. Cambiato il cognome per ragioni varie, Gregory Hunter sta finalmente (al momento in cui scrivo queste righe) per raggiungere le edicole ben poco diverso da quello che era ormai quasi venti anni fa. Uguale è l’aspetto fisico del personaggio e del suo comprimario, simile l’astronave (per la versione definitiva della quale devo ringraziare l’amico Sergio Giardo che, evidentemente, ha fatto i miei stessi sogni per lungo tempo). L’unica ad aver subìto forti varianti è la comprimaria femminile. La mia Sandra (o Sandrach, come la chiamerete ancora per qualche mese) era sì bianca e altissima, ma spesso (sempre) nuda e aveva delle origini ambientate in modo del tutto diverso. Per la nuova Sandra devo ringraziare Elena Pianta che ha saputo azzeccare al primo colpo un nuovo “look” decisamente efficace. E poi voglio ringraziare coloro che hanno realizzato, sulla base dei miei scarabocchi di allora, i nuovi disegni preparatori del personaggio: Antonella Platano, Patrizia Mandanici e Roberto De Angelis, E infine, il ringraziamento più importante a tutti i disegnatori e sceneggiatori che stanno lavorando alla serie, a tutti i redattori di via Buonarroti e ai “capi supremi”, Editore in testa, che hanno creduto in un progetto che, in fondo in fondo, era solo un sogno. Grazie... e a tutti voi che leggete, buon divertimento!
Antonio Serra