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Magico Vento

Magico Vento: la fine del sentiero...

Dopo più di tredici anni di vita in edicola, Magico Vento vede giungere a termine la sua saga western-horror. Per l'occasione, abbiamo incontrato Gianfranco Manfredi.

Sembra incredibile, eppure sono già passati più di tredici anni dall'uscita di "Fort Ghost", primo episodio di Magico Vento. Il personaggio western-horror, creato da Gianfranco Manfredi, con gli albi in edicola il 17 settembre e il 18 novembre termina la sua vita editoriale. Abbiamo approfittato del passaggio dello stesso Manfredi qui in via Buonarroti per scambiare due chiacchiere e presentare in anteprima cosa attende i fedeli seguaci dello Sciamano Bianco dei Sioux nelle due uscite che segnano la conclusione delle sue avventure.

 
Dopo 131 albi, la saga di Magico Vento giunge al termine. Il vero finale della storia, però, è quello che troviamo in edicola dal 17 settembre, il numero 130 della collana. Cosa si possono aspettare i lettori? Una chiusura del cerchio o un finale aperto?

Se per chiusura del cerchio si intende un finale tipo Lost, dove, più o meno, termina con la stessa situazione dell'inizio, allora no, non è un finale circolare. Allo stesso tempo, non è un aperto, perché vengono tirate le somme di alcuni temi portanti della serie, primo fra tutti la missione indiana e sciamanica di Ned che davvero si conclude una volta per tutte, in modo chiaro e inequivocabile. Dunque, si tratta di un finale punto e basta che resta aperto solo in quanto Ned e Poe (cioè i protagonisti) non muoiono. Inoltre, nello Speciale – in realtà il 131esimo albo – si racconta un extra-finale, cioè un secondo finale... dopo il finale (scusate il gioco di parole): non alternativo, ma coerente. Dopodiché, la parola passerà ai lettori. A me è sembrato di capire che sarebbero rimasti delusi sia da una conclusione circolare (che non è quasi mai una vera conclusione, e quasi sempre una soluzione di comodo per non dover spiegare niente), sia da un finale aperto, perché si sarebbero sentiti imbrogliati: non si chiude una serie per riaprirla; in questo caso, la si continua. Resta da vedere se la fine che ho scritto sarà di loro soddisfazione. Posso solo prevedere che una parte del pubblico di Magico Vento la troverà efficace, un'altra parte no, come è normale che accada. Una buona soluzione, in genere, divide, non unisce, perché se accontenta tutti vuol dire che, probabilmente, era troppo scontata.

Come è cambiato il personaggio di Ned, dal suo esordio nel 1997 fino ad oggi? E come è cambiato, nel tempo, il tuo rapporto con Magico Vento?

Ned si è sviluppato numero dopo numero. Questo lo avevo deciso fin dal principio. Speravo anche che, pur chiarendone in progress le caratteristiche, non perdesse di fascino e di mistero. Speravo che restasse in lui qualcosa di imprevedibile, anche per me che scrivevo. E, difatti, Ned ho sempre dovuto prenderlo con le pinze. Fino all'ultimo, ha un po' intimidito anche me.

Rispetto alle prime uscite, le storie si sono fatte via via più corali, con l'entrata in scena di tanti personaggi che, col passare degli albi, si sono rivelati molto più che semplici comparse o comprimari. È un'evoluzione che avevi progettato sin dall'inizio?

Io inclino al racconto corale, anche quando scrivo romanzi. Non mi piacciono le storie mono-personaggio. Hammett (che oltre a essere stato un grande romanziere era anche un autore di fumetti) diceva che quando non sapeva come andare avanti, faceva entrare in scena un tizio con la pistola in mano. Io faccio entrare un personaggio nuovo, non necessariamente armato di pistola. Un personaggio nuovo è come una nuova carta pescata dal mazzo. Cambia l'insieme delle combinazioni possibili e costringe a modificare tattica di gioco.

La 131esima uscita, a novembre, rappresenterà il congedo dei tuoi personaggi: cosa conterrà?

È una specie di rassegna dell'intera serie che viene ripercorsa dagli inizi, con un episodio inedito, disegnato da Carlo Marcello, che avrebbe dovuto essere originariamente il n.6, ma che poi venne congelato per motivi di programmazione e, in seguito, non riuscimmo più a collocare, in quanto la serie aveva ormai intrapreso un altro percorso. È un bell'episodio, non un avanzo di lavorazione, però può accadere, quando si comincia una serie, che l'autore abbia bisogno di fare qualche prova, in modo da poter valutare delle possibile alternative di racconto. Avevo già in mente di ripresentarlo in uno Speciale. I lettori di Magico Vento ricorderanno che questo Speciale gliel'avevo già promesso un'infinità di volte, sicuro di poter darlo alla luce presto, e invece, per mille motivi, principalmente di ordine pratico, avevamo dovuto rimandarlo, rischiando di venir meno alla nostra promessa. Siamo riusciti a mantenerla solo a serie conclusa, e non è successo per caso. Non ce l'avremmo proprio fatta a produrre un albo aggiuntivo, per di più così corposo! Segue un episodio che racconta la prima inchiesta giornalistica (e di cronaca criminale) di Poe. Infine, il finale aggiuntivo a cui accennavamo poco fa. Il tutto è incorniciato in una sorta di memoriale di Poe. L'insieme (ben 212 pagine!) mi sembra molto omogeneo e piuttosto avvincente.

E ora? A cosa stai lavorando? Sappiamo che la tua collaborazione con la Casa Editrice non si esaurisce certo qui...

Sono impegnato con Shanghai Devil, una serie che riprende il personaggio di Ugo Pastore, il protagonista di Volto Nascosto, questa volta in Cina, mentre è in corso la Rivolta dei Boxer. Attualmente, ho sceneggiato metà degli episodi. La lavorazione procede alacremente e sono molto contento delle pagine sfornate dai disegnatori. Il progetto è andato davvero al di là delle mie attese. I disegni sono spettacolari, e la serie è assai più avventurosa di quanto prevedessi prima di cominciare a scriverla. Avremo modo di riparlarne più approfonditamente, a tempo debito...

Dato il tuo stretto rapporto con i lettori, che ti hanno scritto e sostenuto nel corso degli ultimi tredici anni, c'è qualcosa in particolare che vorresti dir loro in questa occasione?

Non li ringrazierò mai abbastanza. Mi spiace aver dato a molti di loro un dolore annunciando la conclusione della serie, ma le cose finiscono comunque, il problema è scegliere il momento giusto per concluderle. Mi turbava molto di più l'idea di lasciare un'incompiuta, perché una saga non può restare incompleta, una conclusione deve averla, altrimenti si finisce per imbrogliare i lettori, continuando ad aprire temi che non si chiudono mai. Avrei potuto ovviamente scrivere altre storie, però, se debbo giudicare a posteriori la serie nel suo complesso, in realtà sarebbe stato addirittura preferibile toglierne qualcuna. Con le collane potenzialmente infinite, ho il sacro terrore di trovarmi ad allungare il brodo o finire, per stanchezza, a riproporre i soliti stilemi. Io ho un forte bisogno di cambiare di continuo. Il fatto di aver scritto Magico Vento per quasi quindici anni, è qualcosa che ancora mi sorprende. Non ci sarei mai riuscito se fosse prevalsa la routine. Al di là delle scelte editoriali, che non sono di mia competenza, ho ritenuto di dover spiegare ai lettori le mie. Sentivo un gran bisogno di scrivere altre storie, in altri contesti, con altri personaggi, non perché fossi stanco di Ned (che, anzi, sicuramente rimpiangerò), ma perché mi era necessario non restare aggrappato a un unico personaggio.