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Julia

Cento Volte Julia!

L'Investigatrice dell'Animo taglia il traguardo del centesimo numero (tutto a colori!). Ne parliamo con Giancarlo Berardi.

Il 3 Gennaio 2007 farà capolino nelle edicole l’atteso numero 100 di Julia, interamente a colori. Un avvenimento davvero speciale che offre lo spunto per stilare un bilancio della serie. Lo facciamo con questa intervista al creatore dell’Investigatrice dell’Animo, Giancarlo Berardi.

Sono passati più di otto anni dall’uscita del primo numero di Julia, ma il personaggio mantiene ancora oggi la freschezza narrativa di quel suo felice esordio. Qual è il segreto per scrivere tante storie con il medesimo entusiasmo?

Esattamente non lo so. I meccanismi creativi sono un po’ misteriosi e, per quanto mi riguarda, preferisco che rimangano tali. Non mi va, per esempio, di sapere che l’innamoramento è il risultato di una sostanza chimica – l’ossitocina – che si riversa nel cervello, a mo’ di melassa, quando la bella di turno sbatte gli occhioni nella nostra direzione. Mi sembra semplicistico, anche per la scienza. Ci sono altri congegni, più profondi, che si attivano a nostra insaputa. L’invenzione di una storia appartiene a questa categoria. Si mettono in moto talmente tante funzioni che sarebbe impossibile enumerarle tutte.
Ho iniziato la carriera di sceneggiatore, perché mi piaceva fantasticare. Amavo intrattenermi con delle vicende inventate da me. E ancora continuo, scrivendo giorno per giorno, senza sapere come procederà la trama, per seguitare a sorprendermi. Un residuo dell’infanzia, naturalmente, in cui la fantasia raggiunge il picco più alto e in cui veniamo allietati dalle favole. C’è tanto di infantile in un creativo. Io non faccio eccezione. Cerco di mantenere il mio bambino interno sempre vispo e vitale.

Ogni compleanno, tanto più quelli che terminano con lo zero, è, comunque, un momento in cui, difficilmente, si sfugge alla tentazione di abbandonarsi a qualche ricordo nostalgico. Vuoi raccontarci qualcuno dei momenti più significativi di questa fortunata avventura editoriale?

Il momento più significativo è stato quando ho ideato la serie. A quarantasette anni, dopo venticinque trascorsi a scrivere Ken Parker e qualche altra cosa, ho dovuto ricominciare da capo. La saga di Lungo Fucile non pareggiava le spese e Sergio Bonelli mi chiese qualcosa di nuovo. Mi misi al lavoro con l’entusiasmo, la determinazione e i timori di un neofita. Raccolsi la documentazione, frequentai un corso di criminologia all’università, lessi centinaia di libri, radunai uno staff di collaboratori e iniziai l’avventura. Con lo stesso batticuore di quando, ancora studente universitario, avevo cominciato a bussare alle porte degli editori. Per fortuna, è andata bene. Ma aveva ragione Eduardo: gli esami non finiscono mai.

Veniamo al numero cento. Un episodio, come già detto, completamente a colori, per il quale hai chiamato a realizzare i disegni un maestro come Giorgio Trevisan, con cui avevi già collaborato in passato, non solo su Julia ma anche su Ken Parker. Quali sono le ragioni che ti hanno portato a scegliere lui per questa occasione speciale e come, a tuo avviso, ha affrontato la sfida?

Giorgio è un fratello d’elezione per me. Lavoriamo insieme da trent’anni, pur essendoci incontrati solo sette o otto volte in tutto. Ma ci sentiamo spesso al telefono, parlando di noi, più che del lavoro. Abbiamo una sintonia speciale, ci capiamo al volo. E poi mi piace mettere alla prova il suo enorme talento. Trevisan è uno degli artisti più completi del nostro Paese, capace di passare con indifferenza dal fumetto all’illustrazione, alla pittura, all’affresco. E sempre mantenendo la sue caratteristiche di maestria, sensibilità ed eleganza.
Quando gli proposi di disegnare il numero cento di Julia, Giorgio mi chiese di ambientarlo in un circo, uno spettacolo che anch’io ho amato molto fin dall’infanzia. Così, ho pensato che questo episodio poteva diventare anche una nostra festa, l’anniversario di trent’anni di collaborazione.
Il risultato devono giudicarlo i lettori, come sempre.

Julia è cresciuta, dal primo numero, senza diventare però mai stanca di nuove avventure. In cosa pensi sia cambiata dall’inizio della sua saga e, parallelamente, in cosa è cambiato il suo creatore?…

Il mio modo di scrivere è, come si dice, “in progress”. Vale a dire che i personaggi si evolvono e maturano nello svolgersi delle storie, così come succede al loro autore. Ken Parker è cresciuto letteralmente con me, rispecchiando il mio cammino umano, culturale e politico. Julia vive in un’epoca moderna e in una grande città, dove manca la poesia delle grandi pianure e dove i mutamenti sono più interiori che esteriori. Ciò non toglie che in questi anni abbia svolto un lungo tragitto, studiando e affrontando i tanti lati oscuri dell’animo umano. È più matura, più consapevole, e forse anche più dolente, di fronte ad un’umanità che ripete le stesse barbarie da millenni, di fronte all’orrore della fame e al pianto dei bambini.
Per quanto mi riguarda, la penso quasi come lei. Dico quasi, perché Julia è più giovane e più ottimista, e possiede la determinazione tipica delle donne. E poi i personaggi, una volta messi al mondo, sono come i figli, hanno le loro idee e la loro personalità. Io, ogni tanto, confesso, vengo preso dallo scoramento: mi sembra che non ci sia soluzione alla stupidità umana; ma è questione di un momento, poi riprendo a sperare e ad operare per un mondo migliore.

Approfittiamo ancora per qualche istante del tuo tempo per chiederti qualche piccola anteprima sulle future avventure della criminologa di Casa Bonelli e, in particolare, se ci puoi regalare la promessa di rivedere presto Myrna, l’accerrima nemica di Julia, rimasta impressa nella mente e nel cuore di tanti lettori…

Dopo “Clowns”, vedremo Julia scendere in fondo al mare, salire sopra le nuvole, affrontare un gruppo di detenuti all’aria aperta, rimanere assediata dalla neve con l’affascinante Jeffrey, proteggere una bambina testimone di un delitto, indagare sulla presenza di un alieno…
Myrna non era prevista, ma dato che Laura Zuccheri sta terminando l’Almanacco 2007, potrebbe essere un’idea per la sua prossima storia. Fatemici pensare…