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Zagor

Un mondo ritrovato!

Nella storia di Zagor in edicola il 4 giugno, ha inizio un'avventura "preistorica" per lo Spirito con la Scure. Ce ne parla Mauro Boselli, autore della sceneggiatura.

Nella storia che comincia tra le pagine di Zagor 575, Mauro Boselli ha confezionato, con la complicità dei disegni spettacolari di Michele Rubini, un omaggio al celebre mito della letteratura di Arthur Conan Doyle: "Il mondo perduto". Nell'articolo che segue, è lo stesso Boselli a raccontare come, per la prima volta su Zagor, sono stati rappresentati i veri dinosauri recentemente scoperti in Sud America. Tra le altre particolarità dell'avventura, la presenza di una inedita lingua preistorica, creata per l'occasione dallo scenggiatore. Lasciamo che sia lo stesso Boselli a raccontarci di più...

Senza i dinosauri, forse non avremmo mai avuto la fiaba di Jack e della sua magica pianta di fagioli, grazie alla quale scopre il castello del gigante. Non avremmo mai avuto Gargantua, Morgante, Polifemo. Eh, già, quando gli uomini dell’antichità trovavano qualche  smisurato femore nel loro campicello, oppure inciampavano su una vertebra colossale mentre andavano a caccia di gazzelle, pensavano, con la logica dei tempi loro, che quei resti appartenessero a qualche razza di giganti, vissuti nella mitica età aurea del mito, tra eroi e apparizioni celesti...
La verità scientifica sugli antichi abitatori del nostro pianeta cominciò a  balenare nella mente degli studiosi tra Sei e Settecento e fu solo nel 1842 che il paleontologo inglese Richard Owen li battezzò con il nome di dinosauri, da due parole in greco antico che significano “terribili lucertole”.
Ben presto, l’immagine dei dinosauri diventò popolare, per grandi e bambini, sino a essere consacrata, nel 1912, dall’affascinante romanzo d’avventure “Un mondo perduto”, di Arthur Conan Doyle, in cui il burbero professor Challenger e i suoi audaci compagni scoprono nel cuore inesplorato dell’Amazzonia un altopiano abitato da dinosauri ancora vivi e vegeti; un classico da cui sono stati tratte infinite variazioni, anche cinematografiche, basti pensare alla serie di “Jurassic Park” ispirata ai romanzi di Michael Crichton.

Un omaggio a fumetti, l’ennesimo della serie, è quello della storia scritta da me e disegnata da Michele Rubini che compare sui numeri di giugno, luglio e agosto di “Zagor”, nel corso della sua saga sudamericana. Richard Owen è più o meno contemporaneo di Zagor e Cico, per cui le persone colte dell’epoca (ne incontriano una in questi albi, un vecchio amico perduto e ritrovato dei nostri eroi) già conoscevano il nuovissimo nome di quelle straordinarie creature. Certo, a quei tempi, non molte erano note e catalogate: l’Iguanodonte, il Megalosauro... Anche se nei decenni successivi, fino al libro di Conan Doyle, si scoprirono svariate decine di nuove specie, il numero di quelle conosciute nell’Ottocento era una miseria rispetto alla ricca messe di nuovi dinosauri raccolta e studiata nelle seconda metà del Ventesimo secolo, vera epoca d’oro della paleontologia.
Perciò, ed è questa una delle novità di questa storia, dovendo rappresentare dinosauri del Sudamerica, io e Rubini non abbiamo utilizzato gli abusati Triceratopi, T-Rex e compagnia (che abitavano le regioni dell’attuale America del Nord, dove ci fu un boom di scoperte ottocentesche), ma, approfittando delle conoscenze odierne, abbiamo messo davanti a Zagor e soci soltanto quelle specie che sono state reperite sul suolo sudamericano e che non hanno proprio niente da invidiare a quelle più note e sfruttate! Troverete dunque, in questa storia, ricreati spettacolarmente e magistralmente da Rubini sulla base dei dati scientifici, giganteschi erbivori come l’Argentinosaurus (nella storia sono detti verssek) e il Saltasaurus loricatus (urrh), feroci e mastodontici carnivori come il Giganotosaurus (lerk) e il Carnotaurus (shrak), pterosauri come il Quetzalcoatlus  (nak-wi-tah), cacciatori in branco come l’Austroraptor (riwak) e persino dinosaurini come l’eoraptor (wurp).   Ovviamente non potevamo definirli negli albi con i loro nomi scientifici, sarebbe stato un anacronismo: i nomi che avete letto tra parentesi sono nella lingua degli indigeni del luogo, una tribù immaginaria di uomini primitivi, i Detak, che si esprime in una lingua altrettanto immaginaria... Una lingua semplice, che però ha un vocabolario e delle facili regole.  Per esempio tak significa amico, tak-tak amici (il plurale si crea raddoppiando); verkehr, pericolo; wana, sacro; ukk, basta, stop; nak, morte; errak, mangiare, kregak, uccidere (i verbi sono sempre all’infinito)... e così via! Le altre parole e frasi vi divertirete a decifrarle da soli, come fanno Zagor e Cico, che per ragioni di sopravvivenza imparano in fretta. Ma se ci riesce Cico, ci riuscirete anche voi!

Mauro Boselli