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Intervista Dylan Dog

Ratigher in fondo al male!

Con il numero 351, debutta come sceneggiatore di Dylan Dog una delle firme più interessanti del panorama fumettistico italiano, un autore conosciuto come... Ratigher!

Tra i nuovi nomi che il curatore della collana, Roberto Recchioni, ha voluto con sé sulla barca di Dylan Dog, con il numero 351 del mensile, In fondo al male, fa il suo debutto Francesco D'Erminio, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Ratigher! Abbiamo voluto conoscere più da vicino l'enigmatico (quanto disponibilissimo) autore, facendoci raccontare i suoi trascorsi nel mondo del fumetto e il suo approccio alla prima storia dylaniata da lui firmata in veste di sceneggiatore.

► Iniziamo con una domanda che sicuramente non ti avrà mai posto nessuno. Non sei il primo autore bonelliano a firmarsi con un nome d'arte, ma sicuramente ti sei scelto uno dei più misteriosi: come nasce l'esigenza di adottarlo e da dove ha origine?

I nomi d’arte mi sono sempre rimasti più impressi quando ero un giovane lettore – penso a Bonvi e a Silver – e sono cresciuto credendo fosse giusto così.

Abbiamo pensato fosse una buona storia per iniziare a lavorare sul personaggio perché conteneva sia tipiche dinamiche di Dyd che alcuni tratti distintivi dei miei racconti di paura.

Ora, a 37 anni, mi piace continuare a usare il nome d’arte perché sancisce la divisione tra persona e autore. Sui fumetti hai il controllo totale di ogni parte della vicenda che racconti, nella vita no. Io non sono i miei fumetti, i miei fumetti sono il distillato migliore delle mie capacità, ho bisogno di un nome che mi stacchi dalle complicanze della vita vera e mi permetta di forgiare storie come fosse l’unico obiettivo da perseguire. Ratigher l’ho preso da una puntata dei Simpson in cui Bart dice a uno psicologo di chiamarsi appunto “Ratigher”: adoro i Simpson e mi piaceva tanto il suono :)

► Dagli esordi "underground" ai Super Amici fino a "Trama" e all'operazione primaomai con "Le ragazzine...": puoi raccontare ai nostri lettori il tuo percorso nel mondo del fumetto?

In adolescenza ero un lettore onnivoro che puntava a diventare un disegnatore di fumetti di supereroi. Nei primi anni di università mi sono invece maggiormente rispecchiato nel cosidetto “fumetto d’autore” e ho passato gli anni seguenti a capire come cambiare il mio modo di disegnare e raccontare avvicinandolo a queste nuove influenze. Ho così dato vita a una piccola etichetta di fumetti auto prodotti con il mio coinquilino di allora, Tuono Pettinato, con cui ci siamo fatti le ossa e abbiamo conosciuto altri autori con un modo di raccontare simile al nostro.

Da questi incontri è nato il gruppo dei Super Amici, che, oltre a me e Tuono, era composto da Maicol&Mirco, Dr.Pira e LRNZ. Lavorando a stretto contatto con autori/amici ho avuto la possibilità di crescere fino a quando ho sentito di avere le capacità per realizzare il mio primo libro, “Trama”, edito nel 2011 dalla GRRRzetic. “Trama” è stato il biglietto da visita, di 112 pagine, che ha definito il mio stile, ricevuto ottime recensioni e creato molto più interesse intorno ai miei fumetti.


La copertina di "Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra"
(cliccate sull'immagine per visualizzarla interamente).

Gli anni delle auto produzioni mi hanno permesso di conoscere bene tutti i processi della lavorazione di un fumetto, in modo particolare quelli relativi a impaginazione e stampa che io considero parte integrante dell’Opera. Per questi miei trascorsi ho deciso di pubblicare il mio secondo libro con una formula che ho chiamato primaomai, una sorta di print on demand a scadenza, che mi permettesse di occuparmi di tutti gli aspetti del libro e di guadagnare in maniera consona. Il mio secondo libro si intitola “Le Ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra”, un titolo lunghissimo che non avrebbero mai accettato in una casa editrice. Questa storia di ragazzine pre adolescenti mi ha dato grandi soddisfazioni, culminate con la vittoria come Miglior Libro ai Premi Micheluzzi del Napoli Comicon, che mai era andato a un opera autoprodotta.

► Con "In fondo al male" fai il tuo debutto su Dylan Dog e, se non sbaglio, è anche la prima volta che scrivi una storia che è qualcun altro a visualizzare. Come ti sei trovato in questo insolito ruolo? Hai dovuto cambiare, in qualche modo, il tuo approccio al racconto?

Certo, è cambiato tantissimo: quando sono io a disegnare, scrivo sui miei limiti; quando devo solo sceneggiare, scrivo cercando di esaltare al massimo il disegnatore con cui co-firmerò la storia. Come in molti aspetti di questo incarico su Dylan Dog, a trascinarmi è un forte entusiasmo per le potenzialità che posso sprigionare in me e nel disegnatore.

► Oltretutto, hai dovuto inserirti in un modello narrativo e in un formato prestabiliti, cedendo il controllo totale (anche sulla grafica, i materiali, l'impaginazione, il lettering) a cui sei abituato. Qual è stato l'aspetto più problematico di questo approccio e qual è stata, invece, la maggiore soddisfazione che hai ricavato da questa esperienza?

Il più grande cambiamento è sui dialoghi, che nei miei fumetti sono asciutti al massimo, molto evocativi e che funzionano solo se strettamente legati al disegno. È come se le frasi mancassero di tutti i sostantivi se non ci fossero i disegni. Nella tradizione Bonelli, invece, i dialoghi e i disegni devono funzionare di per sé, la storia deve essere leggibile anche senza le parole, ma anche il contrario, la storia deve essere leggibile anche solo leggendo i testi. Problematiche e soddisfazioni in questo caso coincidono, mi piace fare fatica.


Il Dylan di Baggi e Ratigher (cliccate sull'immagine per visualizzare la tavola intera).

► So che "In fondo al male" non è stato il primo soggetto che hai proposto al curatore di Dylan, Roberto Recchioni: da dove nasce l'idea della storia e come siete arrivati a scegliere proprio questa, tra le avventure che avevi in mente per l'Indagatore dell'Incubo?

Abbiamo pensato fosse una buona storia per iniziare a lavorare sul personaggio perché conteneva sia tipiche dinamiche di Dyd che alcuni tratti distintivi dei miei racconti di paura. Ho fatto fare a Dylan un giro nei miei incubi per conoscerci e per spaventarci a vicenda.

► Ora stai lavorando a un nuovo graphic novel, scritto e disegnato da te, ma ci sarà, in futuro, nuovo spazio per Dylan?

Sono già a lavoro su un altro albo di Dylan, che avrà alle matite Paolo Bacilieri, la cosa più simile a una leggenda vivente nel fumetto italiano! Ringrazio Recchioni per avermi dato questa possibilità, vivo questa storia con l’agonismo delle olimpiadi.

a cura di Luca Del Savio

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