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Intervista Dylan Dog

Le stagioni di Sclavi

Arriva in libreria "Dylan Dog. La Quinta Stagione", il volume di grande formato, cartonato e a colori, che ripropone la folle storia dylaniata di Tiziano Sclavi e Luigi Piccatto. Per l'occasione, Roberto Recchioni ha intervistato il "papà" dell'Indagatore dell'Incubo!

Dal 26 novembre, arriva in libreria e fumetteria (ma sarà disponibile anche sul nostro sito e sui più popolari canali di vendita online) il primo volume che la nostra Casa editrice dedica a Dylan Dog. Cartonato, di grande formato e interamente a colori, "Dylan Dog. La Quinta Stagione" – presentato da una splendida copertina inedita, firmata da Carmine Di Giandomenico – ripropone il folle episodio scritto da Tiziano Sclavi e visualizzato da Luigi Piccatto, originariamente apparso sul numero 117 della collana mensile. Per portarvi dietro le quinte del racconto, vi offriamo in anteprima un estratto dell'intervista dell'attuale curatore di Dylan Dog, Roberto Recchioni, con il "papà" dell'Indagatore dell'Incubo. Una chiacchierata che troverete, in versione completa, tra gli "extra" di "La Quinta Stagione".

►"La Quinta Stagione" è una storia successiva ai circa cento albi iniziali che – secondo alcuni lettori più oltranzisti – rappresentano il “vero Dylan Dog”. Rispetto a quel primo corso, i numeri successivi al cento costituiscono un "secondo periodo" della tua scrittura, dove il surreale e il tono della commedia hanno il sopravvento sugli altri temi. È stata una trasformazione consapevole? Una svolta di maturità? Una necessità di trovare nuovi percorsi? O quel tipo di rifiuto che colpisce alcuni autori quando una loro opera raggiunge un successo così ampio da soverchiarli?

No, assolutamente. È stata semplicemente un’evoluzione del mio gusto personale. Ancora oggi preferisco leggere e vedere storie fantastiche e commedie piuttosto che horror. A meno che, cosa ormai rara, non sia molto bello, come per esempio "Babadook".

►L’inserire un racconto nel racconto è un tipo di espediente che hai usato spesso nelle storie di Dylan. Il primo sottoracconto all'interno de "La Quinta Stagione" è Storia d’Inverno. Personalmente, ho sempre pensato che questo racconto breve fosse la tua maniera per rendere omaggio a tutte quelle antologie di racconti fantastici pubblicate tra gli anni ’70 e ’80 da Mondadori, Fanucci e Nord, volumi straordinari che permettevano a generazioni di lettori di conoscere gli autori più disparati. È davvero così?


Vignetta di Luigi Piccatto.

Tutti libri che leggevo avidamente, è vero, ma va precisato che il soggetto di ben tre sottostorie era di mia moglie Cristina: Storia d’inverno, appunto, Storia d’estate, che era un suo sogno, e la storiellina dei microroditori dimagranti, desiderio inconscio di ogni anoressica. E visto che ci siamo, devo dire che Storia di primavera l’ho copiata da me stesso. Tanti anni prima, infatti, era stato il soggetto di una mia breve storia disegnata da Giorgio Cavazzano e pubblicata da una rivista satellite di “Linus”, in cui, per motivi misteriosi, la mia firma era stata cassata ed era rimasta solo quella di Giorgio. Il titolo era Devoluzione.

Storia di Primavera, il secondo racconto all'interno del racconto, sembra rievocare tanto le suggestioni del Marziano a Roma di Ennio Flaiano quanto certi racconti del Jeff Hawke di Sidney Jordan. Forse è davvero così, forse sono suggestioni mie che proietto sul tuo lavoro. Del resto, è innegabile che il racconto sia squisitamente tuo, molto intimo e profondamente legato all'Italia e a Milano. Quale processo seguivi nel mescolare fonti e suggestioni tanto diverse e lontane?

Non ho letto Flaiano, se non gli aforismi, ma Jeff Hawke sì, tutto, e ancora oggi lo ritengo un capolavoro. Comunque le citazioni mi venivano naturali. Rileggendo La quinta stagione (il bel titolo si deve a Mauro Marcheselli) ne ho trovate a decine, quell’albo era una vera sagra della citazione. Sono curioso di vedere se qualche lettore le scopre tutte.

Storia d’Estate sembra invece ricollegarsi alla tua poetica più classica, vicina non solo ai fumetti ma anche alle tue opere di narrativa pura. Come è nato quell’esistenzialismo surreale che è la tua cifra unica e distintiva?

Ripeto che Storia d’estate non è mia. Comunque, il surreale e i surrealisti sono stati una mia grande passione, e la malinconia più o meno esistenziale ce l’ho purtroppo nel sangue.

►Nel suo insieme, il numero 117 della collana di Dylan Dog è tra i più complessi e stratificati. All’epoca non avevi paura di presentare storie così ermetiche e stratificate nell’ambito del fumetto popolare?

Sì, certo, ma un po’ attenuata dal fatto che albi anche per me incomprensibili come Morgana e Storia di nessuno avevano avuto un grande e inaspettato successo.

Il resto dell'intervista, in versione completa, potrete leggerla in appendice al volume "Dylan Dog. La Quinta Stagione".