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Intervista Nathan Never

Vado al Max!

In occasione dell'imminente uscita del nuovo albo di Nathan Never, abbiamo intervistato Max Bertolini. Il disegnatore milanese ha anche realizzato un'illustrazione "in diretta", dedicata ai lettori dell'Agente Speciale Alfa!

Milanese, classe 1967, Massimiliano "Max" Bertolini, da più di vent'anni, è una delle punte di diamante dello staff dei disegnatori di Nathan Never. Infatti, dopo il suo albo d'esordio (il numero 60 della collana mensile, "Sfida negli abissi", pubblicato nel 1994), ha trovato sempre maggior spazio, arrivando a visualizzare due Nathan Never Gigante (il numero 12 e il numero 16), oltre che assumendo il ruolo di copertinista per Universo Alfa, Nathan Never Granderistampa e, più recentemente, anche di Asteroide Argo. Mentre ha già iniziato a lavorare su Morgan Lost (la nuova creatura di Claudio Chiaverotti, dal 20 di ottobre al debutto in edicola), il 17 ottobre esce "Giustizia per Elodie Carter", numero 293 di Nathan Never. Abbiamo approfittato per intervistarlo e per chiedergli di disegnare "in diretta", sotto l'occhio della nostra telecamera, un ritratto dell'Agente Speciale Alfa, dedicato ai lettori della serie.

Nel corso della tua lunga militanza neveriana, hai disegnato storie di quasi ogni genere. Azione, fantascienza, noir... Quali sono le situazioni che preferisci visualizzare, quelle che senti più congeniali al tuo segno?

Amo le storie noir e con un forte sottofondo introspettivo e Glauco Guardigli, il curatore di Nathan, ha sempre cercato di assecondarmi, affidandomi racconti di Alberto Ostini, Davide Rigamonti, Giuliano Ramella… Col tempo, ho imparato a costruire il mio segno intorno alla storia e non viceversa, usando l'inchiostrazione come modalità espressiva e non semplice ripasso. Questo credo sia molto evidente soprattutto nelle mie ultime due/tre storie. La fantascienza è sempre il mio primo amore, ma, se non si raccontano storie di uomini, le belle astronavi e le città futuribili non hanno significato.

Quali pensi siano le caratteristiche migliori di Nathan Never, quelle che, da quasi venticinque anni, gli hanno assicurato l'affetto di tanti lettori?

Io punterei sul carattere del personaggio: introverso, complesso, anche pieno di contraddizioni, volendo analizzarlo bene. È quel tipo di fascino senza tempo dell'uomo che ha sbagliato tanto ma che ha anche pagato personalmente e appieno ogni suo errore. Nel sorriso triste di Nathan si ritrova tutto questo. È un aspetto che il lettore riconosce subito e che rende l'agente Alfa molto, molto umano e molto amato.


Nathan Never e Legs: agenti Speciali Alfa!

L'albo di questo mese, "Giustizia per Elodie Carter", fa parte del filone investigativo della serie. Molte sono le scene di dialogo con i vari personaggi coinvolti nell'indagine: come hai cercato di caratterizzarle?

In effetti, in questa storia gli ambienti sono personaggi de facto, esprimono i sentimenti di chi va in scena. Nathan, Elodie, il fidanzato della ragazza… Uno degli aspetti della narrazione a fumetti che spesso passa inosservato è proprio la forza delle ambientazioni. Lo scenario giusto restituisce al lettore una sensazione che lo introduce alla storia. Se centri questo aspetto del disegno hai già risolto la tavola. È sbagliato considerare la forza di un disegnatore solo dalla sua capacità tecnica di ripasso o di costruzione di un anatomia: conta molto di più l'emozione che comunica al lettore coi suoi bianchi e neri, un segno forte, personale, anche se magari leggermente impreciso.

Volgendo lo sguardo indietro negli anni, si nota l'evoluzione del tuo segno. Come sei arrivato a disegnare con lo stile di oggi? E quali sono gli strumenti con cui lavori attualmente?

Mi sono mosso da un iniziale disegno figurativo molto preciso, nato dall'esigenza di sentirmi le spalle forti tecnicamente, verso un disegno più istintivo ed espressivo. La base è rimasta la stessa, quello che è cambiato molto è stato il ripasso. Ora considero la tavola come un qualcosa di organico, che va bilanciato alla fine, magari anche a colpi decisi di pennarello a punta grossa. Non mi fermo troppo a pensare alla precisione di un segno, quanto alla sua capacità comunicativa. Chiaro che, dovendo disegnare personaggi molto popolari, non si può sconfinare in eccessivi personalismi. Comunque, rispetto agli esordi, ora, pur restando nei confini di un disegno "classico", mi sento più libero e personale nel risultato finale.

Riguardo ai materiali, uso tutto quello che trovo sul tavolo da disegno: pennarelli calibrati, ma anche dita, spugne, timbri, penne...

Da qualche anno sei anche il copertinista di Universo Alfa e Asteroide Argo. Che differenze ci sono nel lavorare su di una tavola a fumetti rispetto a realizzare un'illustrazione per una cover?

Avendo iniziato relativamente tardi a fare illustrazioni a colori il mio percorso è ancora molto lungo e sento che molti traguardi artistici non li ho ancora raggiunti come vorrei. Spesso parto direttamente dai colori, e intorno ci costruisco il disegno. È un approccio facile da adottare, lavorando in digitale. Una tavola a fumetti deve raccontare, una cover può essere anche solo simbolica, deve trasmettere un'idea più che un fatto. Io vedo poche somiglianze tra le mie tavole e le mie illustrazioni a colori, e questa è una cosa che mi lascia sempre perplesso, come ci fosse una schizofrenia di fondo… Devo lavorare per avvicinare questi miei due lati artistici e fonderli, credo sia quello il mio percorso attuale.

Sappiamo che ora sei entrato a far parte dello staff di Morgan Lost: come ti trovi con la nuova creatura di Claudio Chiaverotti? Hai dovuto adattare il tuo modo di disegnare, per cogliere le peculiari atmosfere della serie?

Assolutamente nessuno sforzo nel fare Morgan Lost! Ho cominciato a disegnare una tavola dietro l'altra senza fatica; ho capito tutto subito, è come se il mondo di Claudio fosse in gran parte corrispondente al mio: noir ma con un retrogusto fantastico che mi diverte, sia graficamente che personalmente. È un fumetto molto moderno nello stile narrativo, non annoia neanche un istante e succede di tutto di più, ma senza mai abbandonare il senso di angoscia e disagio continui che permeano tutto il mondo in cui si muove il protagonista. Io lo trovo parecchio "figo" (si può dire?), per dirla in breve.

A cura di Luca Del Savio