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Intervista Dylan Dog

Bilotta sul Pianeta dei Morti!

Abbiamo intervistato Alessandro Bilotta, sceneggiatore del ventinovesimo Speciale Dylan Dog (in edicola dal 19 settembre) in cui prosegue la saga del Pianeta dei Morti!

Atteso, attesissimo! Qualcuno se lo aspettava, con un po' troppa fretta, addirittura lo scorso autunno... E ora, ecco che sta per giungere il momento del nuovo episodio della saga dylaniata del Pianeta dei Morti. Architettata dallo sceneggiatore Alessandro Bilotta, questa cupa visione del futuro dell'Indagatore dell'Incubo ha colpito i lettori sin dal suo esordio (Dylan Dog Color Fest 2, datato 2008). L'annuncio della "trasformazione" dello speciale annuale di Dylan Dog nella "casa" del Pianeta dei Morti e la promessa di un'avventura inedita all'anno ha moltiplicato la curiosità e l'attesa di cui sopra. Ora, il 19 settembre, arriva il momento di leggere un nuovo capitolo, intitolato "La casa delle memorie". Abbiamo chiesto allo stesso Bilotta di anticiparci cosa ci attenderà in edicola, indossando i panni di moderno Caronte per traghettarci verso il Pianeta dei Morti!...

► Con "La casa delle memorie", torna la saga del Pianeta dei Morti: è necessario che i lettori facciano un piccolo ripasso delle precedenti storie di questo filone, oppure ci hai pensato tu, nel tuo nuovo racconto, a metterli in pari con la vicenda?

La nuova serie di speciali è fruibile in maniera autonoma. Così anche ogni singola storia, seppure avrà delle trame che andranno avanti nel tempo, sarà leggibile da sola.

Ci ho pensato io. La nuova serie di speciali è fruibile in maniera autonoma. Così anche ogni singola storia, seppure avrà delle trame che andranno avanti nel tempo, sarà leggibile da sola. Non potrebbe essere altrimenti per degli episodi a cadenza annuale, ma a parte questo, è il modo in cui io concepisco la serialità. Lavoro su ogni storia di una serie come se fosse un romanzo a sé, capace di catturare il lettore di passaggio, ma allo stesso tempo di offrire un quadro più generale al lettore fedele.

► Negli ultimi anni, gli zombie godono di un'estrema popolarità. Qual è, secondo te, il loro segreto? Perché i morti viventi non passano mai di moda e, anzi, di questi tempi, riscuotono così tanto successo?

Negli ultimi anni, gli zombi mi sembrano utilizzati come mostri per scene d’azione. Qualcosa che t’insegue e fa paura come uno squalo, o come gli indiani nei primi western. Quindi penso che piacciano per loro capacità di fare paura. Tutto questo invece a me annoia molto. Dei morti viventi mi interessano le loro caratteristiche metaforiche, quelle che George A. Romero aveva colto appena, in maniera anche molto casuale, ma che Tiziano Sclavi ha saputo far proprie e portare a un livello di profondità che non ho ritrovato in altre opere.

► Cosa cambia nello scrivere il Dylan giovane del mensile rispetto a quello invecchiato del Pianeta dei Morti?

La mia visione di Dylan Dog è quella di un uomo come tutti, sensibile e romantico, che resta intimamente coinvolto nelle vicende dei personaggi con cui entra in contatto. Può essere doloroso, ma in un modo o nell’altro Dylan Dog va sempre avanti. Quello invecchiato del Pianeta dei Morti invece ha superato un limite, ha spezzato qualcosa che non potrà essere riparato. Questo ex indagatore del futuro non può più andare avanti con la leggerezza di un tempo, non ha più la stessa forza, né le stesse motivazioni.

► La Londra in piena apocalisse zombi che descrivi è uno specchio realistico del futuro di Dylan o l'avventura è ambientata in una realtà parallela, ipotetica?

Io la immagino da sempre come uno specchio realistico del futuro. Questa sembra una piccola differenza, che invece è determinante nel mio modo di sviluppare le storie, perché tutti gli elementi che inserisco sono realistici e plausibili nel modo in cui si ricollegano al mondo e alla continuity di Dylan Dog.


Amarcord (cliccate sull'immagine per visualizzare la tavola intera).

► Nello scrivere la saga del Pianeta dei Morti, hai tenuto come riferimento qualche racconto, romanzo, film e telefilm zombesco in particolare o sei andato a ruota libera, tanto queste figure sono radicate nel tuo immaginario?

Dopo aver visto migliaia di horror, soprattutto in età scolare, ammetto che ho molta difficoltà a lasciarmi appassionare. Quando sviluppo una storia, parto spesso da un tema, poi su quello si accumulano materiali che fluttuano intorno a quelle riflessioni. Qui i temi centrali sono la memoria, la follia, e la condizione umana insensata e abitudinaria. Così, fra le tante, le cose che mi sono passate per la mente sono state "Amarcord" di Federico Fellini, "Fitzcarraldo" di Werner Herzog, "Il Trattato sulla natura umana" di David Hume, "Le confessioni" di Sant’Agostino e Hannah Arendt. Anche leggendo "Una ballata del mare salato" a volte ci si imbatte in una frase come “Fermarsi nel passato è come custodire un cimitero”, e anche quella apre lo spiraglio per un’idea. Alla fine, in qualche modo, viene fuori una storia.

► Per finire, lasciamo i morti viventi e parliamo del tuo futuro immediato: sono in programma tue nuove storie, nella serie mensile di Dylan? Appariranno dei nuovi racconti nella collana Le Storie? A cosa stai lavorando, attualmente?

Il secondo episodio del Pianeta dei Morti sarà disegnato da Giulio Camagni, che sta facendo un bellissimo lavoro, cupo e senza scampo. Ho scritto diverse storie per la serie mensile di Dylan Dog, ma nessuna di queste è ancora in programmazione. C’è poi una storia per un Color Fest, disegnata da Sergio Ponchione, a cui tengo particolarmente. Nella collana Le Storie uscirà in particolare un racconto realizzato in coppia con Pietro Vitrano, dopo la nostra esperienza su "Nobody". Poi sto lavorando a un progetto molto grande che vedrà la luce fra un anno, quindi forse è ancora presto per anticiparlo, però avremo modo di tornare a parlarne qui, vero?

►Certamente!

a cura di Luca Del Savio