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Intervista Le Storie

Controstorie!

Gianmaria Contro, curatore della collana, esordisce alla sceneggiatura con un gotico episodio di Le Storie. Lo abbiamo intervistato, per conoscere più da vicino il suo lavoro e il suo percorso di autore.

I lettori dei nostri albi, ormai da diversi anni, sono abituati a riconoscere la firma di Gianmaria Contro in calce a numerose rubriche, ai dossier degli Almanacchi e dei recenti Magazine o, ancora, alle interviste ai grandi autori dei "texoni". I più attenti lo avranno ritrovato anche al timone redazionale di tante serie e mini-serie, nonché in veste di grafico, un ruolo assunto insieme a quello di curatore della collana Le Storie. Dopo aver portato in edicola svariati albi scritti da tanti talentosi autori, per Gianmaria è arrivato il momento di indossare dei nuovi panni: quelli di sceneggiatore. Con "L'innocente", eccolo debuttare sul trentaquattresimo albo di Le Storie (disponibile dall'11 luglio), con un racconto, illustrato da Francesco Ripoli, che affonda le sue nere radici tra i brividi perturbanti della letteratura gotica.



► Con "L'innocente" fai il tuo esordio come sceneggiatore di fumetti: raccontaci il tuo percorso, come sei arrivato fin qui?

Come diceva quel tale… “sarò breve”? Ci provo: ho varcato la porta di una redazione per la prima volta all’inizio degli anni Novanta. Era quella de "La Rivisteria", un mensile specializzato in editoria & mercato librario, dove mi sono fatto, se non le ossa, almeno le cartilagini. Le ossa me le sono fatte scrivendo un saggio; s’intitolava "Il mercato del terrore – mostri e maestri dell’horror" e credo che i più tenaci cercatori possano ancora trovarne qualche copia fossilizzata grazie ai tanti bric-à-brac e mercatini dell’usato di Internet. Di lì sono passato a quello che si chiamava (e forse si chiama ancora) content management – leggi: pensare e scrivere testi – per un sito web. Il passo successivo (nel frattempo avevo già avviato la mia piccola avventura bonelliana) è stato partecipare alla fabbrica di magazine come "HorrorMania" e "ThrillerMania". Esperienze a cui è seguita la più recente, e purtroppo breve, partecipazione alla testata "Horror Time"


Un'oscura presenza... reale o immaginaria? (cliccate sull'immagine per vedere la tavola intera).

Mi fermo qui, ché non vorrei essere più noioso del necessario. Anche se tutte le prove sono contro di me, non sono un grafomane, lo giuro! Ma non posso negare che scrivere mi piaccia, così come non posso negare che Sergio Bonelli Editore mi abbia concesso lo spazio per coltivare questa inclinazione personale a trecentossessanta gradi. In fin della fiera, approdare alla sceneggiatura fumettistica era, in un certo senso, “la chiusura del cerchio”…

► Come è stato il tuo approccio alla scrittura? Quali scogli hai dovuto affrontare, nei panni di sceneggiatore, dovendo ragionare per immagini che qualcun altro (il bravo Francesco Ripoli) avrebbe dovuto materializzare sulla carta?

La prima risposta che mi viene è che facendo il mestiere di curatore redazionale – lavorando su decine di tavole ogni giorno, per tredici anni consecutivi – alla fine qualcosa ti rimane inevitabilmente attaccato alle dita. Insomma, la tecnica, i trucchi del mestiere e le potenzialità espressive del fumetto ti entrano nel sangue… La verità, però, è che “ragionare (ovvero scrivere) visivamente” mi è sempre risultato naturale. Sarà che, come tanti coetanei, sono cresciuto a Pane & Immagini, ma pensare una narrazione in termini di “inquadrature”, “sequenze”, “ritmo”, “montaggio” e via dicendo è un – chiamiamolo così – passatempo che coltivo da tanto tempo.

Sarà che sono cresciuto a Pane & Immagini, ma pensare una narrazione in termini di “inquadrature”, “sequenze”, “ritmo”, “montaggio” e via dicendo è un – chiamiamolo così – passatempo che coltivo da tanto tempo.

Da questo punto di vista, l’incontro con Ripoli è stato una perfetta congiunzione astrale. Francesco, oltre ad avere un’eccezionale capacità di cogliere e visualizzare lo spirito dei personaggi, le atmosfere in cui si muovevano, ha anche dimostrato grande pazienza nel sopportare – e, nel caso, migliorare – le mie maniacali indicazioni “di regia”. È inutile girarci intorno: se questo albo ha dei pregi, sono al 90% merito suo, io mi porto a casa i difetti, e magari il 10% di buono che avanza…

► Da appassionato di letteratura horror, la tua storia d'esordio non poteva che rientrare in questo genere narrativo. Sfogliando l'albo, "L'innocente" sembra pienamente immerso nel genere gotico ottocentesco... Quali sono i pilastri della tua storia, gli ingredienti principali, i punti di riferimento da cui sei partito?

Beh, quando si parla di “fonti d’ispirazione” si rischia sempre di mettere il topolino di fronte alla montagna che l’ha partorito. La montagna, in questo caso, è fatta di tante letture (e tante pellicole) accumulate nella mia testa nel corso degli anni. Sarebbe terribilmente noioso, per chi ci legge, elencarne anche solo una parte… In effetti, ho confezionato il plot de “L’innocente” senza troppe elucubrazioni a tavolino, lasciando che il fluido che mi si è depositato sotto pelle facesse il suo naturale effetto. Cosa mi serviva, in fondo? Una vetusta magione immersa in una brumosa campagna, una donna bella e algida nel contempo, un investigatore astuto ma anche ingenuo, segnato da un passato tanto doloroso quanto inconoscibile… E poi? Un mistero, un macabro orrore che si manifesta così, nel cuore di una “notte buia e tempestosa”, senza apparente motivo... il tutto condito da una dose di romanticismo “alla Jane Austen”, e il gioco è fatto!

Detto così, sembra una specie di puzzle freddo e impersonale, ma questo vale solo per la “confezione”; ciò che contiene – te ne accorgi solo dopo – è estratto da parti di te stesso che di solito rimangono in disparte, nella coda dell’occhio. Alla fine, bisogna dirlo, quella di Gotico Ottocentesco non è una nozione storicamente rigorosa, ma solo un pretesto narrativo, una sfera dell’imma­ginario dai confini sfumati, nella quale si può trovare un po’ di tutto. La sua potenza sta proprio in questo: nel dare vita ai fantasmi e alle ombre, alla dimensione del meraviglioso, dell’onirico e del terribile che si nasconde sotto il pelo dell’acqua, anche nelle vite più quiete…


Un po' di sano romanticismo "alla Jane Austen". (cliccate sull'immagine per visualizzare la pagina).

► Dal punto di vista visivo, hai fornito particolari riferimenti al disegnatore?

I materiali che ho dato a Ripoli – qualche immagine, qualche bozzetto sgangherato, cenni generali sull’abbigliamento e l’architettura dell’epoca (potete vederne alcuni esempi nella gallery) – sono poca cosa rispetto a ciò che lui si è procurato da sé. Sarò anche ripetitivo, ma non posso che fargli i più sinceri complimenti per il rigore e la passione con cui si è fatto complice, ovvero protagonista, di questa infernale-e-divertente impresa creativa.

► "L'innocente" è stato un una tantum o pensi di ripetere l'esperienza in futuro, proponendo ai lettori una tua nuova storia?

“Fermatemi, perché so che lo rifarò!”, è la tragicomica dichiarazione di tanti serial killer da B-Movie e io non credo di essere poi così migliore di loro. Scrivere una storia mi è piaciuto e sto pensando di riprovarci, ma non all’interno della collana che curo personalmente… mi sembrerebbe una specie di conflitto d’interessi. Che faccio? Leggo il soggetto che ho buttato giù e, davanti allo specchio, mi dico: “Bene! Bravo! Approvato!”?

La mia personalissima opinione è che la collana Le Storie abbia “da dire e da dare” ancor più di quanto abbia fatto fino ad oggi.

Scherzi a parte, non posso onestamente escludere che in futuro Le Storie si trovi a ospitare un nuovo esperimento narrativo del sottoscritto, ma nell’im­mediato vorrei provare a confrontarmi con altri personaggi/testate… Detto ciò, bisognerà soprattutto valutare con attenzione la reazione dei lettori, sono loro i soli che possono incoraggiarmi o “fermarmi”.

► Rientra nei tuoi panni di curatore de "Le Storie": cosa sta bollendo in pentola? Quali sono le avventure che potremo leggere nei prossimi mesi?

Al momento, mi limito a confermare quanto accennai a suo tempo – nell’Anticipazione sulle uscite del 2014-2015. Prima di tutto, è in arrivo un “doppio colpo boselliano”: Mauro Boselli, infatti, dopo l’uscita dello Speciale a colori Mohawk River, realizzato al fianco di Angelo Stano, tornerà in agosto con una superba vicenda horror-piratesca firmata da un Luca Rossi in forma smagliante… Ma di queste avventure avete già chiacchierato direttamente con Mauro: lascio a lui l'onere di presentarle ai lettori del sito. Poi avremo una digressione fantascientifica, scritta dalla penna nathanneveriana di Alberto Ostini per la matita di una disegnatrice francese, sulla quale, però, vorrei mantenere un po’ di suspense. Seguirà un “esordio” che farà la gioia dei texiani, quello del super-veterano Claudio Nizzi, che riporterà in primo piano l’Avventura – sì, quella con la “A” maiuscola – trascinandoci indietro nel tempo, nel turbolento calderone del colonialismo italiano in terra d’Africa. A tradurre in immagini la sceneggiatura, un giovane talento che, a quanto so, entrerà presto anche nel cuore dei lettori dylandoghiani… E qui mi fermo.

Guardando un po’ più in là, posso dire che anche il 2016 sarà segnato dalla presenza di nomi noti, che si alterneranno a quelli di autori nuovi o “quasi nuovi”, e – se posso sbilanciarmi in un’affermazione “programmatica” – proprio questi ultimi saranno sempre più i protagonisti de Le Storie nel tempo a venire. La mia personalissima opinione, infatti, è che la collana abbia “da dire e da dare” ancor più di quanto abbia fatto fino ad oggi, e che potrà farlo se cominceremo a vederla soprattutto come un laboratorio di idee e proposte, una vetrina per talenti in cerca di spazio…

a cura di Luca Del Savio