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Anteprima Martin Mystère

Zona X prima di Zona X

Dopo il successo della scorsa estate, l'8 luglio arriva in edicola il sesto Maxi Martin Mystère, ancora una volta dedicato alle storie impossibili di Zona X! Ce lo presenta Alfredo Castelli.

Dal passato dei mondi immaginari di Martin Mystère, anche quest'anno siamo riusciti a recuperare alcune storie ai confini dell'impossibile. Racconti che qualcuno dice provengano da una quinta dimensione, "una regione tra la luce e l'oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l'oscuro baratro dell'ignoto e le vette luminose del sapere... la dimensione dell'immaginazione!". Noi bonelliani li conosciamo come i racconti di Zona X, storie immaginarie narrate dal Detective dell'Impossibile.

L'8 luglio approda in edicola il sesto corposo Maxi Martin Mystère, un volume che, dopo il successo della scorsa estate, torna a riproporre storie pubblicate diversi anni fa e ormai introvabili. La prima, "La scatola dei trucchi" (di Alfredo Castelli e Enrico "Henry" Bagnoli), è originariamente apparsa sui numeri 61/62 (1987) e 83/84 (1989) di Martin Mystère. La seconda, "Al di là del tempo" (di Castelli, Lotti & Pasini, per i disegni di Gino Vercelli), era invece ospitata tra le pagine del settimo numero di Zona X (1994).

Ad accompagnare le tavole in anteprima che vi offriamo nella nostra gallery, vi anticipiamo, qui di seguito, l'introduzione che Alfredo Castelli ha firmato per il volume.


Un'invasione aliena, puramente radiofonica, diffonde il panico negli Stati Uniti (cliccate sull'immagine per la tavola intera).

Negli Stati Uniti degli anni ’30, grazie al successo della rivista Amazing Stories uscita nel 1926, cominciarono a moltiplicarsi le pubblicazioni fantascientifiche, e insieme con loro, le storie dotate di un “twist ending”, un finale a sorpresa che spesso ribaltava la situazione. Questo tipo di racconti, di cui erano stati precursori il francese Guy de Maupassant, l’inglese Saki, gli americani O. Henry, Ambrose Bierce e pochi altri, diventò presto un genere letterario trasversale, in grado di spaziare dalla fantascienza all’horror al poliziesco; tra i suoi maestri ci limitiamo a citare Fredric Brown, Robert Sheckley e Richard Matheson, e, per quanto riguarda la fiction televisiva, Rod Serling con la sua famosa serie Twilight Zone (“Ai confini della realtà”).

Nei risguardi del volume che troverete in edicola dall'8 luglio, io e Lucio Filippucci ci siamo divertiti a immaginare come sarebbe stata Zona X - che da questo tipo di letteratura trae la sua ispirazione - se fosse uscita negli Stati Uniti proprio in quegli anni ricchi di innovazioni. Probabilmente si sarebbe ispirata alle mode e alle paure del momento: nel caso della tavola che vi proponiamo in anteprima in questa stessa pagina, l’ondata di panico scatenata dal radiodramma "The War of the Worlds" di Orson Welles (1938), che molti avevano creduto la radiocronaca di una vera invasione marziana.


Zona X come Urania negli anni '50
(disegno di Giancarlo Alessandrini).

Se Zona X fosse invece uscita in Italia negli anni ‘50, la sua copertina forse sarebbe stata simile a quella disegnata da Giancarlo Alessandrini su modello del N. 1 di Urania, la prima, importante rivista di fantascienza italiana.

Il racconto che apre il sesto Maxi Martin Mystère è a sua volta un antenato di Zona X. In Martin Mystère Nn. 61 - dove iniziava con il titolo interno di "Le macchine impossibili" - e 62 (1987), il Detective dell’Impossibile da “narrato” divenne narratore, e presentò una storia composta da brevi racconti con “finale a sorpresa”.

L’esperimento ebbe successo, e continuò con una sorta di seguito pubblicato nei Nn. 83 - dove inizia con il titolo interno "Zona X" - e 84 (1989); in occasione della ripubblicazione, le vicende sono state accorpate tra loro in quanto realizzate dagli stessi autori. Anche questo tentativo funzionò, e così si decise di fornire una collocazione a quei racconti fuori dai canoni: nel 1992 uscì il primo numero di Zona X; dal N. 7 (1994) di quella collana è tratto l’episodio "Al di là del tempo".

Dall’uscita di Martin Mystère N. 61 sono passati 28 anni, un periodo in fondo non troppo lungo, eppure si ha l’impressione che i racconti si svolgano in un’epoca davvero remota, in cui agiscono personaggi (come Reagan e Gorbaciov) i quali appartengono a una storia che si confonde con la leggenda. Il glorioso Macintosh Plus e i suoi floppy fanno ormai parte dell’archeologia industrale, eppure con esso il Detective dell’Impossibile, non ancora sposato con Diana, riusciva a compiere operazioni allora decisamente futuribili e oggi alla portata di qualunque computer.

Della Rete, di YouTube, e dei Social Network non si parlava neppure, e per farci sognare bastava la magia di quelle straordinarie “Scatole dei trucchi” piene di piccole e grandi magie che sono gli albi a fumetti.

Alfredo Castelli