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Intervista Dylan Dog

Paura e delirio a Craven Road!

Con l'albo in edicola il 27 giugno, Paola Barbato immerge l'Indagatore dell'Incubo in un labirinto fatto di paranoia e destabilizzanti incertezze. Un capitolo fondamentale nella storia di Dylan Dog!

Già il titolo di Dylan Dog 346, in edicola dal 27 giugno, riesce a farci intuire quanto l'orizzonte dell'Indagatore dell'Incubo stia per farsi fosco. Quella di "...e cenere tornerai" è un'avventura così disturbante, labirintica e scioccante che non poteva che scaturire dalla mente di una Signora degli Incubi come Paola Barbato. L'abbiamo intervistata per farci portare dietro le quinte del suo racconto, un capitolo fondamentale nella cosiddetta "Fase 2" del rinnovamento dylandoghiano.

► In un'intervista – riguardante Sighma e pubblicata tra le pagine del vecchio sito – dichiaravi: "(quello dell'identità e della spersonalizzazione) è un tema che mi è molto caro. Se analizzate a fondo (ma anche stando in superficie), scoprirete che molti dei miei Dylan si snodano proprio intorno al concetto di "identità"." Sfogliando "...e cenere tornerai", mi sembra che la storia ruoti attorno alla perdita d'identità dell'Indagatore dell'Incubo e che tu abbia voluto minare molte delle sue certezze, riguardo se stesso e il suo mondo. Cosa succede? Perché gli vuoi così male?


La copertina di "…e cenere tornerai", di Angelo Stano
(cliccate sull'immagine per ingrandirla).

Tutt’altro, a muovere praticamente tutte le mie azioni è l’affetto che gli porto. Un po’ come quei genitori che sono troppo severi con i figli “per il loro bene”, i figli non saranno contenti ma crescono con la schiena dritta. Lungi da me sentirmi madre di Dylan, però sono una di famiglia, e da tempo lo vedevo appannato e smarrito. Quello che gli sottraggo in questo albo non è la sua identità ma certe sue certezze, quelle cose che lo definiscono in maniera esteriore, tutto sommato posticcia, non interiore. Anche lui, come molti lettori, si era adagiato sui suoi cliché e rischiava di restarvi intrappolato, cosa pericolosissima. Dylan non è il campanello che urla, non è il maggiolone, non è il suo clarinetto. È un personaggio che è in grado di essere (e ritrovare) se stesso anche quando viene denudato di ogni cosa. È proprio allora, quando a Dylan non resta che Dylan, che riesce a riconoscersi e noi con lui. O almeno io l’avevo intesa così.

► L'albo in edicola dal 27 giugno sembra rappresentare un nuovo punto di svolta nella storia di Dylan: come si inserisce nella fase di rinnovamento della serie che tu e gli altri autori state portando avanti dallo scorso anno?

È noto che, nei piani di Roberto Recchioni, questo avrebbe dovuto essere il sesto albo della "Fase 2", i sei passi di cambiamento nella vita di Dylan che avevano avuto inizio con “Mai più, ispettore Bloch”. I tempi di realizzazione, però, si sono rivelati più lunghi del previsto e così l’inserimento dei nuovi elementi nell’universo dylaniato ha richiesto qualche mese in più. Diciamo che con questo albo “catartico” per il nostro Indagatore dell’Incubo il rinnovamento è completato, da qui si parte a consolidare le nuove realtà.

► Scorrendo le evocative e spettacolari pagine dei Cestaro, dalla storia emerge prepotentemente un'atmosfera carica di paranoia e sottile follia. Quali sono le suggestioni che hai fornito ai disegnatori per permettergli di entrare nel tuo labirinto narrativo?

Dylan è un personaggio che è in grado di essere (e ritrovare) se stesso anche quando viene denudato di ogni cosa. È proprio allora, quando a Dylan non resta che Dylan, che riesce a riconoscersi e noi con lui.

Con i fratelli Cestaro ho intrattenuto una relazione epistolare quotidiana durata circa un anno, prevalentemente composta di minacce di morte (a me) e lacrime (loro). La sceneggiatura era molto ricca, carica di significati e letture doppie, triple e carpiate. Ho cercato di essere loro d’aiuto in tutti i modi possibili, perché lo sapevo che era un albo difficilissimo da realizzare. Ho mandato fotografie, schizzi tragicomici, suggerimenti e suggestioni che, visto il risultato, penso di essere riuscita a trasmettere. Loro sono due ragazzi solari e deve essere stata un’impresa orientarsi nella mia cupa visione del mondo.

► Ci sono precedenti avventure che, in qualche modo, hanno preparato il terreno per "...e cenere tornerai"?

I rimandi sono molto pochi, almeno quelli riferiti all’universo dylaniato. In realtà, quest'albo potrebbe essere letto anche avendo una conoscenza minima della serie, non è necessario alcun vademecum. È una specie di “tana, liberi tutti”.

► La storia si chiude con una sequenza davvero sorprendente! Senza anticipare nulla, dovremo aspettare molto per leggere le conseguenze dei fatti raccontati nelle ultime pagine? Oppure, già a luglio, nel prossimo albo da te sceneggiato, potremo assistere a un'evoluzione della situazione?...

Ciò che avviene nelle ultime pagine è delicatissimo, è stato molto difficile mantenere l’equilibrio necessario per lasciare aperte una serie di eventualità del tutto diverse su ciò che potrebbe derivarne. Per adesso, io non ne ho più scritto una sola riga. È tutto nelle mani di Roberto.

a cura di Luca Del Savio.