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Intervista Dampyr

Harlan, ti presento Rosenzweig!

Abbiamo incontrato il disegnatore di "Davide Golia" e "Zigo Stella", stavolta al servizio dell'ammazzavampiri bonelliano, nella prima parte di una storia doppia, in edicola dal 6 maggio.

Quello di Maurizio Rosenzweig è un tratto inconfondibile, per gli appassionati di fumetti.


Maurizio Rosenzweig, autoritratto.

Tanto personale quanto vigoroso, sempre in bilico tra l'istinto e la maniacalità, capace di esplosioni di dinamismo quanto di pause contemplative, alla ricerca di qualcosa...

Una ricerca che ha sempre accompagnato l'autore milanese nei suoi lavori personali (i volumi di "Davide Golia" e "Zigo Stella", per esempio) quanto in quelli "su commissione", magari realizzati per il mercato americano (si vedano i recenti "Clown Fatale" e “Resurrectionists” per Dark Horse).

Un percorso che continua con una nuova sfida, quella con il fumetto bonelliano e con Dampyr, in particolare, di cui ha disegnato una storia doppia. Un'avventura che ha inizio il 6 maggio, con l'arrivo in edicola del numero 182 dell'ammazzavampiri di Boselli e Colombo: "Nella Dimensione Nera".

Abbiamo incontrato l'eclettico Rosenzweig, il quale, oltre a rispondere alle nostre domande, si è anche prestato a realizzare un video-omaggio ai lettori di Dampyr!

Fumettista, illustratore, insegnante, adoratore dei Kiss, maestro di arti marziali... qual è il "ruolo" a cui ti senti più vicino, in questo momento?

Fumettista lo sono da quando ho fatto il primo fumetto, a 4 anni: Superjoe contro Bakak. L'ultimo incontro di boxe l'ho disputato nel 2006, e sono finito due giorni a camminare come nei geroglifici, con le costole che si muovevano come biglie in una borsa. Non insegno più wing chun da anni, e ho i tempi di reazione di un'anziana, e su questo non si scherza. Se non hai quelli, la devi piantare.

Avevo davvero bisogno di imparare cose nuove. Di risolvere problemi nuovi. Il disegno e l'amore ti misurano senza fronzoli.

La scuola di fumetto mi è diventata faticosa, per una stanchezza derivata da sconquassi esistenziali che mi hanno tolto competitività e autorevolezza. Cose necessarie, in overdosi diverse, se vuoi irrorare di energia la curiosità dei ventenni che, si sa, di quella non devono difettare in quegli anni in cui credono che il Mondo sia loro prima che lo diventi davvero.

Facendo i conti, dunque, insieme al bisogno anatomicochimico di raccontare storie, è rimasta invariata la devozione ai Kiss, la più grande band del Pianeta!

Quali sono le cose che più ti piacciono o che meno sopporti del fare fumetti, sia che siano scritti e disegnati da te o realizzati, su sceneggiatura di un altro autore, per il mercato americano piuttosto che per quello italiano?

Credo mi piaccia tutto. I gusti sono questione di cultura; più cose sai e più cose apprezzi. Negli anni ho dovuto disegnare cose che all'inizio mi spaventavano, ma che poi mentre le imparavo si sono fatte interessanti. È il motivo per cui ho risposto alla chiamata della Bonelli. Avevo davvero bisogno di imparare cose nuove, di lasciare la trincea dello stile. Di risolvere problemi nuovi. Il disegno e l'amore ti misurano senza fronzoli.

Non mi piace disegnare le moto. Ecco, quello è l'unico favore che chiedo agli scrittori con cui lavoro. Le moto, e le scene di violenza sulle donne. Di recente mi sono rifiutato di disegnarne una per una storia americana. Lo sceneggiatore ha capito il mio disgusto verso quelle situazioni. Sarà sessista in modo obsoleto, ma se picchi una donna non sei un uomo. Neanche metà. Fai schifo e basta. Solo Tony Soprano le può malmenare, perché lui mena tutti. Non ne fa una questione di sesso. Ma di telefilm.


La squadra di ammazzavampiri al gran completo (cliccate sull'immagine per visualizzare la pagina intera).

Dei miei libri detesto l'ansia che mi tiene la schiena fredda mentre ci lavoro, che pensi che non hai più tempo, che non stai dicendo la cosa come vorresti, che quel personaggio chiunque lo disegnerebbe meglio e invece al poverino sei capitato tu, e si deve accontentare. Ma chi si accontenta NON gode. E allora torna l'ansia. Perché devi essere onesto anche se rubi da quello che sai e da quello che ti piace, inevitabilmente come se l'IperUranio ti avesse maledetto.

Allora, ecco l'elenco delle cose che non mi piace disegnare:

– no le moto.
– no i cavalli, che sono patate con le zampe di matita e nella scala evolutiva sono sotto i topi come capacità di apprendimento.
– no gli amici della mamma che ti danno la foto di un orribile neonato e ti chiedono di farlo uguale. L'hai fatto brutto tu e io non ho tempo da perdere.
– no super eroi. Tranne Shazam. E Ralph Supermaxieroe. E LaserMan, ma vabbè… quello è un mio personaggio. Perciò va bene.
– no la pizza la sera, perché sono carboidrati, grassi saturi e acidificante.

Qual è stato il tuo percorso di avvicinamento al fumetto bonelliano e a Dampyr, in particolare?

Leggevo Martin Mystère sin dai primi numeri, assieme all'Uomo Ragno e Superman. Dampyr mi è piaciuto fin da subito per i disegni di Majo.


Illustrazione per Napoli Comicon 2015.

Tanti anni fa avevo già fatto delle prove per disegnare il personaggio di Boselli e Colombo. Mi sembra di ricordare che non fossero andate male... Avrei dovuto aggiustare la faccia di Harlan, che io vedevo vampiresca, e invece la volevano bella. Ma dei ricordi non ti devi fidare. Mettono cerotti ovunque, e tu pensi che le cose siano andate meglio di quanto credi. Rimane la questione che non ero abbastanza maturo per un lavoro simile. Ero troppo estemporaneo.

Un'altra cosa che ho imparato disegnando Dampyr è che ho capito che non si può più dire nulla dei fumetti disegnati da un altro. È un lavoro gigante quanto la vita stessa. Serve solo rispetto per un lavoro simile. Non riesco più a criticare il lavoro di nessuno, perché mi figuro che quel tizio possa aver passato più di un anno piegato sui disegni, a cancellare e a rifare, a riguardare, a studiare come girano le pieghe di un cappotto.

Quando fai le cose per conto tuo e ti ingolfano di complimenti, ti senti il Re della Città. Ma lo stile diventa un alibi per non fare che neanche te ne accorgi. Disegnare in modo credibile una macchina che entra in un parcheggio, la panoramica di una città che non sia Stranopoli, o una ragazza che dorme senza farla sembrare la figlia di Satana che digerisce anime, è un altra storia. Lì ti misuri con il vero mestiere. E non puoi barare come quando ti inventi macchine e vestiti.

Poi il lavoro di un altro ti può non piacere, per questioni tue, ma se devi dire qualcosa devi farlo con educazione. In caso diverso è nel diritto del criticato brutalizzare la faccia del maleducato. È una questione di civiltà. Fa niente che l'internet ha aperto le gabbie dei nuovi cafoni. Bisogna avere modi gentili.

Per capire come fare al meglio le pagine di Dampyr guardo tanto Luca Rossi, Stefano Andreucci…e beh…Majo! Mi piace tanto Michele Cropera.

Aspetta. Mi sa che non ho capito la domanda. In che senso "percorso di avvicinamento"?!? Porca miseria… ho risposto per niente. Fammene un'altra. Questa la salto.

Qual è stato l'aspetto più difficile da affrontare, nella doppia storia scritta da Boselli? Piacendoti mostri e creature demoniache, dovresti esserti divertito, nella Dimensione Nera...

All'inizio i disegni erano molto trattenuti e rigidi. I visi appena caratterizzati, la recitazione cementata in movimenti imbustati. Direi quello, dunque. Disegnare i personaggi già ben noti a tutti con naturalezza, ma senza caracollare nei miei limiti. Ero super spaventato. Poi sono sceso a patti con i timori e ho capito meglio come risolvere quelle cose. Spero. Credo. Spero.


Demoniache schiere pronte alla pugna (cliccate sull'immagine per visualizzare la tavola intera).

Mi piace molto come scrive Mauro, ha un sacco di idee. Anche se mi ha fatto togliere il logo dei Kiss dalla maglietta di Harlan e fatto correggere una gonna che aveva un disegno particolare, rovinando le terga di un personaggio femminile che aveva una sua eleganza. Non si fa. Se correggi le mie donnine rifiuti la femminilità quella vera, che non è per tutti, ma ci devi almeno provare. Ne va del gusto della razza umana per la vera bellezza.

L'altra cosa che ho dovuto imparare sono i tempi narrativi di un albo Bonelli. Sono molto diversi da quelli nei fumetti americani. L'azione è come sospesa. Fatta di fotografie. Forse perché è maggiore la regia. Nei fumetti mainstream americani, un pugno nuclearizza il nemico, lo sfondo, la griglia della pagina e il lettore. Per un pugno risolutivo devi usare una doppia splash page. È Superman contro Cassius Clay di Neal Adams, quello di cui parlo.
Comunque mi sono divertito davvero molto, avendo anche una passione per Vampiri, demoni e Mostri. Ho più dvd horror che ricordi.


Vapula, il personaggio preferito di Rosenzweig.
Scopriremo mai come ha perso i padiglioni auricolari?

Il mio personaggio preferito della doppia storia è Vapula, l'Uomo Pantera, anche se non capisco perché non abbia le orecchie. Senza orecchie non sta bene. Ho proposto a Mauro uno speciale su di lui e sulla sua scuola di Arti Marziali. Speriamo mi dica di sì. Vorrei raccontare come ha perso le orecchie. Non scherzo.

Una mattina, lì in Bonelli, ho visto delle fotocopie delle mie tavole con il lettering dentro. È stato emozionante. Davvero. Sono cose che non puoi spiegare.

Non vedo l'ora di vedere il numero stampato, odorare quella carta e quella colla lì che sento da quando leggevo i primi Martin Mystère… Quando Mauro mi ha preso nella serie, è stato un momento molto bello. Mi è sembrata una promozione.

► Parlando di oltremondi e creature impossibili, quali sono gli illustratori, i pittori, i fumettisti, gli autori che più hanno influenzato il tuo gusto per il fantastico?

Sono cresciuto con Richard Corben e le donnine di Robert Crumb, e credo che questa cosa si veda ancora, nelle sintesi che uso per i corpi femminili. Poi Jack Kirby e John Romita. E in tempi recenti ho ricevuto scosse cerebrali da Go Nagai, Shinichi Hiromoto, Tsutomu Nihei, Hideshi Hino. Credo che le lezioni più utili e funzionali per questo lavoro mi siano arrivate da Alex Raymond.

Però metto nella impastatrice Modigliani, Fellini, Sorrentino, Playboy, Frank Capra, Stallone con Rocky e Rambo ma anche tutta la sua mitologia, Neil Simon, i Kaiju, Woody Allen, le commedie anni '80 e i telefilm di Colombo e l'immaginario dell'Heavy Metal, del paganesimo, dell'ebraismo, dei film horror e di quelli italiani tipo "Il Cappotto" di Alberto Lattuada, o "La Decima Vittima" di Elio Petri.


Dalla matita al definitivo
(cliccate sull'immagine per vedere l'animazione).

Non leggo tanti fumetti. Li guardo, per lo più. Leggo i libri di Diego De Silva, e guardo film su film. È che le influenze possono arrivare da ovunque e nei momenti meno opportuni, come crampi o come regali. Anche da allievi, o da amici che pasticciano incapaci di disegnare sui bordi di un quaderno o dietro a uno scontrino.

Guardando indietro, come è cambiato il tuo tratto e il tuo modo di approcciarti alla visualizzazione di una storia, nel corso del tempo?

Quando avevo – credo – 8 anni, ho scoperto che facendo il disegno prima a matita potevo limitare il numero di errori.

Mi sentivo Copernico.

Penso sia un episodio emblematico per la risposta che mi chiedi. In questo lavoro non devi mai smettere di scoprire cose. Altrimenti ti fermi. Deve crescere con te, e tu diventare più grande con lui. Anche se i tempi di lavoro ti costringono a cercare soluzioni che "funzionano" e che siano soddisfacenti per la committenza, devi trovare sempre il tempo per studiare cose nuove.

La vedi nei disegni, anche, quella intelligenza. Il bello è che a un certo punto sono tutti bravi, perché uno ha capito come si storcono le macchine in prospettiva, e un altro ha capito come fare i capelli delle donne. Per dire che alla fine capiamo tutti qualcosa meglio di un altro, e quella soluzione va nell'archivio dell'esperienza, lì per tutti.

Un'altra cosa che ho imparato disegnando Dampyr è che ho capito che non si può più dire nulla dei fumetti disegnati da un altro. È un lavoro gigante quanto la vita stessa.

È il bello di disegnare. Se da una parte fai qualcosa che al Mondo e in quel modo puoi fare solo tu, dall'altra condividiamo soluzioni e scoperte. È bellissimo. Se ce lo ricordassimo, smetteremmo anche di litigare per invidie silenziose e di competere.

Rivolgendo lo sguardo verso il futuro, invece? Cosa ti aspetta, dopo Dampyr? Progetti personali e per il mercato USA, ma anche un albo di Le Storie, se non sbaglio...

Intanto quell'albo de Le Storie con Antonio Serra che dici tu a cui sto lavorando; una storia ambientata in Giappone negli anni '50. E dopo non lo so.

Molte cose sono ancora da delineare, ma in tutto questo spero di fare un libro nuovo. Mio. Sto scrivendo la storia in questi mesi. Di quello ho davvero bisogno. Ci saranno tutti i miei personaggi più storici, da Davide Golia a Satanella, da Zigo Stella a Frank, l'attore di fumetti, fino a Ghigo, l'orsetto avventuriero.

Poi altri numeri di Dampyr, e il ritorno di Zigo Stella. E mini serie per voi, e per me.

Cercare di vivere sempre più tranquillo.
Recuperare i vecchi amici con i quali ho sbagliato le maniere.
Arrivare a 140 chili di panca, almeno come massimale.
Continuare a detestare i cavalli e le moto.
Stare sereno con una ragazza che dovrebbe smettere di rompere le scatole
No la pizza la sera, perché sono carboidrati, grassi saturi e acidificante.

a cura di Luca Del Savio


Ed ora, un omaggio a tutti i seguaci di Dampyr da Maurizio Rosenzweig!