Notizie Flash

Archivio Flash

Edicola

Agenzia Alfa n. 38 - Agenzia Alfa 38 cover
 
Speciale Dampyr n° 12 cover
 
Il segreto di Juliet - Morgan Lost 13 cover
 
Il viandante - Nathan Never 305 cover
 

Intervista Dampyr

Cattive ragazze

Il 3 aprile arriva in edicola il numero 181 di Dampyr, "La lunga notte dell'odio". Abbiamo intervistato le due sceneggiatrici della tenebrosa avventura: Rita Porretto e Silvia Mericone!

Una piccola e tranquilla cittadina qualunque, nel cuore dell'Iowa. Un demone ramingo e una ragazzina stanca di subire le regole e le vessazioni dei genitori stanno per scatenare una tempesta di orrore che solo il Dampyr potrà tentare di fermare. Questo l'incipit di "La lunga notte dell'odio", numero 181 di Dampyr, in edicola dal 3 aprile. Un albo che segna l'esordio sulla serie di due "cattive ragazze": Rita Porretto e Silvia Mericone, sceneggiatrici che andiamo a conoscere meglio attraverso la nostra intervista.

► Innanzitutto, mettiamoci d'accordo: come risponderete alle mie domande? All'unisono o ognuna con la propria voce?

Rita Porretto: Un po’ per uno. Ne approfitto per dire che Silvia è quella intelligente, io quella simpatica…

Silvia Mericone: Ha detto tutto lei, non mi sento di contraddirla.

Raccontateci quali sono le vostre esperienze, prima della storia per il Dylan Dog Color Fest e del Dampyr in uscita questo mese.

RP e SM: Dopo qualche piccola produzione, siamo riuscite a pubblicare la serie "Dr. Morgue" per la Star Comics, una storia a cui siamo legate in modo viscerale, fondamentalmente per due motivi: potevamo trattare di argomenti che ci interessavano molto e nel modo che volevamo, ma soprattutto potevamo raccontare di Yoric Malatesta, il primo personaggio Asperger in una serie a fumetti popolare. Grazie al Dr. Morgue abbiamo acquisito credibilità come professioniste, o perlomeno abbiamo iniziato a sentirci abbastanza credibili da presentare delle proposte per le serie Bonelli.


Winter , Iowa - Paesaggio con "Demone ramingo".

Come vi siete avvicinate, al fumetto e quali strade vi hanno portato al mestiere di sceneggiatrici?

RP: Ho imparato a leggere su di un fumetto. È una passione che mi ha sempre accompagnata, però la passione non basta per farlo diventare un mestiere… Ci pensavo, ci scherzavo su e lo volevo, ma rimaneva un sogno… Poi, per puro caso, scopro di un corso nella mia città e, anche se con tanti dubbi, decido di frequentarlo. Dopo ci sono state le fiere, dove ho avuto la possibilità di conoscere gente che faceva questo mestiere per davvero. Lì ho capito che non ne sapevo niente ed era molto arrogante da parte mia credermi capace solo perché… lo volevo tanto. Silvia mi ha aiutata molto, senza di lei non avrei mai avuto la possibilità di scrivere e raccontare di un personaggio complicato e sfaccettato come il Dr. Morgue, e di conseguenza non avrei mai neanche sfiorato mostri sacri come Dylan Dog e Dampyr.

SM: Io posso considerarmi un'outsider totale, nell'ambito del fumetto. Non pensavo affatto a scrivere sceneggiature perché il mio sogno era lavorare nella regia e avevo studiato per questo; per lungo tempo le mie uniche letture a fumetti sono state "Topolino", "Lupo Alberto", "Calvin & Hobbes", "Sturmptruppen", la rivista "Linus" o il giornale satirico "Cuore". Confesso pure che, quando facevo il liceo, molti miei compagni di scuola leggevano Dylan Dog e io li trovavo incomprensibili... vedi a volte il karma! Mi sono avvicinata a questo universo dopo i diciotto anni, con la lettura del tutto casuale dell'"Eternauta": mi ha folgorato la complessità estetica e poetica che stava dietro a un fumetto, ma soprattutto le possibilità narrative che racchiudeva.

► Rimanendo in tema di "strade", come sono quelle del paese della provincia americana in cui avete ambientato la vostra prima avventura di Dampyr?

RP: Sono molto metodica, quando lavoro. La precedente storia in cui appariva il demone ramingo si svolgeva in Illinois. Per iniziare a scrivere la nostra avventura, ho preso la mappa degli Stati Uniti e, per decidere l'ambientazione del racconto, ho ragionato sul possibile percorso del ramingo, basandomi sui mezzi a sua disposizione, sulle precipitazioni atmosferiche e sui fenomeni meteo degli ultimi cinquant'anni. La scelta della location è ricaduta sull’Iowa, terra di tornado e fulmini. Da lì abbiamo cercato una cittadina tipicamente americana, quasi da cartolina, che al contempo avesse un’atmosfera alienante. Winterset rispettava tutti i presupposti e poi è la città natale di John Wayne! Per "La lunga notte dell'odio" ci siamo rifatte alle strade e ai luoghi di Winterset, anche se abbiamo cambiato il nome in Winter… ci sembrava più evocativo.


Anyel e Dampyr scoprono di avere un problema.

SM: Quando Rita dice di essere metodica, in realtà scherza: è ossessiva e io ne esco sempre molto provata. La scelta di Winterset, per quanto mi riguarda, è stata abbastanza automatica.
A me piace molto il concept della cittadina americana isolata e chiusa nella propria ritualità quotidiana, sempre uguale, che viene sconvolta da una tempesta di crudeltà visive condite da atmosfere inquietanti e sinistri presagi. Questo mi ha divertito molto, forse perché sono sadica, non lo so.

► Come è nata l'idea di questa storia? Quali sono state le vostre fonti d'ispirazione, per la trama e le atmosfere che la caratterizzano?

RP: Dampyr è una serie complessa. Esistono diversi filoni narrativi, tutti ricchi e corposi, ma ci sono anche storie, solo apparentemente fuori continuity, che sono più ostiche, perché Harlan Draka è il risultato delle molte esperienze e avventure vissute, ne va sempre tenuto conto. C’era un episodio, "Pioggia di demoni", che secondo noi aveva bisogno di una seguito e ci è sembrata una sfida interessante, anche se l’eredità pesava. Abbiamo riflettuto sulla figura del demone ramingo, sulle sue caratteristiche e differenze rispetto agli altri raminghi apparsi nella serie e cercato di capire che cosa avrebbe potuto e voluto fare. In quel periodo stavo leggendo un libro di Clive Barker, rimasto nella mia biblioteca per anni, e avevo rivisto da poco la trasposizione cinematografica di "Il giardino delle vergini suicide". Volevamo una storia “miserabile” e credibile, che fosse horror e tragica insieme.

SM: Il mio approccio con questa storia è stato molto disciplinato, quasi “matematico”. Credo che l'horror sia caratterizzato da una serie di cliché e di paure archetipiche, che un bravo sceneggiatore deve saper rielaborare in modo mai banale. Più che fonti d'ispirazione, almeno per me, parlerei di “suggestioni old style”, riferibili agli horror degli anni novanta, al romanzo gotico o all'inizio di "Nostra signora delle tenebre" di Fritz Leiber: la sinistra figura sulla collina di fronte casa del protagonista mi ha suggerito l'affacciarsi del demone ramingo della nostra storia, seppure in un diverso contesto.

► Al centro della vicenda c'è una ragazza dalla vita tormentata: perché vi siete tanto accanite contro di lei?

RP: Non so se ci siamo accanite, ma posso dire che Cathy McDougal ci ha perseguitate per molto tempo! In molte storie horror c’è un personaggio che prova a fare il passo più lungo della gamba, ma non ha la capacità di sostenerne le conseguenze. Cathy, a dispetto di tutto e in un modo spiccatamente personale, ci è riuscita.

Non so se ci siamo accanite, ma posso dire che Cathy McDougal ci ha perseguitate per molto tempo!

Non è esattamente una vittima, non è una carnefice, è entrambe le cose. Cathy è stata ingannata, ha avuto la sfortuna di incontrare un ramingo che ha approfittato della sua ingenuità, ma ha anche avuto in parte ciò che voleva davvero. Credo che Nicola Genzianella sia stato particolarmente attento a cogliere ogni sfumatura di questa donna e degli altri personaggi di Winter, ciascuno con le sue piccole miserie.

SM: Io mi sono accanita e credo anche lei si sia accanita con me, perché ho avuto con questo personaggio un rapporto di ambivalenza emotiva piuttosto spiccato. A tratti mi faceva pena, a tratti volevo morisse nel modo peggiore, poi per estensione volevo morissero tutti. Probabilmente perché detesto le donne che non si autodeterminano e Cathy McDougal è esattamente questo. Ho fatto pace con lei quando l'ho vista disegnata: Nicola Genzianella, che è un maestro di atmosfere, è riuscito a darle la giusta disumanità, che paradossalmente l'ha resa più umana al mio mostruoso cinismo.

► Dopo questo albo, siete già al lavoro su una nuova storia di Dampyr? Quali altri progetti avete in cantiere?

RB e SM: siamo al lavoro su diversi soggetti da sottoporre all’insindacabile giudizio di Mauro Boselli. Non ci siamo mai fermate, Dampyr è una serie che esige tempo e attenzione, storie intricate, che non siano banali e con riferimenti interessanti. Per questo prendiamo spesso spunto da episodi realmente avvenuti, che ci hanno colpite... o terrorizzate! Abbiamo inoltre realizzato una sceneggiatura per Nathan Never e stiamo ultimando la nostra seconda storia per Dylan Dog… e poi da circa un anno stiamo seguendo un progetto di cui, per scaramanzia, non vogliamo dire nulla, ma a cui teniamo molto.