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Intervista Nathan Never

L'eredità di Hopper

Agenzia Alfa 33, in edicola dal 24 febbraio, offre un racconto particolare, su cui si staglia la figura imponente di un gigante della pittura del Novecento, Edward Hopper! Ce ne parla la disegnatrice, Melissa Zanella.

Il 24 febbraio arriva in edicola il trentatreesimo volume di Agenzia Alfa. Il balenottero neveriano – che spesso e volentieri concentra la propria attenzione lontano dal personaggio di Nathan Never, focalizzandosi sugli altri agenti al servizio di Elania Elmore – in questa occasione ospita un lungo racconto, davvero speciale, che vede coinvolta May Frayn: sull'intera storia (contenente, a sua volta, tante storie) domina la presenza delle opere di un grande pittore del Ventesimo secolo, Edward Hopper.

Per portarci dietro le quinte di questa uscita particolare, abbiamo incontrato la disegnatrice che ha illustrato le quasi trecento tavole del tomo. Dopo una lunga militanza tra le pagine di Legs Weaver, la sua ultima apparizione su di un nostro albo risale a cinque anni fa, all'uscita del quinto episodio di Greystorm!

Ecco cosa ci ha raccontato Melissa Zanella, a proposito della lavorazione di "Il sole del mattino".

► Prima di tutto, bentornata! Cosa hai combinato, in tutto questo tempo? Ti sei dedicata "anema e core" al volume di Agenzia Alfa, o hai avuto modo di portare avanti anche altri progetti personali?

Grazie... ma in realtà non me ne sono mai andata! Sono stata in felice immersione, fra l’universo di Nathan Never e quello di Edward Hopper, cercando di renderli compatibili e compenetrabili fra loro – cosa che si è rivelata meno difficoltosa di quanto potesse inizialmente sembrare.

Nonostante quest’impegno, ho seguito anche qualche altra iniziativa. Qualcosa che ritenevo importante, lavori non eccessivamente dispendiosi, riguardo al tempo impiegato, e non in grado di incidere con la realizzazione della storia per Agenzia Alfa. Anzi, devo dire che queste attività parallele mi hanno fatto crescere e maturare un'esperienza utile anche alla lavorazione di "Il sole del mattino".

Come, ad esempio, i disegni che ho fatto in occasione dei due cinquantesimi anniversari –2013/2014 – delle opere più note di Luigi Meneghello (grande scrittore e linguista): "I piccoli maestri" e "Libera nos a Malo". L’Istituzione Culturale Villa Clementi, responsabile delle attività riguardanti l’autore, ha ritenuto di coinvolgere diversi fumettisti e illustratori per “celebrare” questi scritti: ho trovato la proposta inconsueta e interessante, in grado di mettermi, dopo tanto tempo, di nuovo a confronto con l’uso del colore.


Illustrazioni ad acquarello dal "carnet de voyage" irlandese di Melissa (cliccate sull'immagine per visualizzarla interamente).

L’uso del colore e delle mezze tinte mi ha portato a produrre anche una specie di ‘carnet de voyage’ irlandese, che si è materializzato in alcune serie di cartoline: da qui a confrontarsi con la riproduzione in bianco e nero dei quadri di Hopper, il passo è stato breve...

Inoltre, mi piace ricordare gli amici e colleghi di Schio Comics, con i quali ho più volte esposto, in luoghi spesso notevoli e inusuali (ad esempio "Dylan Dog a Caldogno", un evento allestito nello storico bunker-galleria e nella contigua villa palladiana).

► Data la tua proverbiale lentezza, come hai accolto, all'epoca, la notizia che ti era stata assegnata una storia di quasi trecento pagine?

È stato piuttosto strano e divertente: tutto è iniziato con una domanda rivoltami da Antonio Serra (quando ancora si lavorava a Greystorm) che ha condizionato tutti gli eventi successivi. Ovvero “...dopo, cosa ti piacerebbe disegnare?”. Domanda rara, potenzialmente paralizzante! Non so come, ma istintivamente mi è uscito: “Raccontiamo delle storie con Hopper!”, intendendo andare al di là della "solita" citazione e di “usare” i dipinti del pittore americano mettendoli letteralmente “in scena”. Antonio disse: “Vediamo come si potrebbe fare...”.


Edward Hopper protagonista di una delle
storie dell'albo.

Alla fine ci siamo ritrovati a utilizzare tutti gli elementi che speravo di poter raccontare visivamente e addirittura ad avere, in veste di "attore" lo stesso Hopper, presente fisicamente in alcune storie-nella-storia!

► Entriamo tra le tavole di "Il sole del mattino": come accennavi, l'avventura racchiude tante storie, tutte con base di partenza un quadro di Edward Hopper. Quali elementi dei dipinti hanno influenzato la lavorazione dell'albo?

Hopper è un artista fra i più amati e conosciuti da chi si occupa di narrativa “visiva”: che si tratti di cinema o fumetto (senza escludere la fiction televisiva), ha ispirato atmosfere, sequenze, e dato vita a molteplici citazioni. Inoltre, è un grande “suggeritore di storie”: riesce a fermare dei momenti carichi di tensione, dove qualcosa di fondamentale sembra sia appena accaduto, o stia per accadere. Momenti cruciali, in vite di persone comuni, nei cui panni tutti noi ci possiamo immedesimare. Hopper non inserisce grossi “vincoli”: non parla di grandi avvenimenti storici o di personaggi noti. Gli spunti narrativi che offre, sono straordinari. E noi abbiamo cercato di sfruttare, al meglio delle nostre capacità, alcuni di essi.

► Tra le tante storie dentro la storia pubblicata in Agenzia Alfa 33, c'è n'è una che ti ha messo in particolare difficoltà? O, al contrario, tra tutte, qual è quella che ti sei più divertita a visualizzare?

Paradossalmente, i punti più “difficili” di un racconto sono spesso i più interessanti da affrontare, mentre gestire lunghi dialoghi fra poche persone, in un luogo chiuso, è piuttosto complesso. Per cui, a livello di difficoltà indicherei proprio la storia principale come prima in classifica.


"Cape Cod evening", a confronto il fumetto e l'originale (cliccate sull'immagine per ingrandirla).

Riguardo la seconda parte della tua domanda, devo dirti che Stefano Piani – sceneggiatore di Agenzia Alfa 33 – ha scritto racconti che hanno coinvolto praticamente TUTTI i generi narrativi, usandoli al meglio, scavando e contaminando, senza una morale “moralista”; praticando il genere fantascientifico come “contenitore degli altri generi”, pregio notevole della fantascienza che spesso è sottovalutato e poco sfruttato. Inoltre, abbiamo parlato di Hopper cercando di non “tradirlo”, nonostante fosse osservato contemporaneamente da noi, nel 2015, e attraverso gli occhi dei bambini del futuro in cui è ambientata la serie di Nathan Never. Queste caratteristiche hanno reso “divertenti” da illustrare anche le storie più tragiche e commoventi: se proprio devo forzarmi e citarne solo una come mia preferita, nomino quella che parte dal quadro “Cape Cod morning”, un episodio che parla della memoria, e del prezzo che siamo disposti a pagare per mantenerla.

► C'è un quadro dell'artista americano che, potendo decidere, avresti incluso nel racconto e che, invece, Piani non ha preso in considerazione?

Molti altri quadri hanno grandi potenzialità narrative ("Automat", "Conference at night" o "New York movie", ad esempio...), ma il principale è stato, in effetti, inserito: grazie all’esposizione del Palazzo Reale di Milano, ho avuto modo di osservare dal vivo i colori di “Soir bleu”. Il clown al centro della scena ha una carica luminosa non evidenziata dalle immagini riprodotte sui cataloghi che, fino a quel momento, non avevo potuto apprezzare. Dopo aver visitato la mostra, ho scritto immediatamente a Stefano, raccontandogli questo particolare. La sua risposta è stata “Lo mettiamo senz’altro!”, e lo ringrazio per avermi permesso di "interferire" con il flusso del suo racconto, accogliendo il mio suggerimento.


Il clown di "Soir bleu" visto da Melissa Zanella (cliccate sull'immagine per visualizzarla interamente).

► Sono passati oltre tre lustri, dal tuo esordio in edicola: come si è evoluto il tuo stile, in questi anni? Quali erano i tuoi disegnatori o narratori di riferimento, quando hai iniziato a fare fumetti e a plasmare il tuo segno, e quali sono quelli che oggi ti influenzano o incuriosiscono maggiormente?

È difficile giudicarsi con obiettività: bisogna saper osservare dalla giusta distanza il proprio lavoro. Senz’altro ho cercato di arricchire i miei mezzi, di rendere più espressivo il disegno “ammorbidendolo”, tramite l’uso di tratteggi, di matite nere, di punte a pennello e penne a sfera. Il tutto senza perdere in “pulizia”. Era e resta centrale la cura dell’espressività dei visi e lo studio del montaggio, della regia di altri fumettisti, ma anche del “cugino” cinema.

Gli autori di riferimento sono tantissimi. Se devo citarne alcuni (rimanendo nel campo, per convenzione, “realistico”) direi: Alan Davis, Magnus, Art Adams, Terry Moore, Jaime Hernandez, Paolo Bacilieri... ma anche Katsuhiro Otomo, Mike Mignola, Vittorio Giardino, Hermann, Gianni De Luca, Roberto De Angelis, Majo, Charles Vess e non solo. Il tutto, alla continua ricerca del giusto equilibrio fra sintesi e dettaglio. A questi dovrei aggiungerne molti altri, che mi interessano, pur non avendo diretta influenza su come disegno: basta citare autori come Neil Gaiman (in veste di sceneggiatore), Thomas Ott, François Boucq o l’irripetibile duo Bonvi/Cavazzano de "La città".

► Ora che Agenzia Alfa arriva in edicola, stai già lavorando a qualcosa di nuovo, o ti godi un meritato riposo?

Qualche giorno di calma, necessario per recuperare le “festività” – passate sul tavolo da disegno per riuscire a rispettare l'imminente consegna – e poi si riparte! Probabilmente con una storia di Nathan Never. Cosa, per me, assolutamente nuova!

a cura di Luca Del Savio