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Intervista Nathan Never

Ai confini dello spazio-tempo!

Bepi Vigna ci porta dietro le quinte di Asteroide Argo, collana che con l'ottavo albo, in edicola dal 31 gennaio, giunge a un importante punto di svolta!

Nata sulle pagine di Agenzia Alfa, la saga di Asteroide Argo accompagna i lettori di Nathan Never da ben cinque lustri. Dopo i primi racconti, ospitati sul "balenottero" neveriano, l'equipaggio di esploratori spaziali messo insieme da Bepi Vigna ha spiccato il volo, guadagnandosi una collana tutta per sé. Una pubblicazione che, il 31 gennaio, raggiunge la sua ottava uscita. Con "Cramos", molte delle trame sviluppate nel corso degli anni giungeranno al loro culmine, e il quadro che andranno a comporre non mancherà di spiazzare i lettori più affezionati e di sorprendere e coinvolgere anche quelli si avvicineranno per la prima volta a questa collana. Non vi anticipiamo nulla più di così, ovviamente, ma approfittiamo dell'occasione per parlare con Bepi Vigna, uno dei tre "papà" di Nathan Never, vero e proprio demiurgo che plasma il destino dei protagonisti di Asteroide Argo.

► Sembra incredibile, eppure sono già passati quindici anni dalla prima avventura di quello che sarebbe divenuto l'equipaggio di Asteroide Argo. Com'era nata, all'epoca, l'idea di raccontare avventure dal respiro così diverso da quello di Nathan Never?

C’erano alcuni personaggi della serie regolare, come April Frayn e Jack O’Ryan, che ci pareva avessero esaurito la loro funzione narrativa, ma a cui i lettori erano rimasti comunque legati. Piuttosto che metterli semplicemente da parte, proposi di dirottarli su di un altro scenario, che, naturalmente, sarebbe dovuto essere molto differente da quello in cui operava Nathan Never. Pensai che si potesse recuperare un tipo di fantascienza epica, alla Star Wars, facendo finire un equipaggio terrestre in una lontana galassia, dove gli umani si sarebbero trovati a interagire con molteplici specie aliene e quindi a fare i conti con mentalità e costumi estremamente diversi dai loro. Questo spunto, secondo me, non solo offriva diverse possibilità sul piano della costruzione di avventure spettacolari, ma dava modo di rappresentare un contesto multiculturale, che poteva facilmente diventare metafora del nostro mondo contemporaneo, dove il problema del confronto tra culture differenti è molto sentito.
Mi piaceva, inoltre, l’idea di un racconto corale dove l’avventura potesse virare anche in commedia, permettendo di approfondire, anche usando la chiave dell’ironia, aspetti psicologici e caratteriali dei personaggi.

Quali sono state le principali fonti ispiratrici delle storie di Asteroide Argo? Scrivendole, allora come oggi, hai in mente qualche preciso punto di riferimento?

Sono un grandissimo appassionato di serie televisive come Strar Trek e Spazio 1999, e credo che questo si colga leggendo le storie di Asteroide Argo, ma se dovessi indicare una fonte d’ispirazione, mi verrebbe da dire Dune, il romanzo di Frank Herbert, che trovo straordinario per come riesca a conciliare perfettamente la costruzione fantastico-avventurosa con delle solide argomentazioni scientifiche e antropologiche.


Il cast di Asteroide Argo, disegno di Roberto De Angelis (cliccate sull'immagine per visualizzarla interamente).

Nel tempo, il quadro narrativo che hai dipinto si è fatto via via più complesso e non solo hai definito sempre meglio i dettagli riguardanti l'Altra Galassia, ma hai anche approfondito e sviluppato meglio il carattere dei vari protagonisti. Quale tra loro ha maggiormente mutato il suo ruolo e quale pensi nasconda più potenzialità di crescita, in futuro?

Sicuramente il personaggio che si è modificato maggiormente, rispetto alle prime apparizioni, è quello di Helen Sheldon: nata come character di contorno nei primi numeri di Nathan Never e diventata poi, su Asteroide Argo, un comandante autorevole e con grandi doti umane. Come tutti i personaggi della saga, Helen ha una personalità complessa e non è esente da debolezze, ma la sua forza è data dal fatto che riesce ad avere una visione generale delle cose, e questo le permette di agire sempre al meglio per perseguire il bene comune.

Per il futuro, penso che il rapporto tra Jack O’Ryan e la dottoressa Talaak possa essere foriero di sviluppi interessanti. Il loro rapporto di coppia è complicato dal fatto che formano... una coppia molto particolare: lui è un umano, già di per sé tormentato e per giunta costretto in un corpo dall’aspetto sintetico, e lei è una scienziata appartenente a un pianeta popolato esclusivamente da esseri femminili. Il loro amore è sbocciato all’improvviso e tutto, per ora, sembra andare per il meglio, anche se alcune profonde differenze sul piano culturale potrebbero provocare delle incrinature nella loro relazione.

Senza svelare troppo, possiamo anticipare che l'ottavo Asteroide Argo presenta un importante punto di svolta per la serie, nonché una buona occasione per i lettori per "salire a bordo" e iniziare a seguire la collana. La costruzione degli eventi che sfociano nella storia raccontata in "Cramos" è stata sempre pensata per giungere a questo snodo narrativo, oppure il sorprendente finale di questo volume è nato "in progress"?

C’era fin dall’inizio l’idea di arrivare a una situazione come quella che si verifica alla fine della storia che appare nell’albo intitolato "Cramos", perché volevo cimentarmi con uno dei temi classici della fantascienza… che non svelo quale sia, per non rovinare la sorpresa ai lettori. Non sapevo però come ci sarei arrivato. Diciamo che l’idea di questo albo si è venuta sviluppando nel tempo. Quando si lavora a una serie credo che sia importante creare, ogni tanto, dei momenti critici, che preludano a delle svolte, senza però tradire mai ciò che è lo spirito stesso della serie.


Quale oscura minaccia incombe sui nostri eroi? (cliccate sull'immagine per visualizzare la tavola intera).

Sentivo, inoltre, l’esigenza di inserire spunti e temi che, sul piano scientifico (o para-scientifico) fossero di forte attualità. Credo che gli sviluppi narrativi che si verificheranno dopo "Cramos", permetteranno di allargare l’orizzonte potenziale della saga di Argo. Lo scopo, naturalmente, è quello di fornire sempre nuove suggestioni ai lettori.

Spostando l'occhio sul futuro dell'Agente Speciale Alfa, sappiamo che hai terminato di scrivere una mini-serie di Nathan Never, della quale Roberto De Angelis sta per completare i disegni del sesto e ultimo albo. Che anticipazioni ci puoi dare, in proposito?

Io e Roberto crediamo che la miniserie possa dare ai lettori una nuova chiave di lettura di tutte le avventure di Nathan Never fin qui apparse. Alcune cose, per chi ha sempre seguito il nostro personaggio, potranno anche apparire sconvolgenti, mentre chi non avesse mai letto storie di Nathan, dopo i sei albi della miniserie si troverà a conoscerlo in maniera direi “completa”, e magari avrà la curiosità di recuperare gli albi della serie regolare.

Ma non voglio anticipare niente sulla trama, dirò invece che, per quanto riguarda il disegno, questa volta De Angelis, secondo me, si è superato… e la cosa non era proprio facile, trattandosi di un autore straordinario come lui.


Disegno di De Angelis da una miniserie di prosima pubblicazione (cliccate sull'immagine per visualizzare interamente la tavola).

E riguardo la tua attività di scrittore e saggista, stai lavorando a qualche progetto, attualmente?

Ultimamente mi sono dedicato più al cinema, realizzando alcuni documentari di carattere storico–archeologico e un mediometraggio di fiction che è attualmente al montaggio. Conto però di dare un seguito a “La storia delle storie” (pubblicato da Arkadia Editore), un saggio sulla narrazione che è uscito poco tempo fa e che mi ha dato discrete soddisfazioni.

a cura di Luca Del Savio