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Intervista Dylan Dog

Old Boy Mignacco!

Le pagine del Maxi Dylan Dog Old Boy, attualmente in edicola, sono scritte da un veterano della serie: abbiamo incontrato Luigi Mignacco, per farci raccontare qualcosa di sé e di queste tre avventure dylaniate!

Quello di Luigi Mignacco è un nome che non suona certamente nuovo agli aficionados bonelliani. Nel corso degli anni, hanno potuto leggere tanti racconti a fumetti ideati dallo sceneggiatore genovese, un autore che ha sempre dimostrato una notevole versatilità: è stato capace di passare dagli avventurosi anni'50 di Mister No alle atmosfere ai confini del possibile di Martin Mystère, dai viaggi nel tempo di Robinson Hart (eroe di sua creazione, pubblicato su Zona X) a quelli nello spazio di Legs Weaver, dalla Praga di Dampyr alla riserva navajo di Saguaro. Manca qualche personaggio, all'appello? Ma certo! Dylan Dog, un eroe che Mignacco conosce bene da molto, molto tempo e che, oggi, fa debuttare nella nuova formula del Maxi Dylan Dog, intitolata Old Boy un "balenottero" quadrimestrale che ha esordito in edicola lo scorso 30 ottobre.

► Dal 1987 accompagni Dylan Dog con le tue storie: cosa ti ricordi del tuo esordio sulla serie, avvenuto con lo storico "Tra la vita e la morte"?

Ottobre 1986. Il numero 1 di Dylan Dog era in edicola da poche settimane quando Tiziano mi telefonò proponendomi di collaborare al nuovo personaggio, sceneggiando un suo soggetto. Accettai con entusiasmo. Lui aveva in mente una storia di ambiente ospedaliero. Mi chiese: "Hai mai subito un'anestesia totale?" "Sì, l'anno scorso, quando mi sono rotto una gamba in un incidente con lo scooter". "E hai avuto paura prima dell'anestesia?" "Ma... Non so. Mi sembra di no...". "Impossibile! Tutti hanno paura dell'anestesia. È come morire!", così sentenziò Tiziano.

Io ci pensai su e mi tornarono in mente tutta l'angoscia che avevo provato la notte prima dell'intervento, l'insonnia, le preoccupazioni, la sete... Insomma, mi fidavo dei medici, mi dicevo che non c'era nulla da temere, ma chiaramente quest'ansia era una maledettissima paura mascherata. La stessa paura che raccontai nel fumetto, attraverso il personaggio che nella prima scena della storia deve fare un'operazione banale, ma non riesce ad addormentarsi. Così, basandomi sul soggetto di Tiziano, ho scritto una scena "autobiografica"!


Il numero 14 di Dylan Dog: l'esordio di Mignacco sulla serie.

Qual è stato il percorso che ti ha portato fino alla sceneggiatura delle storie del personaggio creato da Sclavi?

Ho cominciato nel 1981, scrivendo per "Lanciostory" e per "Topolino". Il mio primo lavoro firmato è stato "Il Detective Senza Nome", 1983: un noir disegnato da Massimo Rotundo per la rivista "Orient Express". Nel 1985 inizio a collaborare con "Il Giornalino" e con Sergio Bonelli Editore, proponendomi come sceneggiatore per Mister No, il mio eroe preferito. Fu l'editore in persona ad accettare la mia proposta di una storia in cui raccontare la giovinezza del suo personaggio: "Le Tigri Volanti" fu la mia prima sceneggiatura bonelliana, disegnata da Franco Bignotti. E Tiziano Sclavi fu il redattore incaricato di leggere la storia, che gli piacque.

Eri, all'epoca, e sei, ora, un fan dell'horror? Chi sono i tuoi riferimenti principali, in questo genere narrativo, sia dal punto di vista letterario che fumettistico e cinematografico?

Devo confessare di non essere un fanatico dell'horror. Diciamo che sono un consumatore medio, come credo sia la maggioranza dei lettori di Dylan. I miei autori di riferimento dopo i classici Edgar Allan Poe e H.P. Lovecraft sono Stephen King, Richard Matheson e... Philip Dick, quello che m'inquieta più di tutti. Al cinema potei citare Dario Argento, George A. Romero, John Carpenter, Sam Raimi, ma anche Stanley Kubrick, Ridley Scott e Brian De Palma. E per i fumetti, soprattutto gli americani: dai vecchi horror targati EC Comics e Marvel, passando per "Swamp Thing", "Sandman", "Hellblazer", "Preacher", fino a "The Walking Dead" (sia il fumetto che la derivante serie tv).

Oggi, tieni a battesimo il primo Maxi Dylan Dog Old Boy, con tre storie affidate a disegnatori molto diversi tra loro: come ti sei trovato a lavorare, nel corso del tempo, con Roi, Piccatto e, recentemente, con l'esordiente Riccardo Torti?

Luigi Piccatto è stato il mio primo disegnatore dylandoghiano ed è tuttora quello con cui ho realizzato più storie, credo. Tra le altre cose, è un ottimo regista, mette in scena le azioni dei personaggi in un modo molto vicino a come le immagino io. Con Corrado Roi collaboro da oltre vent'anni, magari anche litigando per telefono, e mi sorprende sempre per le atmosfere forti, emozionanti, noir che riesce a tirar fuori dalle situazioni che gli propongo. Con questa storia, realizzata appositamente per il nuovo Maxi Dylan Dog Old Boy, Corrado torna a disegnare Dylan dopo alcuni anni in cui ha realizzato altri personaggi, da Tex a Nathan Never, da Brendon alla sua nuova miniserie di futura pubblicazione. Riccardo Torti lo incontro al suo esordio dylandoghiano e gli faccio i complimenti perché ha disegnato TUTTO quello che gli ho scritto: decine e decine di personaggi, maschere e citazioni in una indiavolata notte di Halloween! Continua così, Ricc!

Che genere di storie sono, quelle che hai confezionato per questo Maxi? Quali sono gli elementi che le differenziano maggiormente e quali quelli che le accomunano?

Con questo Maxi presentiamo ai lettori il nuovo Old Boy: un personaggio dalle innumerevoli sfaccettature che in ogni storia sorprende chi lo legge come chi lo scrive. Il nuovo Maxi avrà alcuni elementi di discontinuità rispetto alla serie regolare, come il fatto che qui ritrovate dietro la sua scrivania l'ispettore Bloch che "dall'altra parte" è appena andato in pensione, ma per il resto conterrà storie nuove, inedite e attuali. Diversissime fra loro.

In questo numero abbiamo: un Dylan sospeso fra la paura del cambiamento e l'angoscia che le cose si ripetano sempre uguali, in un'avventura (intitolata "Il futuro alle spalle") che racconta l'eterno ritorno all'inizio dell'Old Boy attraverso l'omaggio al mitico numero uno "L'alba dei morti viventi"; poi, in "L'armonia del silenzio", c'è un Dylan diviso fra due ragazze in una storia d'azione, amore e musica, vicenda "classica" ma anche moderna, come il pezzo musicale che le fa da colonna sonora; infine, ne "La festa dei morti", un Dylan stupito e un po' arrabbiato in una Londra invasa da mostri falsi e veri, reali e immaginari, mascherati e rivelati, durante una folle notte di Halloween, festa molto dylandoghiana che vorremmo celebrare ogni anno nel Maxi pubblicato in quella data (come si capisce anche dalla bellissima copertina, opera di Gigi Cavenago – che trovate tra le immagini della gallery, qui in alto, NdR).


Nel Maxi, gli zombi risorgono, grazie al pennello di Corrado Roi.

Tre differenti "generi" narrativi (ma forse sono di più...), tre diverse fidanzate (anzi, quattro o cinque), moltissimi nemici e altrettanti amici, tanto Groucho, tre Dylan e un solo Bloch, sempre lo stesso nei tre casi, lontanissimo dalla pensione.

Con lo scorrere del tempo e l'accumularsi dell'esperienza, è cambiato, in qualche modo, il tuo approccio alla creazione di una nuova avventura, che sia per Dylan o per un altro dei tanti personaggi bonelliani per cui ha sceneggiato?

Bella domanda! È così che si dice quando è difficile rispondere, no?... Ecco dovrei dire che sceneggiare Dylan Dog o Martin Mystère, Dampyr o Zagor adesso per me è più facile che dieci o vent'anni fa. Invece no, ogni volta è una sfida nuova, per cercare di sorprendere, appassionare e divertire me stesso e i lettori. Che sono più esigenti e meglio informati di me, accidenti! Ma è un gioco che mi piace fare, adesso come quando ho cominciato.

A cosa stai lavorando, attualmente, e quando rivedremo la tua firma su di un albo Bonelli?

Sto lavorando a Zagor, "Il ritorno di Smirnoff", disegnata da Walter Venturi. La mia prossima uscita, a dicembre, sarà un Dylan Dog SuperBook che riproporrà due storie mie: "Pink Rabbit colpisce ancora", disegni di Piccatto/Sommacal – terza avventura del Coniglio Rosa (non mi aspettavo di fare una trilogia, lo giuro... ma neppure prevedevo che questo assurdo personaggio diventasse un "cult"!) – e "Meteoropatia", disegni di Montanari & Grassani, anche questa una ristampa molto attuale, viste le presenti anomalie climatiche. L'albo avrà una bellissima copertina di Claudio Villa che torna a disegnare Pink Rabbit un quarto di secolo dopo "I conigli rosa uccidono".

Poi usciranno nuovi Dylan, anche sulla serie regolare: Sergio Gerasi ha appena finito di disegnare una storia di fantasmi inglesi e gangster russi. L'anno prossimo vedrete il mio debutto con Tex: una storia breve del ranger, in tandem con Tiger, disegnata dal talentoso Luca Vannini per il ColorTex di novembre. Ed è in lavorazione una mini serie avventurosa di tre albi, disegnata da Marco Foderà, ambientata nei mari e nelle foreste della Nuova Guinea, anno 1927: atmosfere un po' prattiane, ma penso che piacerà anche ai nostalgici di Mister No!

a cura di Luca Del Savio