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Intervista Nathan Never

Il samurai italiano

Abbiamo intervistato Massimo Dall'Oglio, disegnatore di una delle storie contenute nel nuovo Agenzia Alfa (in edicola dal 24 ottobre), autore dal segno spettacolare e fortemente manga!

Samurai: è il nome dei celebri guerrieri del Giappone feudale, un termine che deriva dal verbo "saburau", che significa "servire". "Colui che serve", dunque. E Massimo Dall'Oglio, da qualche anno a questa parte, ha messo la sua passione e il suo segno – educato con forti dosi di manga e anime – al servizio del fumetto. In Casa Bonelli, ha esordito lavorando su una parte del quarto albo di Orfani (Spiriti nell'ombra) e, oggi, è tra gli autori che animano le pagine di Agenzia Alfa. Nella nuova uscita del "balenottero" (in edicola dal 24 ottobre), costola di Nathan Never, Dall'Oglio disegna una bella avventura in salsa robotica che vede protagonista Legs Weaver. Abbiamo voluto conoscere meglio il disegnatore sardo: ecco cosa ci ha raccontato nell'intervista a cui lo abbiamo sottoposto.

► Quali sono le tue origini, come fumettista: so che prima di arrivare sulle pagine degli albi Bonelli hai lavorato per diverse realtà editoriali, sia in Italia che all'estero...

Mi dedico professionalmente al fumetto da circa otto anni e in effetti, voltandomi indietro, mi accorgo di aver fatto un percorso molto stimolante. All’esordio in Francia ho potuto lavorare fin da subito sul mio genere preferito, la fantascienza, e su una tipologia di pubblicazione che cercava di riprendere la struttura classica delle riviste giapponesi: la pubblicazione di capitoli mensili su rivista e la successiva raccolta in volumi di maggior cura editoriale a cadenza quadrimestrale. "Underskin", scritto da Andrea Iovinelli, rimarrà sempre quel lavoro che non si dimentica mai: la prima pubblicazione e il primo impegno professionale.


Cliccate sull'immagine per ingrandirla.

Successivamente, in Italia, ho fatto tanta esperienza sia su pubblicazioni per il mercato delle edicole che per quelle da libreria. "Jonathan Steele" (Star Comics) e "John Doe" (Eura Editoriale) sono stati due momenti fondamentali per l’elaborazione dello stile di disegno che uso oggi; inoltre, collaborare direttamente con gli sceneggiatori/creatori delle due serie – rispettivamente Federico Memola e Roberto Recchioni – mi ha permesso di crescere molto, sopratutto per la grande libertà espressiva che mi veniva concessa.
Il lavoro più significativo per il mercato delle librerie è stato invece "L’Era dei Titani", scritto da Adriano Barone per Edizioni BD. È stata la prima occasione in cui ho potuto realizzare un’opera a quattro mani per il mercato italiano, curando l’aspetto grafico e il mecha design di un intero progetto, anche stavolta sul genere fantascientifico, ma ispirato al più specifico tema dei robot giganti. In Panini Comics invece ho disegnato le mie prime storie a colori, cimentandomi sulla trasposizione a fumetti dei romanzi di Licia Troisi “Cronache del Mondo Emerso”. Nella seconda stagione ho avuto anche la fortuna di coordinare il gruppo di lavoro assieme all’editor Simon Bisi ed è stata anche la “sveglia” che mi ha fatto cominciare a valutare la possibilità di costruirmi un percorso parallelo come autore completo. Ancora non ci sono riuscito, ma sono una testa dura e so che prima o poi troverò la “chiave di volta”.

► In questi primi anni di attività, qual è stato il progetto che ti ha dato più soddisfazione?

Un primo traguardo di questi otto anni, che considero anche la chiusura di un percorso stilistico, è stata sicuramente la collaborazione con la giapponese CAPCOM che, in partnership con l’editore francese Glénat, mi ha selezionato per disegnare il fumetto ispirato al noto videogioco "Lost Planet". Un progetto internazionale di grande respiro che ha coinvolto ben tre continenti e professionisti provenienti da Francia, Italia e India. Collaborare, oggi, con Sergio Bonelli Editore è per me, poi, una sorta di nuovo inizio, un percorso tutto nuovo con sfide e stimoli che sono sicuro mi faranno ancora crescere.

► Muovendoti su diversi mercati, quali sono le maggiori differenze che hai riscontrato, rivolgendoti a un pubblico piuttosto che a un altro?

Dal punto di vista del disegno, la maggiore differenza che posso sottolineare, riguarda senza dubbio la struttura e la composizione della pagina. Differenti target richiedono linguaggi visivi distinti al fine di intercettare i lettori. L’affrontare un genere piuttosto che un altro obbliga a muoversi su due binari paralleli: da un lato è necessario trovare la giusta struttura, forma e numero delle vignette, definendo chiaramente l’aspetto generale della pagina. Dall’altro occorre trovare un equilibrio stilistico coerente con il mondo del personaggio che si disegna, ma allo stesso tempo capace di fondersi armoniosamente con la struttura scelta per la pagina. È un lavoro difficile e faticoso perché il più delle volte sbagliarlo significa non riuscire a comunicare con i propri lettori.


Le diverse fasi di realizzazione di una vignetta: come si può vedere, la presenza del retino non è semplicemente accessoria.
(cliccate sull'immagine per ingrandirla)

► Il tuo tratto è indubbiamente manga: come è nata la tua passione per lo stile dei fumetti del Sol Levante?

La mia non è stata propriamente una “scelta stilistica”. Fin dall’adolescenza son stato letteralmente rapito dalla freschezza e dal dinamismo dei manga. Gli eroi del Sol Levante riuscivano a rapirmi e coinvolgermi, dandomi un senso di soddisfazione impagabile alla lettura di ogni albo. Quando ho cominciato a sentire la necessità di raccontare storie disegnate, la strada visiva orientale è stata spontanea: leggevo manga, seguivo tanti anime giapponesi e naturalmente il mio senso della regia, della rappresentazione grafica e dei ritmi narrativi non potevano che poggiare su quelle fondamenta. Certo, è un percorso complicato, ma le soddisfazioni ripagano ampiamente lo sforzo.

► Quali sono stati gli autori che ti hanno influenzato maggiormente e come si è evoluto il tuo stile, con il passare degli anni?

La mia triade di riferimento e quella su cui baso gran parte dei miei studi è rappresentata da Yoshihisa Tagami ("Grey", "Horobi", "La memoria della pietra"), Mamoru Oshii (celebre soprattutto per le versioni animate di "Lamù la ragazza dello spazio", "Patlabor" e "Ghost in the Shell") per ciò che concerne la regia, e Satoshi Kon ("World Apartment Horror", "Seraphim", "Opus" e regista di "Paranoia Agent", "Paprika" e "Tokyo godfathers").


Un flyer dell'Agenzia Alfa

Chiaramente, poi, c’è tutta una schiera di altri autori tra cui Katsuhiro Otomo, Masamune Shirow, Hiroaki Samura, Daisuke Igarashi a tanti altri ancora, che sono entrati a far parte di prepotenza nel mio “vocabolario visivo”.

Stilisticamente ho avuto un percorso un po’ anomalo. Sono partito da un segno di sintesi e immediatezza per arrivare a uno più dettagliato e curato. Sono passato dai pennarelli al pennello e poi ai pennini e anche i retini, che all’inizio erano solo dei grigi, quindi sono diventati più complessi, tanto che oggi, quando posso, non uso nemmeno il computer, ma li applico tradizionalmente con i fogli adesivi. La doppia fatica di percorrere una strada di matrice orientale non è solo costituita dall'imparare a disegnare, comporre e inchiostrare, ma pensare un disegno a priori per l’applicazione del retino, che non è un’aggiunta, ma rientra a pieno titolo nel bilanciamento bianco/nero della pagina.

► Dopo un passaggio su Orfani, ecco l'occasione di lavorare nuovamente su di una storia di fantascienza: come è nata "Le due guerriere", avventura ospitata sul trentaduesimo Agenzia Alfa.

Prima della collaborazione su Orfani avevo già contattato Antonio Serra che mi fece avere il materiale per le prove di Nathan Never. Terminato Orfani, ripresi in mano quelle prove e vennero approvate. In seguito, Serra mi chiese se volevo entrare nello staff di Agenzia Alfa e se mi facesse piacere esordire con una storia su Legs scritta da Giovanni Gualdoni. Inutile dire che fui molto contento. Mi dissero che la storia avrebbe avuto diversi momenti temporali e differenti ambientazioni e che serviva una certa varietà tecnologica. Devo dire che il lavoro è stato molto stimolante e ci siamo divertiti a caratterizzare Legs adeguandone l’abbigliamento nelle diverse scene: dalla tuta classica dell’Agenzia Alfa a una mimetica stile “desert storm”! Il tutto sotto l'attenta supervisione di Serra, e quindi un “controllo qualità” davvero accurato.


Le diverse caratterizzazioni dell'abbigliamento di Legs (cliccate sull'immagine per ingrandirla).

► Che materiale di riferimento ti ha fornito Gualdoni? La sua sceneggiatura era pensata per dare libero sfogo alla tua passione per la visualizzazione di scene spettacolari, ad alto tasso di tecnologia?

Esattamente. Credo che Giovanni abbia capito pienamente come usare il mio potenziale: ha dato respiro alle scene e mi ha concesso spazi di manovra importanti sulla gestione del mecha design. Come ti dicevo, Serra mi ha seguito passo per passo, riuscendo a limitare le derive eccessivamente manga senza perdere però le mie personali caratteristiche narrative. I riferimenti visivi erano ovviamente le storie di robot giganti di ultima generazione e in particolare quelle a tema post-apocalittico, ma l’intento era quello di crearci una nostra unica coerenza visiva, più aderente alla dimensione del mondo neveriano e in particolare di Legs.

► Al di là di mech e architetture futuribili, quali sono gli elementi di una storia che di solito ti piace visualizzare?

Mi piace disegnare la fantascienza. Mi piace poter liberamente creare un contesto ed un’ambientazione "ad hoc" per le situazioni che vivono i personaggi nell'ambito delle storie. Trovo stimolante visualizzare ambienti, oggetti e indumenti che “vestono” di volta in volta i personaggi e i loro stati d’animo. Il fatto che in “Le due guerriere” Legs abbia divise e aspetti differenti o che Tanya piloti flyer fuori dal classico canone tecnologico, secondo me aiuta a sottolineare e rafforzare la condizione psicologica delle nostre eroine nel particolare momento che stanno affrontando nel contesto degli eventi, facilitando (si spera) l’empatia del lettore. È comunque un modo di ragionare l’aspetto visivo di un fumetto che si presta a quasi tutti i generi, ma che, personalmente, trovo più raffinato nella fantascienza e anche nel fantasy.

► Dopo questo Agenzia Alfa, quando rivedremo il tuo segno nell'universo di Nathan Never?

Continuerò su Agenzia Alfa. Al momento lavoro su uno dei capitoli della “Guerra del Buio”, su testi di Alessandro Russo. È un impegno importante perché dovrò realizzare quasi 300 pagine, ma cerco di non pensarci e navigo a vista una tavola dopo l’altra, fino al traguardo!

a cura di Luca Del Savio.