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Intervista Zagor

L' ombra di Mortimer!

Il drammatico ritorno a Darkwood da parte di Zagor ha coinciso con il rientro in scena di un vecchio nemico: ne parliamo con Moreno Burattini!

Nella seconda parte dell'albo approdato in edicola a settembre ("Tornando a casa"), dopo la lunga trasferta sudamericana, lo Spirito con la Scure ha finalmente fatto ritorno nella sua foresta. Ma Moreno Burattini, sceneggiatore della storia e curatore della serie, non ha preparato per Zagor un tranquillizzante "bentornato", bensì ha voluto gettare il Re di Darkwood in un nuovo incubo, che si dipana anche nell'albo di ottobre attualmente in edicola, "Vendetta trasversale", e in quelli di novembre ("L'incendio della 'Golden Baby'") e dicembre ("Mortimer: ultimo atto")! Lasciamo che sia l'autore della lunga avventura a raccontarci con chi dovrà vedersela stavolta Zagor, rispondendo alle nostre domande.

► Tornare a casa dopo un lungo viaggio, per Zagor significa sempre trovare guai: invece che godersi la tranquillità della sua palude, lo Spirito con la Scure sembra non poter conoscere pace! Cosa gli succede, stavolta?

In realtà, a Zagor i guai capitano di continuo, e nella foresta di Darkwood si susseguono uno dopo l’altro: non esiste nessuna tranquillità nella palude, da oltre 53 anni a questa parte. Tant’è vero che una volta ho scritto un brevissimo episodio umoristico, pubblicato su un albetto destinato a una fiera, in cui si vedeva lo Spirito con la Scure prendere a pugni il sottoscritto e altri malcapitati disegnatori e concludere dicendo: “Finalmente! Dopo tutto quello che mi hanno fatto passare, ho sempre sognato di riempire di botte gli autori delle mie storie!”.


Uno Zagor sconvolto giura vendetta a Mortimer.
Da "Vendetta trasversale" albo n.591
(cliccate sull'immagine per visualizzare la tavola intera)

Vero è che i guai che il nostro eroe trova ad attenderlo nella sua foresta al ritorno dopo le sue trasferte in giro per il mondo sono più gravi del solito. Evidentemente, quando il gatto non c’è i topi ballano. L’esempio più eclatante si trova proprio in un classico di Guido Nolitta e Franco Donatelli intitolato “Ritorno a Darkwood”, dove Zagor, rientrato dopo un viaggio nei Caraibi, trova il suo regno messo sottosopra dal professor Hellingen. Nell’albo “Tornando a casa”, da poco uscito, invece, dopo due anni e mezzo trascorsi in Sud America, in agguato c’è il diabolico Mortimer, che da tempo covava la sua tremenda vendetta.

Infatti, il criminale ritiene lo Spirito con la Scure responsabile della morte della donna che amava, la sua complice Sybil, e dunque ha deciso di scatenarsi nel modo più spietato. Se però prima era beffardo e tracotante, sicuro del proprio genio, adesso ha perso il suo sogghigno e si è fatto cupo, aspro, lucidamente disperato. Mortimer è giunto al quinto ritorno sulle scene in quindici anni e dunque si può parlare di lui come il più gettonato avversario dell’epoca post nolittiana.

► Come nasce un buon "villain" come Mortimer?

Ogni eroe dei fumetti che si rispetti non è completo se non ha una nemesi adeguata. Anzi, c’è chi sostiene che la caratura di un uomo, e a maggior ragione di un eroe, si misuri in base alla grandezza dei suoi nemici. Tanto più malvagio, più subdolo, più folle è il villain, tanto più virtuoso, intelligente e forte è il campione.

Un tempo, riconoscere un cattivo era facile: Hellingen è un malvagio a tutto tondo, così come Mefisto per Tex. Negli anni ’70, sulla scia dei grandi cambiamenti in atto nella società, la situazione si ribalta: il confine tra il bene e il male non è così netto. Individuare il nemico è sempre più difficile. Capire dove si annida il Male diventa anche per il lettore una sfida. In Mister No, ad esempio, spesso i malvagi si presentano sotto mentite spoglie, sembrano normali turisti, per poi rivelarsi inevitabilmente per quello che sono. La loro battaglia a volte potrebbe anche essere condivisa dall’eroe e dal lettore, i loro metodi no.

Addirittura, nella serie di Ken Parker, l’eroe diviene, suo malgrado, un “cattivo”, un ricercato dalla legge per assassinio: verrà catturato e chiuso in gattabuia. Anche in Dylan Dog spesso i brutti, i mostri sono in realtà i buoni, tanto più un essere è derelitto, tanto più sarà buono d’animo. I cattivi moderni sono più complessi, hanno un’infinità di sfumature, tutte da scoprire. Si tratta di personaggi in continua evoluzione, con personalità affascinanti, costruite albo dopo albo, storia dopo storia, dagli sceneggiatori. Il mestiere di chi scrive, oggi è senza dubbio più difficile dei colleghi di un tempo, almeno da questo punto di vista: i lettori sono maggiormente esigenti, e si aspettano sempre di più, sia dai buoni che dai cattivi.

► Quali caratteristiche pensi che debba avere l'avversario di un eroe per divenire memorabile?

Ogni autore vorrebbe poter vincere questo genere di sfida, proponendo dei villain che possano dare del filo da torcere all’eroe, senza scadere nella prevedibilità di un contrasto fatto di dejà vu. Tutti noi sceneggiatori creiamo dei nuovi avversari illudendoci di aver dato vita a delle nemesi destinate a tornare, ma solo alcuni cattivi si rivelano avere le caratteristiche adatte.

Se poi vogliamo passare a parlare delle mie personali preferenze riguardo al “nemico ideale”, a me piacciono i villain ben caratterizzati e con delle precise motivazioni, ma di sicuro non apprezzo, salvo rare eccezioni, i cattivi che si trasformano in buoni. Credo che l'identificazione di una minaccia e di uno scopo ben preciso da perseguire giovi alla catarsi della lettura. Insomma: se non c'è un farabutto da acchiappare e riempire di botte per le carognate che ha fatto, e se una volta che l'hai acchiappato quello si trasforma in un angioletto e non lo puoi picchiare più, la tensione non si scarica più come dovrebbe. Il cattivo dei fumetti ha una funzione importante perché incarna il male assoluto, impersona le difficoltà che tutti noi affrontiamo nella vita: serve da punching ball. Non si tratta di una regola fissa, ovviamente, e credo di aver ideato anch'io dei personaggi ambigui o controversi. Però, per me Supermike è cattivo e se tornasse tornerebbe da avversario di Zagor e non da alleato: questo il succo del discorso. Così come non farei mai redimere Hellingen e Bela Rakosi non si trasformerebbe in vegetariano (anche perché, come tutti sanno, non si può cavar sangue dalle rape). Questo non significa che non abbia cercato, che non cerchi, o che non cercherò di motivare la cattiveria dei miei personaggi.

► A chi si ispira Mortimer, nelle fattezze e nel modo di agire? Nella definizione del suo carattere, c'entra per caso qualcosa la tua passione per i racconti sherlockiani?

Un riferimento a Sherlock Holmes c’è di sicuro nell’assonanza fra il nome Mortimer e quello del Professor Moriarty, entrambi geni del crimine di professione. In realtà, però, la nascita del personaggio è dovuta ad altre letture oltre a quelle dei libri di Arthur Conan Doyle.


La prima apparizione di Mortimer e
della sua compagna Sybil Kant.
Vignetta tratta da Zagor n.395 "Il diabolico Mortimer".

Mi era capitato tra le mani un romanzo straordinario, dal titolo "La grande rapina al treno", di Michael Crichton (un'opera assai meno nota delle altre dello stesso autore, come "Jurassic Park", "Sfera" o "Timeline"). Da questo suo testo, lo stesso Crichton ha realizzato personalmente un film con Sean Connery e Donald Sutherland (1979). Pensai subito che si poteva trarne spunto per una storia di Zagor. Il romanzo era ispirato a una storia vera, il cui protagonista è un ladro di genio e l'autore ci porta a "tifare" per lui: io invece avevo l'esigenza di trasformarlo in un "cattivo" in quanto il "buono" doveva essere Zagor. Perciò, in Mortimer non c'é poi rimasto molto dell'Edward Pierce, il personaggio storico protagonista del romanzo (e del film). Se è vero che la prima storia di Mortimer contiene numerosi riferimenti al romanzo, a partire dalla caccia alle chiavi che aprono la cassaforte sul treno, è anche vero che Mortimer non è affatto Pierce preso di peso.

► Quali altri personaggi, dunque, hanno influenzato il carattere del tuo cattivo zagoriano?

Tanto per cominciare, l'ho "contaminato" con il Sordo, il nemico dell'87° Distretto, cioè del gruppo di poliziotti protagonisti di una lunga serie di romanzi di Ed McBain. Il Sordo torna in cinque o sei romanzi, ed è citato per il vezzo di darsi dei nomi che ricordano il proprio, tipo Mort Timpano (cioè timpano morto, cioè Sordo), cosa che fa anche Mortimer. Anche il Sordo è un genio del crimine che inventa machiavellici piani criminali. Ma anche lui è molto diverso da Mortimer (basta leggerne i romanzi per convincersene).

Anche da questo "cattivo", dunque, ho tratto l'ispirazione per il mio villain, che poi si è modellato quasi autonomamente, prendendo vita propria: mi sono accorto, a un certo punto, che si scriveva i dialoghi da solo!  Con Mortimer mi è successo quello che sapevo succedere in certi casi dai racconti di altri sceneggiatori, ma che non mi era mai capitato di sperimentare di persona: è un personaggio che si scrive da sé le avventure, vive di vita propria, non sono io che lo faccio parlare, ma è lui che parla e io devo solo trascrivere. A metà della prima storia avevo già capito che avevo a che fare con una "creatura" assolutamente particolare. Ho giocato a strizzare l'occhio anche a Diabolik, e infatti ho dato il cognome "Kant" a Sybil, però a ben guardare le differenze sono più delle somiglianze. Mortimer non va in giro in calzamaglia nera, non punta sul fattore atletico, non imita voce e aspetto di personaggi che vuole sostituire facendosi passare per loro, non usa congegni tecnologici: fa piani molto più elaborati, cambia scenari d'azione eccetera. Tralaltro, la citazione resa evidente dal cognome di Sybil Kant è stata apprezzata dai redattori della "Gazzetta di Clerville", la rivista del Diabolik Club, che ha dedicato a Mortimer un paio di dossier. 

► Che suggerimenti hai fornito al disegnatore, Marco Verni? A quali atmosfere gli hai chiesto di ispirarsi, per materializzare le tavole di questa storia?


Mortimer nell'interpretazione grafica di Marco Verni.
Vignetta tratta da Zagor n.459 "La trama del ragno".

Verni ha seguito il modello ideato da Gallieno Ferri, dato che le prime due avventure del diabolico criminale le ha disegnate il maestro ligure. Marco è riuscito però a fare suo il personaggio, ringiovanendolo e meglio “fissandone” il volto.

Tuttavia, se siete curiosi, ecco come ho descritto a Ferri il nuovo villain da realizzare, quando compare nella prima storia, “I bassifondi di New York”: “Si tratta di un genio del crimine, di quei criminali che pianificano rapine e colpi in banca non basandosi sull'attacco violento pistole in mano, ma studiando con grande sfoggio d'intelligenza piani complicati, comprensivi di ponderazione di ogni dettaglio. Dunque, sarà un tipo con una faccia intelligente e sofisticata, non un ceffo con la ghigna da pendaglio da forca. Un tipo del genere sarà atletico, ma non eccessivamente muscoloso e pesante: un longilineo, tutto sommato. Vestirà sempre con eleganza, avrà gesti di classe. Dimostra tra i trentacinque e i quaranta anni (portati bene): è giovanile, ma non un ragazzino. Per caratterizzarlo in modo da farlo riconoscere, lo doteremo di un nobile naso aquilino, di capelli biondi e di un ciuffo ribelle. Il tutto, comunque, per un volto che sia furbastro in senso negativo, non pulito acqua e sapone: intelligente o no, resta pur sempre un criminale capace di uccidere a sangue freddo, dunque deve avere un volto in grado di lanciare, in certe circostante, occhiate assassine e aggrottare le sopracciglia in modo demoniaco, alla Diabolik, salvo poi distendersi in un sorriso rassicurante quando vuol far credere di essere un angioletto. L'abilità nel cambiare registro ed espressioni deriva dal fatto di avere il talento di un grande attore: infatti lo vedremo ‘interpretare’ vari ruoli, e citare Shakespeare a testimonianza di un certo amore per il teatro.”.

► Dopo lo scontro con Mortimer, da cosa è atteso, nei prossimi mesi, lo Spirito con la Scure?

Dato che abbiamo parlato di grandi nemici, il 2015 sarà, oltre l’anno dello Zagor n° 600, anche quello dell’attesissimo ritorno di Hellingen. Mi pare che come anticipazione basti e avanzi! Sicuramente ne riparleremo a tempo debito in questo stesso spazio.

► Una domanda un po' più personale: che effetto ti fa rileggere le tue "vecchie" storie, ripubblicate settimanalmente nella Collezione Storica a Colori? Rispolverandole, hai avuto qualche sorpresa – sia in positivo che in negativo?

L’emozione è stata tanta, di fronte a tutte le storie ripescate in archivio, rispolverate e colorate per la nuova edizione in volume. Luca Raffaelli, che cura le introduzioni della Collezione Storica, ha iniziato a “intervistarmi” (bontà sua) prima di ogni ripubblicazione e a chiedermi dunque qualcosa dei miei ricordi a proposito dei cari racconti. È successo così che, dialogando con lui (che riporta poi le mie parole nei suoi articoli) sono tornati alla luce tanti aneddoti e particolari dimenticati.

Si potrebbe riassumere il tutto in due punti: uno, sono soddisfatto del lavoro svolto e, seppure vorrei cambiare qualcosa qua e là, mi sembra di non dovermi vergognare di niente; due, ho notato le mie difficoltà a rendermi conto di potercela fare, affrontate e superate, allorchè, dopo aver condotto in porto le prime due storie, ho capito che il mestiere dello sceneggiatore consiste nello sfornare sempre idee nuove, senza riposarsi mai. In altre parole: si deve essere creativi a getto continuo, e questo o lo si è o non lo si impara. A un certo punto, all’inizio della mia attività, ho appunto dubitato di essere in grado di reggere il ritmo, di poter sfornare storie mese dopo mese, anno dopo anno. Poi ho “rotto il fiato” e non mi sono ancora fermato!

a cura di Luca Del Savio.