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Intervista Dampyr

Il tratto di Ambu!

Una chiacchierata con Fabiano Ambu, autore dal segno caratteristico, tra i disegnatori del sesto Maxi Dampyr in edicola dal 30 luglio.


Fabiano Ambu

Il 30 luglio è giunto in edicola il sesto Maxi Dampyr. Il balenottero dedicato all'Ammazzavampiri torna alla formula antologica, proponendo tre storie complete: "La palude" (di Luigi Mignacco e Francesco Gallo), "Il labirinto del negromante" (di Claudio Falco e Alessandro Baggi) e, in apertura del volume, "Gli orrori di Khara Khoto", scritta da Samuel Marolla per i disegni di Fabiano Ambu.

Ambu è un disegnatore sardo trapiantato a Milano. Un ragazzo pratico e concreto: difatti, dopo qualche minuto dell'intervista telefonica che avevamo deciso di condurre per presentare questo Maxi, ha preso in mano la situazione dicendo: “Vabbè, tanto vale che vi raggiunga in redazione che facciamo prima!”.

E così, si è materializzato nei nostri uffici di Via Buonarroti 38. Ecco cosa ci ha raccontato, del suo lavoro per Dampyr e della storia da lui illustrata.

► Per prima cosa: come sei entrato a far parte dello staff di Dampyr?

Da sempre sono stato un appassionato lettore di fumetti. Addirittura lavoravo come scenografo nella Compagnia teatrale Della Rancia per la quale ero costretto a viaggiare per l’Italia, ma che mi permetteva di avere base fissa proprio a Milano, vicino alla Bonelli. Ho sempre letto Dampyr, seguendo il personaggio con passione fin dal primo numero e, quando ho trovato il coraggio di presentare i miei lavori alla Casa editrice, non ho avuto dubbi su cosa proporre. Venivo dall’Accademia delle belle Arti e nelle prime tavole di prova che portavo con me riconosco oggi un tratto espressionista che mal si sposava allo stile della serie. Fui bocciato, ma il curatore della serie, Mauro Boselli, mi diede delle indicazioni utili alla mia crescita come disegnatore. Passarono altre visite in redazione e altri consigli da parte di Mauro e, ogni volta, probabilmente, facevo un passo in avanti. In quel periodo avevo come massimo riferimento Luca Rossi, tra i miei disegnatori di Dampyr preferiti.


L'affascinante e letale Samael!

Dopo aver visto i miei miglioramenti, fu Moreno Burattini, che agiva a stretto contatto col Bos (Boselli, ndr), a "sponsorizzarmi" e a mettermi in contatto con Giuseppe di Bernardo: lavorare sulle pagine di “L’Insonne” mi aiutò a migliorare ulteriormente il mio tratto, che ha sempre avuto come punti di riferimento Dino Battaglia, Sergio Toppi e Gianni de Luca. Comunque, passarono ben quattro anni prima che potessi disegnare Harlan Draka e soci.

► C’è un aneddoto divertente che vuoi raccontarci, riguardo la tua prima storia dampyriana?

Sapete chi è Samael, l’affascinante demone infernale, principe dei seduttori nella saga di Dampyr? Beh, io avevo appena finito di disegnare il mio secondo numero di “Nemrod” per la Star Comics, scritto da Fabio Celoni, e continuavo a portare prove per Dampyr.

Boselli continuava a dirmi che il mio stile gli piaceva, ma che si discostava da quello bonelliano; finché, stremato dalla mia insistenza, mi ha dato una sua sceneggiatura che aveva scritto per Michele Cropera: voleva vedere come me la cavavo seguendo una regia professionale. E, con sua sorpresa – e anche mia devo ammettere –, ho realizzato quattro pagine di prova, più model sheet dei personaggi, di suo gusto. Il Bos è rimasto piacevolmente colpito proprio da un’immagine dell’oscuro e bellissimo abitante dell’inferno dampyriano che avevo disegnato, tanto da adoperare quel disegno come punto di partenza per scrivermi la prima storia che avrei dovuto realizzare, “La casa di Faust”, a cui sono molto affezionato.


Le matite di Ambu si riempiono di atmosfera.

È stato il numero del decennale di Dampyr e, adesso, vanta pure un'edizione deluxe – da me stesso prodotta – che presenta la storia tutta a matite, accompagnata da alcuni bozzetti e alcune pagine di sceneggiatura.

► Cosa ci puoi dire della storia "Gli orrori di Khara Khoto" che apre il trittico di avventure del sesto Maxi Dampyr?

Dopo due avventure scritte da uno dei due creatori di Dampyr, Mauro Boselli (l’altro terribile padre dell'Ammazzavampiri è il succhia-sangue Maurizio Colombo, ndr), mi è stata affidata una storia di Samuel Marolla. Pensate che Marolla, in sardo, vuol dire “qualcosa che si fa per forza”, d’obbligo. Come potevo rifiutarla?

A parte gli scherzi, mi sono trovato molto bene a disegnarla perché, rispetto le precedenti, ha un taglio differente e perché Samuel è uno sceneggiatore molto originale. Ha scritto una storia d’azione che mi ha permesso di utilizzare una tecnica diversa rispetto alla mia precedente prova ("Nella fortezza dei Naphidim"), un nuovo approccio con il trio formato da Harlan, Tesla e Kurjak grazie a cui ho sperimentato nuovi e vertiginosi tagli d’inquadratura e anche una gabbia più libera.

► A che cosa stai lavorando in questo momento?

Dopo la trasferta cinese del Maxi, per la quale sia io che lo sceneggiatore ci siamo documentati molto, sono tornato sotto l’ala protettiva del curatore della serie che mi sta scrivendo un'avventura folle e visionaria che né io né lui – secondo me – sappiamo come andrà a finire. Per rendere ancora meglio le nebbiose atmosfere inglesi di Dartmoor, dove è ambientata, Mauro Boselli ha visitato la mistica brughiera durante uno dei suoi viaggi, scattando molte, utilissime foto.

Oltre al mio lavoro alla Bonelli, inoltre, sono alle prese con altri progetti: ad esempio “Josif”, scritto da Davide Barzi, che racconta le avventure dell’omonimo gorilla spaziale russo. Un altro fumetto di cui vado particolarmente fiero è “Pop – Storia di un marinaio”, sceneggiato per me da Claudio Zen. Non c’è bisogno che vi dica che l’uomo di mare in questione è nientemeno che l’amatissimo Popeye… Entrambi i lavori portano la firma di Rosa Puglisi per grafica, colori e lettering.

a cura di Giorgio Giusfredi