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Intervista Tex

Firmato Claudio Villa!

Per festeggiare i suoi vent'anni nel ruolo di copertinista di Tex, abbiamo coinvolto Villa in un'intervista lunga e approfondita. Eccovi la prima parte!

Nel marzo del 1994, con l'uscita in edicola del quattrocentounesimo albo di Tex, iniziava ufficialmente la carriera di Claudio Villa come copertinista del Ranger più famoso del fumetto italiano. Per festeggiare i vent'anni ininterrotti trascorsi a "interpretare" questo ruolo fondamentale, abbiamo disturbato il sempre oberatissimo disegnatore di Lomazzo, rubandogli tempo prezioso per raccontarci cosa si nasconde dietro la lavorazione di una cover di Tex. Ecco cosa ci ha raccontato...

a cura di Luca Del Savio

► Innanzitutto, complimenti per questo traguardo! Da lettore, rimane indelebile nella mia memoria il forte impatto che ebbe l'arrivo del tuo segno sulle pagine del Ranger: come ricordi il tuo debutto, prima come disegnatore e poi come autore delle cover?

Tremante. La prima storia di Tex era una gioia perché finalmente disegnavo il western, genere che ho sempre amato, ma l'approccio con Tex fu tutt'altro che gioioso.


Tavola di prova per Tex
(cliccate sull'immagine per visualizzarla interamente)

C'era da impararne la psicologia e al primo colpo sbagliai clamorosamente, disegnandolo accigliato dalla prima pagina all'ultima, tanto che un lettore scrisse che sarei stato più adatto per Diabolik! Per non parlare dei cappelli, una delle cose più difficili da disegnare, che feci enormi, segno della preoccupazione psicologica, e dovetti "limarli" in gran parte prima della stampa.

Fu Nizzi a guidarmi nella comprensione del personaggio e, pian piano, cominciai a conoscerlo. Ma, come per le persone reali, anche per un personaggio a fumetti non si finisce mai di imparare.
Più lo disegni, più lo conosci e il ritratto che ne fai acquista spessore.

► Riguardo la prima illustrazione di copertina (Tex 401, "L'oro di Klaatu"), come ti approcciasti alla sua realizzazione? Immagino sentissi una certa responsabilità, raccogliendo il testimone da un artista amatissimo come Galep... Come andò? Mille rifacimenti e ripensamenti o "buona la prima!"?

No. I ripensamenti ci sono anche adesso. Allora fu davvero dura perché c'era da imparare i "comandamenti" di Tex in copertina. Personaggio ben visibile e riconoscibile, mai dare l'impressione di una schiacciante superiorità sull'avversario, mantenere un taglio puramente avventuroso e variare le situazioni. Cosa, quest'ultima, ogni volta sempre più ardua, date le seicentoquarantacinque copertine che rischiano potenzialmente più di una somiglianza nel tema.

► Sfogliando le copertine pubblicate fino ad oggi, vedi chiaramente un'evoluzione nel tuo segno? Quali sono le differenze e i cambiamenti nel tuo modo di disegnare o di affrontare la lavorazione delle illustrazioni che ti saltano più all'occhio guardando il tuo lavoro degli ultimi vent'anni?

Penso che, anche inconsapevolmente, ci si evolva. Giusto perché si parte ogni giorno con l'intento di disegnare meglio rispetto alla precedente consegna. Guardando le copertine che ho fatto, sono piuttosto critico e trovo solo nuove ragioni per realizzare la prossima un po' meglio...

► Tra le tante, quali sono quelle che ricordi con più affetto e quali, magari, ti hanno fatto più soffrire per arrivare alla versione definitiva?

C'è una copertina che racchiude sia l'affetto che la sofferenza: "I cacciatori di bisonti".


Uno degli schizzi per la copertina di Tex 522
(cliccate sull'immagine per visualizzarla
insieme alla copertina definitiva)

La sofferenza è stata nel tirar fuori un'immagine da un tema non avventuroso, ma più intimista, "osando" dare uno spessore diverso alla semplice e pura avventura di Tex. Ho fatto cinque schizzi perché, soprattutto se non è una scena d'azione classica, a parità di situazione, una scena la si può raccontare in molti modi.

L'"affetto" è dovuto proprio al soggetto della copertina, che non è Tex, ma la situazione. Inquadrata da dietro, dall'alto, per mettere in secondo piano il personaggio principale e mettere a fuoco lo stato d'animo di Tex, uomo del West con un profondo rispetto per la natura in cui vive, che vede la strage di bisonti davanti a sé perdersi all'orizzonte. Le foglie portate dal vento aggiungono un tono malinconico.

Mi ripeto: una copertina "anomala", non proprio focalizzata su qualcosa che "succede", ma qualcosa che è successo, lasciando immaginare quale possa essere l'espressione di Tex, che il lettore può solo immaginare, dato che è inquadrato di spalle. Altra "non consuetudine" con la tradizione. Un "tuffo dove l'acqua è più blu", ma è stata una soddisfazione.

► Oltre alle 245 copertine del mensile, hai disegnato anche le 356 cartoline allegate a Tex Nuova Ristampa e le 239 cover della prima Collezione Storica a Colori di Repubblica/L'espresso: quali sono le differenze (se ci sono, ovviamente) tra lavorare sull'uno o l'altro tipo di illustrazione?

Per quanto riguarda le cartoline, va detto che sono nate come copertine per l'edizione storica di Tex in Brasile. Stampata in formato quadrato, viene adattata al nostro formato di stampa da quando Sergio Bonelli decise di fare un omaggio ai lettori italiani, pubblicando come "cartolina/omaggio" quelle copertine.


Cover definitiva Tex Repubblica 75
(cliccate sull'immagine per visualizzare l'animazione)

Pur essendo basate sulla cronologia di Tex, consentono una maggiore libertà di scelta del soggetto da illustrare. Sempre tenendo conto, per la stampa delle cartoline in Italia, dell'eventuale somiglianza con altre copertine della collana.

Prima era Sergio a suggerirmi l'idea, tramite uno schizzo veloce di quel che aveva in mente. Oggi quel lavoro spetta a me: mi guardo tutto l'albo in questione e cerco una situazione che possa diventare, con un'adatta elaborazione, una nuova copertina/cartolina.

Le copertine di la Repubblica/L'espresso hanno la particolarità di essere pensate a "cielo bianco", che verrà colorato "in post produzione" dalla bravissima Cristina Pajalunga. L'impostazione della scena ha gli stessi "comandamenti" di quelle ufficiali e le stesse difficoltà. La maggiore di queste è che aumentano le immagini da scartare, in quanto già sfruttate.

► Portaci dietro le quinte: raccontaci i vari passaggi della lavorazione di una tua cover.

Per prima cosa cerco di sapere se la storia ha già un titolo: questo aiuta a sintonizzarsi con il soggetto. Poi uno sguardo approfondito alle tavole, che mi vengono mandate in PDF. Quindi la scelta dell'immagine che sia significativa, che non racconti troppo, né troppo poco, previa una verifica di tutte le copertine disegnate da Galep e delle mie, per confrontare le eventuali somiglianze.
Da qui si parte per lo schizzo. Prima ne facevo molti di più, ma oggi, a volte, riesco a rimanere nell'ambito di un paio di situazioni. E spesso mando per l'approvazione in Casa editrice solo uno dei due lay-out, quello che mi convince di più.

Se il disegno non viene approvato – e succede più spesso di quanto si possa pensare – un veloce scambio di idee con la redazione mi permette di sintonizzarmi meglio sull'idea e butto giù un altro schizzo. Per schizzo intendo una matita, poi fotocopiata, a cui aggiungo il "peso" dei neri con un pennarello, per dare l'idea più vicina possibile al bianco e nero definitivo.


I vari passaggi della creazione della copertina di Tex n.646, in edicola ad Agosto.
(cliccate sull'immagine per visualizzarli ingranditi)

Una volta approvato, tramite una nuova fotocopia a lucido del "pennarello" passata sul "dorso" con una matita grassa, trasferisco il disegno sul foglio del definitivo con una penna da ricalco. Poi ridisegno l'immagine cercando di migliorarla e passo all'inchiostrazione. Una volta finito il b/n definitivo, faccio una fotocopia in formato A4 su fogli da cento grammi, specifici per le fotocopie a colori, e aggiungo ai neri il colore, usando Ecoline, tempere acquerellate e pennarelli Pantone. Una scansione per il mio archivio e la copertina è finita!

Appuntamento per lunedì 21 per la seconda parte dell'intervista a Claudio Villa, focalizzata sulla sua intera carriera di disegnatore.