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Intervista Martin Mystère

Ritorno in Zona X!

Il 4 luglio approda in edicola un balenottero, presentato da Martin Mystère, che ripropone alcune storie "ai confini della realtà" tratte dalla storica collana Zona X: ce le presenta Alfredo Castelli!

Grazie al volume Martin Mystère - Bentornato in Zona X – in edicola dal 4 luglio –, i nostri lettori potranno scoprire (o riscoprire) alcuni racconti che, nel lontano 1992, erano stati originariamente proposti tra le pagina di Zona X.

A partire da quel fatidico '92 e fino al 1999, la collana ideata da Alfredo Castelli ha proposto numerosi racconti fantastici, realizzati da diverse firme del fumetto italiano. Storie spesso sorprendenti, che davano "libero spazio alla fantasia" e che oggi si ripresentano al pubblico, grazie a un corposo balenottero, compagno di letture ideale, da portare con sé sotto l'ombrellone.

Per i corridoi di Via Buonarroti, abbiamo intercettato lo stesso Castelli, chiedendogli di raccontarci qualcosa di più su questa iniziativa e sulla storia di Zona X.

► Come è nata l'idea di riproporre, a distanza di oltre vent'anni, alcuni racconti di Zona X?
 
Come accade a tanti colleghi autori di fumetti, a volte provo una certa frustrazione per il fatto che, nella maggior parte dei casi, gli albi – costati molta fatica e un lungo lavoro – scompaiano per sempre, una volta esaurita la loro breve vita in edicola; la frustrazione è maggiore quando, per una ragione  o per l’altra, si ritiene che l’albo in questione sia particolarmente ben riuscito.


Nel 1992, il primo numero di Zona X
si presentava con questa copertina.
(cliccate sull'immagine per ingrandirla)

Ai tre racconti che compongono questa ristampa sono particolarmente affezionato, e – anche se il mio è un giudizio di parte - mi sembrano ancora interessanti e attuali. Per questo abbiamo deciso di riproporli a un pubblico diverso da quello che li ha letti per la prima volta.
 
► Che storie hai scelto e che effetto ti ha fatto riprenderle in mano, dopo così tanto tempo?
 
Ho scelto "Benvenuti in Zona", "Maghi e computer" e "Impossibile realtà", i primi tre racconti “immaginari” da me scritti in cui Martin Mystère è narratore e protagonista. Prima di tutto mi è sembrato di ritornare indietro di venti e passa anni, sensazione apparentemente gradevole che svanisce appena si passa di fronte a uno specchio. Poi mi ha colpito il fatto che – come ho scritto in prefazione all’albo – in un periodo tutto sommato breve, siano cambiate tantissime cose.

Se un giovane che nel 1980 aveva vent’anni fosse stato sbalzato nel tempo nel 1958 avrebbe ovviamente trovato molte differenze tra le due epoche, ma in fondo non così clamorose. Un ventenne di oggi sbalzato nel 1992 sarebbe del tutto spaesato, soprattutto a causa dell’assenza o dell’altissimo costo di mezzi di comunicazioni legati a Internet e alla telefonia cellulare.
Infine (e la sensazione non è estremamente piacevole) mi sono reso conto che ventidue anni fa scrivevo meglio e soprattutto con più entusiasmo di oggi. Ma me ne faccio una ragione: salvo casi eccezionali, soltanto le galline migliorano invecchiando.
 
► Rispetto all'edizione originale, hai fatto qualche operazione di adattamento o "riammodernamento" per ripresentarle al pubblico di oggi?

No; credo che i racconti reggano, anche se ambientati in un’epoca in cui buona parte dei telefoni aveva ancora il “disco combinatore” e non i tasti; sarebbe come tentare di attualizzare un film degli anni ‘50, tagliandolo qua e là e aggiungendo scene girate adesso.


Il BVZM ci introduce al concetto di "twist ending"

Mi sono limitato (anzi, “ci siamo limitati”: come al solito ha contribuito l’indispensabile staff redazionale, che non lavora sotto i riflettori ma senza il quale non trovereste in edicola neppure una pubblicazione) a correggere i refusi e qualche errore di logica interna, e a tagliare due pagine ridondanti nel finale del primo racconto: come in una sorta di trailer, anticipavano infatti alcuni momenti dei racconti successivi.
 
► Come era partito il progetto Zona X? Nasceva dalla tua passione, condivisa da Sergio Bonelli, per le storie "ai confini della realtà"?
 
A dire il vero Sergio amava “Ai confini della realtà”, ma non amava per nulla Zona X, sia perché non la riteneva (giustamente) all’altezza della serie americana, sia perché non apprezzava le collane a fumetti senza personaggi fissi; se l’ha pubblicata, l’ha fatto obtorto collo per accontentarmi.

Per quanto mi riguarda, amavo e amo ancora moltissimo i racconti con il “Twist Ending” ­ il finale a sorpresa che rovescia la situazione –, siano essi letterari, fumettistici o cinematografici. Nel 1987 (Martin Mystère Nn. 61 e 62) e nel 1989 (Martin Mystère Nn. 83 e 84)  ho realizzato due storie con queste caratteristiche, di cui il Detective dell’Impossibile non è protagonista, ma autore e narratore; non a caso il racconto dell’89 è intitolato “Zona X”.

Nell’articolo che commenta il terzo racconto della ristampa che proponiamo dal 4 luglio in edicola, cito “Horror”, una rivista da me curata insieme a Pier Carpi (un altro collaboratore di Zona X) tra il 1979 e il 1982, per la quale mi ero specializzato in questo tipo di narrazioni; come potrete leggere, il racconto “Incredibile realtà” è ispirato parzialmente a “L’importanza di essere Felice”, una storia, appunto, pubblicata in “Horror”. Come invece non potete leggere in Martin Mystère - Bentornato in Zona X, ma per ora solo in queste righe, in occasione di Rimini Comix (17-20 Luglio) uscirà un albetto dal titolo “Il passato di Zona X” in cui il Buon Vecchio Zio Marty presenta “L’Importanza di essere Felice” originale e altre vicende tratte da Horror che mi hanno stimolato a riprendere il genere.
 
► Ricordi esattamente quando ha avuto inizio la produzione?
 
Il progetto è stato approvato nel giugno del 1988, ma la serie è ritardata di parecchio tempo, anche perché non riuscivamo a trovare una formula con cui presentarla. Ricordo perfettamente l’esatto istante in cui mi è venuta in mente la formula che poi abbiamo applicato, ma la cosa non è troppo elegante, quindi i più raffinati possono passare alla domanda successiva.


Una hitchcockiana apparizione dell'autore

Erano le feste di Sant’Ambrogio del 1991. Di ritorno dalla Francia, mi ero fermato a mangiare a Varazze. Al ristorante mi ero recato – per così dire – a lavarmi le mani, e proprio durante la rinfrescante operazione è scaturita l’idea. Più riferibile è il momento esatto in cui mi è venuto in mente di recuperare il personaggio di Allan Quatermain, pubblicato dal defunto settimanale “Supergulp”, e trasformarlo in un albo chiamato Martin Mystère da proporre a Bonelli. Era l’estate 1980, stavo andando a trovare i miei che avevano una casa in provincia di Varese, e mi trovavo su una rotonda poco prima di Gemonio. Lì, come San Paolo sulla strada di Damasco, ho avuto la folgorazione.
 
► Spesso, la collana Zona X è stata considerata come una palestra per nuovi talenti e, in effetti, molti dei collaboratori (disegnatori e sceneggiatori) sono ancora oggi tra gli autori di Casa Bonelli. Ti ricordi, in particolare, qualcuno che ti aveva colpito, all'epoca?

In effetti, io consideravo Zona X come una specie di Showcase, un albo americano che presentava di numero in numero nuove serie e nuovi autori. Non voglio citare nomi perché senza dubbio dimenticherei qualcuno. Più che all’epoca, sono rimasto colpito oggi nel vedere come molti siano straordinariamente migliorati rispetto alle loro prime pionieristiche produzioni.

► Un'ultima domanda, riguardante Martin Mystère: ricordando una delle regole del buon sceneggiatore, elencate nel tuo fondamentale "Come si diventa autore di fumetti", non bisognerebbe mai fare una storia che veda il protagonista affrontare il suo doppio. Eppure, in edicola tra pochi giorni, arriva il trentunesimo Speciale, intitolato "Martin contro Martin"! Tu e Recagno avete trovato un modo per aggirare il famigerato "dogma"?

Mi permetto di dissentire: se non ricordo male, il dogma viene infranto quando il personaggio incontra il suo sosia, non quando incontra se stesso. Spero che questa sottigliezza giuridica blocchi l'anatema da me stesso scatenato sul capo degli autori; altrimenti, pazienza: la storia l'ha scritta Recagno, non io.

Grazie a tutti, e bentornati in Zona!

a cura di Luca Del Savio