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Intervista

Mario Alberti per Dragonero!

Il 31 luglio arriva in edicola il primo Speciale Dragonero, 128 pagine a colori, ricche di avventura in stile Fantasy. Abbiamo intervistato il disegnatore triestino, chiamato a realizzare la copertina dell'albo!


Mario Alberti

Tra i nomi più ricercati a livello di "comicdom" internazionale, Mario Alberti si è "fatto le ossa" in Casa Bonelli a partire dalla metà degli anni '90, per poi spiccare ulteriormente il volo e proporsi, con successo, come disegnatore di numerosi tomi per il mercato francese e di storie e copertine per i due più grandi editori "made in USA": DC Comics e Marvel.

Dopo una fugace ricomparsa sui nostri lidi, con l'illustrazione d'apertura del nono Dylan Dog Color Fest, eccolo nuovamente al lavoro per la nostra Casa editrice: sarà un suo disegno a campeggiare sulla copertina del primo Speciale Dragonero (in uscita il 31 luglio). Per cominciare a parlarvi di questa novità, abbiamo intervistato l'autore triestino.

Cosa ti ricordi dei tuoi esordi bonelliani? Era stato difficile affrontare il tuo primo Nathan Never?

Nathan era il mio sogno nel cassetto e lavorare sul "Il canto della balena" (Nathan Never numero 31) è ancora oggi uno dei miei ricordi più belli. Anche una corsa contro il tempo: mi ero preso una scadenza da forzato, ma l'entusiasmo era davvero tanto e lo vedo ancora affiorare in quelle pagine.


Mario Alberti… i mille volti di Nathan Never
(cliccate sull'immagine per visualizzarli tutti)

La difficoltà più grande è stata centrare proprio Nathan: Antonio me ne ha fatti rifare a pacchi!

Dopo il lavoro sul secondo Nathan Never Gigante, il tuo tratto proseguì la sua evoluzione e le prove successive, sia su Nathan che su Legs Weaver, videro un cambiamento netto nel tuo modo di disegnare. Si trattava di una sperimentazione occasionale o di una fase di passaggio verso quello che è poi divenuto il tuo stile attuale?

Il secondo gigante è stata una grande sfida, anche perché reggere il confronto con il primo, disegnato da Roberto De Angelis, mi sembrava impossibile. Il discorso sullo stile per me è un po' complicato: anche se penso di avere una certa riconoscibilità, ogni storia per me è diversa e ha bisogno del suo modo di essere raccontata. Cerco quindi sempre di adeguarmi alle esigenze narrative e di prenderle come una sfida per imparare qualcosa di nuovo, che sia l'uso dei retini, del nero, la recitazione dei personaggi... in modo da costruirmi, un poco alla volta, una versatilità sempre più completa. O, per usare un'immagine che mi piace, un sacco di Lego pieno di mattoncini di ogni tipo!

Oggi sei lanciatissimo sul mercato internazionale: quali sono le maggiori differenze tra il modo di fare fumetti bonelliano, quello francese e quello statunitense? Come cambia, ad esempio, il rapporto con le varie redazioni e i diversi editor?

È una domanda che meriterebbe un libro. Il fumetto è un linguaggio che ha fortissime specificità locali, in termini di inquadratura, layout della pagina, tempi narrativi... di conseguenza, cambiano gli strumenti a disposizione e la difficoltà maggiore è proprio rimanere nei "confini" imposti dalla linea editoriale.


Cutting Edge
(cliccate sull'immagine per ingrandirla)

Di tutti i mercati in cui mi è capitato di lavorare, forse la Francia è quello in cui sono permesse più libertà espressive. Il rapporto con le redazioni e gli editor (soprattutto con questi ultimi, in realtà: solo in Bonelli ho avuto un rapporto anche con le persone della redazione) è abbastanza simile, una volta compreso che quello che cambia sono appunto le "regole" da rispettare e che, alla fine, stiamo tutti lavorando per raccontare al meglio una storia al suo pubblico.

Il tuo "ritorno" in Casa Bonelli è avvenuto con la copertina del nono Dylan Dog Color Fest, ora seguita, a due anni di distanza, da quella del primo Speciale Dragonero. Raccontaci come hai lavorato in quest'ultima occasione e quali sono stati i vari passaggi che hanno portato alla realizzazione dell'immagine definitiva.

A parte il fatto che Dragonero è figliolo di Luca Enoch e Stefano Vietti, amici di vecchia data, e che quindi tenevo in particolar modo a questa copertina, i passaggi sono sempre quelli: sfilza di bozzetti, tra cui viene scelto SEMPRE quello che a te piace di meno, seguiti da matite, chine e colore (potete vedere il work in progress dell'illustrazione nella nostra gallery).
Dei due presenti nell'illustrazione, Gmor è stato il personaggio più difficile da centrare... ma è un orco... è dura cercare di far bello un orco.

Quali sono gli strumenti del tuo lavoro? Usi ancora carta e china o sei passato a una completa lavorazione in digitale?

Ormai, con infiniti patemi d'animo, ripensamenti e malinconie, sono passato al "tutto digitale". Lavorare in digitale mi permette di contrarre in una le fasi di layout, matita e inchiostrazione: una cosa che mi è sempre dispiaciuta del processo tradizionale è che inevitabilmente, tra i tre passaggi, la freschezza della prima linea viene perduta.


Dylan Dog Color Fest 9
(cliccate sull'immagine per ingrandirla)

In pratica, sto cercando di disegnare quanto più possibile "alla prima", senza passaggi intermedi, e il computer con i suoi infiniti "undo" mi permette di provarci senza buttare tonnellate di carta e mesi su una sola tavola per rifare ogni volta tutto da capo. È un "alla prima" che alle volte diviene un "alla centesima", ma il punto è che non è mai un ripasso. Questa spiegazione, come forse avrete intuito, non è che un modo arzigogolato per dire che sono un insicuro cronico e che l'"undo" è il mio tranquillante.

Ultime due domande, veloci veloci! A cosa stai lavorando in questi giorni? Ti piacerebbe cimentarti nuovamente nelle vesti di sceneggiatore?

Sto lavorando al quarto e ultimo tomo di "Cutting Edge", serie scritta da Francesco Dimitri e edita in Francia da Delcourt. Mi piacerebbe riprovare a scrivere, il fatto è che c'è una quantità tale di gente che sa farlo meglio di me che ho ancora qualche dubbio sulla sensatezza della cosa.

Però, penso sempre di più che il risultato finale del lavoro sia legato a quanto uno si diverte a disegnare e chi sa meglio di me cosa mi piace fare? A già, è facile: donne guerriere, astronavi, e mondi lontani in pericolo!

a cura di Luca Del Savio