Notizie Flash

Archivio Flash

Edicola

Agenzia Alfa n. 38 - Agenzia Alfa 38 cover
 
Speciale Dampyr n° 12 cover
 
Il segreto di Juliet - Morgan Lost 13 cover
 
Il viandante - Nathan Never 305 cover
 

Intervista Dampyr

Nuova linfa per Dampyr!

Abbiamo incontrato Daniele Statella, nuovo acquisto "dampyriano" che fa il suo esordio nell'albo in edicola dal 5 giugno, "Ragazzi perduti"

Se siete appassionati di fumetti popolari italiani, soprattutto dei cosiddetti "bonellidi", il nome di Daniele Statella non vi suonerà nuovo: tante le tavole del disegnatore vercellese, nel corso degli ultimi anni, al servizio delle pubblicazioni di Star Comics e Eura Editoriale. E ora, l'approdo a Dampyr, con un albo (in uscita il 5 giugno) scritto da Giovanni Di Gregorio e intitolato "Ragazzi perduti". Ci siamo fatti raccontare qualcosa del suo passato, delle sue "origini" fumettitistiche e delle sue passioni.



► Quando hai iniziato a disegnare fumetti?


Autoritratto

Fin da bambino. Gli altri sognavano di fare gli astronauti, io i fumetti. Leggevo, come tutti, "Topolino" e poi i comics pubblicati dall’Editoriale Corno: "L'Uomo Ragno", "I Fantastici Quatto" eccetera.

Dallo scaffale della libreria di mio padre rubavo gli albi di Tex e Zagor che poi ho iniziato a mia volta a collezionare. Adoravo e adoro tuttora il genere western e ridisegnavo le storie del Ranger su un quaderno a cui staccavo la copertina per realizzare dei veri albetti disegnati da me, con la biro, su fogli a righe. Avevo tredici anni quando un giorno, passai da Milano con mio padre che si era intestardito di portarmi a visitare la redazione della Bonelli, perché sapeva che il mio sogno era quello di fare il fumettista.

In via Buonarroti venne ad aprirci un giovane redattore il quale mi consigliò di terminare gli studi e continuare a disegnare. Un giorno, poi... magari… forse… Successivamente ho scoperto che quel redattore era Mauro Boselli. Se disegno per mestiere è anche un po' colpa sua.

► Quali sono stati gli autori che più hanno influenzato il tuo gusto e il tuo tratto?

A 22 anni mi sono iscritto alla Scuola del fumetto di Milano e devo dire che i docenti che avevo mi hanno influenzato parecchio: Pasquale Del Vecchio (che all’epoca disegnava Nick Raider) – di cui apprezzavo la linea chiara – e Alessandro Baggi, di cui ammiravo la follia creativa. A scuola, naturalmente, ho avuto modo di approfondire la conoscenza dei lavori dei Maestri del fumetto mondiale e quelli che ho amato di più sono quelli che banalmente citano un po' tutti, e cioè Moebius, Magnus, Andrea Pazienza, Sergio Toppi, Alex Raymond, Alex Toth, Jack Kirby e altri.

Ma se devo pensare a chi ha realmente influenzato il mio modo di disegnare non posso non citare alcuni autori bonelliani, primo tra tutti Claudio Villa, che ho avuto modo di apprezzare anche umanamente oltre che su carta (poi vi racconterò del suo ruolo-cameo in un film western horror che ho diretto). I nomi sono tanti: Giovanni Ticci, Fabio Civitelli, Bruno Brindisi, Angelo Stano, e i più recenti Massimo Carnevale, Corrado Mastantuono, i fratelli Cestaro, Stefano Andreucci, Majo...


Un intenso primo piano di Harlan

Disegnare fumetti è la mia passione, prima ancora che una professione: ho ancora tantissimo da imparare e quando vedo le tavole di questi grandi autori mi sento lontano mille miglia da loro ma è lì che vorrei arrivare. Non tanto a disegnare questo o quell’altro personaggio. Certo, disegnare Tex è il mio sogno nel cassetto, ma ciò a cui miro è essere bravo come quei maestri di cui stimo il lavoro e che per me sono attualmente inarrivabili. Ma ce la farò!

► Raccontaci dei tuoi esordi e delle esperienze che ti hanno portato fino alla realizzazione della tua prima storia per Dampyr.

Dopo la scuola, nel ’96 ho fatto un concorso per la rivista musicale “Tutto” il cui premio consisteva in un “provino” alla Bonelli. Fu così che incontrai Mauro Marcheselli, che allora curava Dylan Dog. Ero ancora molto acerbo, ma lui fu gentilissimo a seguirmi e a farmi provare su alcune pagine di Dylan. Fu molto importante per me. Mi fece addirittura incontrare Tiziano Sclavi: ricordo bene il suo cappotto lungo e le scarpe Clark coi lacci rossi. Dopo quell’esperienza ho lasciato passare anni e anni prima di tornare a bussare alla porta della redazione.

Ho fatto un percorso molto articolato: inizialmente ho lavorato nel settore del fumetto per adulti. Con quel genere di pubblicazione si impara per forza a disegnare le anatomie, non si può barare più di tanto: sembra una battuta, ma è così. Quando chiuse la casa editrice con cui collaboravo cominciai a fare lavoretti saltuari, ma appena possibile mi dedicavo a un fumetto disegnato e scritto da me, ambientato nella mia città, Vercelli, con protagonisti i miei amici. Si trattava di una storia horror-comica, vagamente ispirata a “L’invasione degli ultracorpi”, con atmosfere alla John Carpenter e mostri che mutano in zanzare giganti! Avevo deciso di autoprodurmelo e quindi feci un giro delle tipografie per capire quanto mi sarebbe costato.


Tesla in una... scomoda situazione.

Proprio un tipografo (Edizioni Saviolo), convinto dalla bontà del prodotto, decise di editarlo a sue spese. Uscirono 1500 copie di un volume brossurato, formato A4 alla francese. Andò esaurito e l’editore/tipografo si convinse a produrmi altri due sequel che andarono altrettanto bene. Galvanizzato da quel piccolo successo, ripresi la mia ricerca di un editore e trovai lavoro come illustratore per le riviste e i romanzi del gruppo Mondadori. Di lì a poco iniziai a collaborare con giornali e riviste di vari editori, realizzando illustrazioni per "Cosmopolitan", "Rolling Stone", "Marie Claire", "Ok salute"... Ma io volevo raccontare storie.

Un giorno, Giuseppe Di Bernardo mi diede l'occasione di disegnare per "L’insonne", e così, nel 2006, ci fu il mio esordio in edicola come fumettista di una serie in formato Bonelli. A quello seguì una lunga collaborazione con la casa editrice Star Comics per la quale ho disegnato quasi tutte le mini serie prodotte, da Cornelio a Dr.Morgue fino a Pinkerton. Sempre in quegli anni, ho lavorato anche a "Unità Speciale", per Eura Editoriale, "Nick Raider" (in versione Edizioni IF) e "Diabolik", per Astorina. Nel frattempo, con Alessia Di Giovanni – scrittrice e regista – ho fondato l’Ass.Culturale Creativecomics con la quale ho realizzato e realizzo tuttora vari eventi legati ai comics e il film lungometraggio western horror “ A pezzi - Undead men” (uscito in sala a marzo 2013) che si avvale degli effetti speciali di Sergio Stivaletti e le musiche di Manuel De Sica, ma anche di un cameo di Claudio Villa che appare nel film disegnando un manifesto "wanted" che raffigura Tex.

Nel 2012, ho fatto alcune prove per le nuove serie bonelliane e queste tavole sono capitate tra le mani di Mauro Boselli. Un giorno, mi squilla il telefono: “ciao, sono Boselli, ti va di provare a fare Dampyr?”. Penso di essere caduto dalla sedia!

L'intervista prosegue nella pagina seguente >>


Il trailer di "Ragazzi perduti"