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Intervista

Dylan sotto zero!

Un ricercatore francese, Yann Reinert, ha voluto portare con sé Dylan Dog in una base in mezzo al nulla, nel paesaggio estremo e affascinante che caratterizza il cuore dell'Antartide!

Come abbiamo avuto modo di sottolineare più volte, la passione per i nostri fumetti non conosce davvero confini. Ma cosa ci fa l'Indagatore dell'Incubo in una base scientifica internazionale, piantata nel cuore del continente antartico? Non si tratta di un'avventura a fumetti inserita tra quelle dell'atteso nuovo ciclo dylaniato, bensì di un'Avventura vera, di quelle con la A maiuscola: quella di Yann Reinert, astronomo francese, appassionato di fumetti, che qualche tempo fa è entrato in contatto con la nostra redazione con una missione chiara in mente: portare Dylan Dog con sé, nella regione conosciuta come Dome C, a 75 gradi sotto zero! L'abbiamo intervistato per conoscere meglio la sua storia.



► Prima di tutto: cosa ci fai in Antartide? Quali sono le attività di ricerca della vostra base scientifica?

La base Concordia è una stazione italo-francese, permanente in Antartide, situata a 3220 metri d’altitudine (ma equivalenti a 4000m, perché la pressione è più debole ai poli). È stata costruita grazie a una collaborazione tra ENEA e l’IPEV, due istituti di ricerca, italiano e francese. Le ricerche di cui si occupa la base sono diverse: glaciologia (devo almeno nominare il progetto EPICA, che ha permesso di determinare la composizione dell’aria degli ultimi 800.000 anni di Storia della Terra), climatologia, meteorologia, geofisica, sociologia (con l’ESA, l'Agenzia Spaziale Europea) e astronomia.


Una veduta della Base Concordia
(cliccate sull'immagine per ingrandirla)

Quest'ultimo è il mio campo di specializzazione. Il progetto è frutto della collaborazione tra l'Università di Perugia – che ha costruito il telescopio, l’osservatorio di Teramo – che ha messo a punto un strumento in grado di vedere le stelle all’infrarosso, e l’Istituto di Ricerca Nucleare (CEA) che ha fornito un strumento per l’infrarosso lontano.

Mi sono occupato proprio dell'ultima parte del progetto. Insieme a un collega, eravamo i primi a fare funzionare tutti questi strumenti e a poter osservare il cielo.

► Tra i tanti nostri personaggi, come mai hai scelto proprio Dylan Dog, per farti compagnia tra i ghiacci?

Per caso, a dire il vero. La prima volta che sono venuto a Concordia (nel 2008), mi sono reso conto che una difficoltà era rappresentata dalla comunicazione tra noi ricercatori. Dopo tre mesi di convivenza, fortunatamente avevamo imparato qualche parola delle nostre rispettive lingue. Una volta finita quella prima permanenza in Antartide, ho mantenuto i contatti con i ricercatori italiani della base e sono venuto in Italia numerose volte. In un'occasione di queste, uno dei miei amici mi ha consigliato di leggere Dylan Dog, sapendo che mi piacciono i fumetti e che magari avrebbe potuto aiutarmi a imparare l'italiano.

► Com'è stato ricevere i nostri albi in un posto così "fuori" dal mondo come la base Concordia? E quale è stata l'accoglienza degli altri occupanti della stazione scientifica?

Beh, ovviamente ci ha fatto molto piacere. Abbiamo una biblioteca, nella base (la vedete in una delle foto nella gallery, NdR), dove ci sono libri di entrambe le nazionalità. Avevamo anche fumetti, ma solo in francese. A me, come vi raccontavo, piace leggerli e mi sono detto che non era normale che non ce ne fossero anche in italiano. Quindi ho mandato una mail alla vostra Casa editrice, contattando la Segretaria di Direzione Ornella Castellini, domandandole se fosse possibile avere qualche albo dell'Indagatore dell'Incubo per tenerci compagnia in questo posto sperduto. Quando è arrivata la sua risposta positiva, ero felice come un bambino! Una volta nelle mie mani, li ho messi subito in biblioteca. Mi dicevano che gli italiani non leggono tanto i fumetti, ma si sbagliavano. Sono stato molto felice di vedere tante persone, sedute sul sofà con un Dylan Dog in mano e gli occhi fissi sulle pagine delle avventure dell'inquilino di Craven Road.


Foto di gruppo con pallone aerostatico

► Abbiamo visto le foto con Dylan disegnato su di un pallone aerostatico: a cosa serviva il pallone? Dove l'avete spedito?

Il pallone serve a conoscere temperatura, umidità, pressione atmosferica eccetera, rilevabili nello spazio attorno della base. Il suo utilizzo rientra in un programma di rilevamento internazionale: ogni giorno, in diversi luoghi nel mondo, qualcuno lancia un pallone del genere alla stessa ora, per conoscere e prendere nota di questi dati. Il pallone è gonfiato a elio e lo lasciamo volare liberamente in aria: una volta raggiunti i 20 chilometri di altitudine (circa), la pressione lo fa esplodere.

► È previsto un tuo ritorno nella regione di Dome C? Continuerai a volere con te l'Indagatore dell'Incubo o, per cambiare, ti piacerebbe viaggiare insieme a un altro eroe bonelliano?

Il progetto francese dovrebbe finire quest'anno. Verso gennaio dovremo smontare il nostro strumento e riportarlo in Francia, quindi posso andare un’ultima volta alla base Concordia. Lo strumento di rilevazione italiano, invece, rimarrà ancora in funzione. Porterò con me ancora l’Indagatore dell’Incubo, perché è stato il primo fumetto italiano che ho letto e, se così posso dire, c’é un legame speciale, tra lui e me. Ma, nel frattempo, ho scoperto anche altri titoli Bonelli, come Stria (Romanzo a Fumetti di Gigi Simeoni, NdR) che mi è piaciuto molto, e anche Orfani.

► Un'ultima cosa: riesci a esprimere a parole quanto sia incredibile lo spettacolo delle stelle viste dal Polo Sud?

Domanda apparentemente semplice, ma in realtà non è così facile rispondere … La nostra base si trova all’interno del continente antartico. Ci sono tre basi, una è Concordia, che rimangono aperte tutto l'anno. Tutte le altre si trovano sulla costa. Lo specifico perché tutte le immagini che avete potuto vedere – nei documentari, su Internet o sulle riviste – vengono generalmente dalla costa, perché lì si trovano animali, montagne, mare, pesci piccoli e grandi, foche eccetera. A Concordia non c’é niente, nemmeno i batteri. Il paesaggio è piatto, ovunque i tuoi occhi si posino. Pochi sono gli elementi del panorama che cambiano: il cielo (nel senso che ci sono nuvole oppure no), il vento, la luce, con tre mesi di piena notte. A quella latitudine possiamo ammirare tramonti indescrivibili o albe semplicemente bellissime. Anche la notte è una cosa incredibile. Non abbiamo inquinamento luminoso, quindi riusciamo a vedere tutte le stelle così come hanno potuto osservarle i nostri antenati. Abbiamo visto anche l'aurora australe, che, pur non essendo considerata la più bella dell’Antartide, possedeva qualcosa di magico, per noi, che eravamo solo in quindici a poterci godere lo spettacolo, a 75 gradi centigradi sotto zero! La Luna, poi, illumina la neve come non avevo mai visto. Possiamo quasi leggere un libro in piena notte! La luce "lunare", poi, fa sembrare il ghiaccio dello stesso colore del nostro satellite... Con la base sullo fondo, vestiti come astronauti, è facile credere, per un momento, di aver messo piede sulla Luna!

A cura di Luca Del Savio