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Intervista Tex

Nel segno di Font!

A febbraio, marzo e aprile, è la matita di uno dei più celebrati disegnatori spagnoli a visualizzare le avventure del Ranger. Incontriamo Alfonso Font per farci raccontare il suo Tex!


Autoritratto
Catalano, classe 1946, nel corso della sua lunga carriera Alfonso Font ha visualizzato con il suo segno inconfondibile ogni genere di fumetto. Ma, dall'ormai lontano 1998, il suo nome è legato, quasi indissolubilmente, al nostro Tex.

Su "L'isola della nebbia" (numero 640 della collana mensile, arrivato in edicola lo scorso febbraio) ha avuto inizio un'avventura, sceneggiata da Mauro Boselli, che si dipana anche negli albi di marzo ("Giovani assassini") e aprile ("Appuntamento con la vendetta"). Abbiamo contattato Font per fare due chiacchiere e farci raccontare del suo rapporto con Aquila della Notte. Ecco cosa ha risposto alle nostre domande.



Era stato difficile, all'epoca del tuo esordio sul dodicesimo Texone, avvicinarti al Ranger bonelliano?

Sì, non era stato semplice, perché, invece di dare una mia interpretazione del Ranger, tentavo di rifare quello di Giovanni Ticci, mescolato con il Tex di altri disegnatori. Ero letteralmente in preda al panico, perché non mi piaceva proprio il risultato che ottenevo sulle tavole, ma alla fine sono riuscito a liberarmi di quella maledetta indecisione e ho trovato il mio Tex!

Nelle tavole con cui hai debuttato su Tex facevi spesso uso del retino. Nelle successive avventure mi sembra che sia stato sostituito con un maggiore lavoro di tratteggio... è stata una naturale evoluzione del tuo modo di disegnare, o, all'epoca, hai ricevuto una precisa richiesta di cambiamento da parte della redazione?


La prima avventura di Tex illustrata da Alfonso Font
(cliccate sull'immagine per ingrandirla)

In questo senso non ho avuto mai nessuna ingerenza della Casa editrice nel mio lavoro. Arrivai a Tex dopo aver disegnato diversi fumetti pensati per il colore, e in occasione di "Gli assassini" (Tex Speciale 12) ho dovuto ricominciare a studiarmi il bianco e nero, riprendendo soluzioni grafiche che si sposavano meglio con questo tipo di estetica. L'uso del retino mi sembrava funzionare bene, in quel momento.



Come è cambiato, nel corso degli anni, il tuo approccio a Tex? Lo senti più "tuo"? Ti muovi con maggiore agilità nei territori del West bonelliano?

Eh, caro amico, devi sapere che Tex è miooo, soltanto miooooo!... Ah! Ah! Scherzi a parte, mi sento assolutamente gratificato nel disegnare il personaggio di Tex, i cavalli, i paesaggi, le diverse ambientazioni western... tutto il mondo del Ranger bonelliano! Non so se i lettori riescono a scorgere tra le tavole la mia passione per questo genere di lavoro, ma ovviamente lo spero!

► Tra le storie di Tex che hai realizzato, ce n'è una che ti è particolarmente rimasta a cuore?

Le diverse storie che ho realizzato per Tex sono quasi tutte abbastanza lunghe da permettere la visualizzazione di molte situazioni differenti. Nel complesso, posso dire che un po' in tutte quelle che ho disegnato nel corso degli anni ho vissuto i miei momenti di piena identificazione nei personaggi e di immersione nelle atmosfere dell'avventura. Non saprei, dunque, sceglierne una in particolare.

Nella lunga avventura attualmente in edicola troviamo, come protagonisti, tre giovani killer: chi sono? Ci pare di intravedere delle vecchie conoscenze, tra di loro...


La bella quanto letale Dallas
(cliccate sull'immagine per ingrandirla)
In effetti, dei tre che troviamo nella storia di questi mesi, Kid Rodelo fu visualizzato per prima volta da Marcello ("I sette assassini"), mentre Durango fece la sua prima apparizione in un'altra vecchia storia disegnata da me (la doppia avventura contenuta negli albi "Terre maledette" e "Tornado"). Mauro Boselli ha riunito questi personaggi, presentandoli come fratelli, aggiungendo alla banda Dallas, la loro pericolosa sorellina. Posso permettermi di dire che questi ragazzi ci riserveranno notevoli sorprese?

Negli scorsi anni, hai alternato la tua attività al servizio del Ranger con alcune pubblicazioni per il mercato francese. Raccontaci di questa tua esperienza.

Se ti riferisci a "Héloïse de Montfort", edito da Glenat, tutto è nato a causa di una vecchia conoscenza, che da molto tempo voleva fare un fumetto con me come disegnatore. Un giorno, dopo che per tante volte avevo risposto di no, ho detto sì. Ad ogni modo, è un'esperienza che si è già conclusa, dopo tre volumi pubblicati tra il 2010 e il 2012.

Come si svolge la tua routine lavorativa? E, attualmente, cosa stai disegnando?

Devo dire che nella mia vita ho avuto la fortuna fare il mestiere che amo. Quando questo accade, non si può parlare di "routine di lavoro". Non dirò che tutto il tempo che impiego nel disegnare rappresenta una costante soddisfazione... come capita a tutti, anche io ho bisogno di giorni per staccare e fare qualcos'altro.  Abito in un piccolo villaggio di montagna, e mi piace fare passeggiate nei boschi con il mio cane, cercare funghi, leggere un buon libro, oppure parlare di mille cose con mia moglie, magari accanto al fuoco che arde... sono cose che mi piacciono.
A cosa sto lavorando attualmente? Ma che domande! Alla mia prossima storia di Tex!

A cura di Luca Del Savio