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Intervista

Di tutti i colori!

Abbiamo incontrato Lorenzo De Felici, per conoscerlo meglio e farci svelare i segreti della colorazione di Orfani e delle copertine di Lukas!

Lorenzo De Felici è uno dei coloristi "arruolati" nella squadra di Orfani, ma è anche un illustratore, fumettista e autore di strip di lunga esperienza. L'abbiamo contattato per fargli qualche domanda riguardo la sua vita professionale e la sua avventura con Orfani e non solo...



► Innanzitutto, ti chiediamo di presentarti ai lettori che ancora non ti conoscono. Raccontaci brevemente i progetti ai quali hai lavorato.


Autoritratto
Mi chiamo Lorenzo De Felici, sono disegnatore, colorista e, occasionalmente, scrittore. Tra le altre cose ho, in ordine cronologico: colorato le copertine di Caravan disegnate da Emiliano Mammucari, disegnato e colorato Drakka (scritto da Frederic Brémaud, edito in Francia da Ankama Editions e in Italia da Renoir), colorato parte della serie Orfani. In più, ho lavorato occasionalmente come colorista per Marvel e Disney, e lo scorso inverno è uscito in libreria “Le Geniali Invenzioni del Professor Caspita!”, una raccolta di strisce umoristiche che ho scritto e disegnato

► Essere colorista, ovvero intervenire sui disegni di altri autori, è naturalmente diverso rispetto a illustrare i propri. Da autore completo, l'esperienza come colorista è maturata come necessità, per aumentare i tuoi incarichi, o è una vocazione che hai coltivato di pari passo con la tua esperienza artistica personale?

Vorrei poterti dare la risposta romantica dicendoti che sì, da sempre ho voluto fare il colorista e che sin da piccolo stavo attento a non uscire dai bordi e che le mie prime parole sono state “Sezione visibile dello spettro elettromagnetico”, ma non è propriamente così.

Caravan n.1 - Il cielo su Nest Point
(cliccate sull'immagine per ingrandirla)
In realtà, la mia esperienza da colorista è cominciata perché sin dall’inizio, con il mio stile grottesco, ho fatto fatica a trovare “il mio posto” nel panorama editoriale. Così, notando che tendenzialmente c’è sempre più bisogno di un colorista che di un disegnatore, ho cominciato a colorare. Col tempo però ho constatato che lavorando come colorista ho la fortuna di avere “sotto i ferri” artisti tanto eccezionali quanto diversi, e questo è un modo incredibilmente efficace di imparare cose sul disegno. Dunque, col senno di poi, direi che questo percorso, per quanto in un certo senso incidentale, lo rifarei senza esitare.

► Come sei stato coinvolto nel progetto di Orfani?

Sono stato contattato in primis da Mammucari, con il quale, come ti dicevo, avevo già lavorato sulle copertine di Caravan e, ancora prima (e questo credo non sia mai assurto agli onori di cronaca), su un paio di copertine di Lanciostory che usammo come mini-gavetta.
Quando Emliano mi chiamò ero al lavoro come disegnatore e colorista su un volume francese (Drakka). Così, solo una volta portato l’incarico a termine ho potuto raggiungere il team di Orfani.

► Quali sono gli strumenti e il tuo metodo di lavoro?

Per quanto riguarda il mio modus operandi, faccio tutto in digitale. Quando si tratta di colorare le tavole di un progetto, tendo a ridurre molto il numero dei passaggi: il layout, quando posso, lo evito, e procedo subito col definitivo. Al massimo abbozzo inizialmente le ombre, per farmi un'idea della composizione, ma poi basta definirle per averne la versione finale. Col fatto che il colorista è il penultimo a mettere mano alle tavole (dopo di noi, in pratica resta solo lettering), spesso le tempistiche sono strette e bisogna cercare di ridurre il numero di passaggi. Quando si tratta di colorare cover o illustrazioni, invece, uso il layout per avere controllo della composizione generale e per proporre l'impostazione. Su quella si discute con l'autore, l'editor o chi di turno, e una volta che tutti sono d'accordo, si procede col definitivo.

Il "making of" di una tavola di Orfani colorata da Lorenzo

► Mammucari – creatore grafico della serie – ci spiegava, nell'intervista che ci ha rilasciato l'estate scorsa, di come l'aspetto cromatico delle tavole sia stato, fin dal concepimento di Orfani, una parte centrale del progetto, tanto da convincerlo della necessità di creare una vera e propria "grammatica" di colorazione. Come sei stato coinvolto nella messa a punto del sistema? Nel tuo lavoro, è stato naturale per te seguire queste linee guida o hai dovuto maturare uno stile ad hoc?


Il lavoro del colore su Orfani è stato un corale, quindi è difficile ricondurre la “grammatica” della serie a una sola fonte. Emliano e Roberto Recchioni hanno inizialmente descritto a me e ad Annalisa Leoni le loro idee sull’impostazione della colorazione: la divisione cromatica delle due linee temporali, l’uso espressivo del colore, il valore di ogni personaggio.


La resa cromatica nel passato degli Orfani
(cliccate sull'immagine per ingrandirla)
Da queste intenzioni iniziali e dalle linee guida che io e Annalisa ne abbiamo tratto, l’impostazione del lavoro si è poi evoluta e modificata in corso d’opera, grazie al contributo di ciascun colorista. Anche perché, dovendo lavorare su artisti così diversi nell’impostazione del disegno, sarebbe stato impossibile imporre delle regole troppo rigide. In linea di massima, la colorazione sottolinea la divisione naturale della narrazione nelle due linee temporali del presente e del passato.

Ciò che caratterizza cromaticamente questo stacco è che nel passato, e quindi quando i protagonisti sono poco più che bambini, i colori sono accesi, saturi e molto vari: ogni cosa ha (quasi sempre) il suo colore. Nel presente, invece, sono preponderanti le atmosfere: le tavole hanno una dominante molto forte (per dominante si intende la presenza di una percentuale di un determinato colore in tutta la composizione) e i colori sono più spenti e freddi. Per capire, un po' la differenza che corre tra il Batman dei telefilm del '66 e quello cinematografico di Christopher Nolan.

► E per quanto riguarda i personaggi? Come avete lavorato?


Gli Orfani soldati
(cliccate sull'immagine per ingrandirla)
Sulle scelte cromatiche riguardanti i protagonisti, il discorso è più complesso, anche perché di ogni decisione presa "a priori" è stata poi testata l'efficacia con le prime prove stampa. Le divise dei soldati, ad esempio, inizialmente dovevano essere mimetiche, ma poi ci siamo resi conto che riportando tutto alle dimensioni reali della tavola si sarebbe creata troppa confusione. Il dilemma più grande, però, sono state sicuramente le divise degli Orfani. Le indicazioni di Emiliano e Roberto erano: "devono sembrare divinità scese in battaglia, non i Power Rangers!".

E poi le prime proposte sono state "sarebbero belle delle armature dorate" e " ognuno dovrebbe essere caratterizzato da un colore". Insomma, inizialmente ci abbiamo dovuto prendere le misure. Da qualche parte, nel mio Hard Disk, c'è ancora una versione della loro prima comparsa nel numero 1 che affettuosamente chiamo "Gli Orfani dello Zodiaco" (in riferimento ai celebri Cavalieri dall'armatura dorata del cartone animato giapponese, N.d.R.).

► Sinceramente e… senza spoiler (che altrimenti Recchioni ci telefona angosciato, mezzo minuto dopo la pubblicazione dell'intervista), qual è l'Orfano che più ti intriga?

Faccio sempre fatica ad affezionarmi alle teste calde. Sono un fan di quelli che contano fino a 10, anche se mi rendo conto che, a differenza delle teste calde, non possono tenere in piedi una storia da soli. In un certo senso, per questo mi intriga la figura di Jonas. Poi, trovo interessante quando nel numero 11 si trasforma in una gigantesca cavalletta rosa.

► Sappiamo che sei al lavoro anche sulle copertine di Lukas, nuova serie di casa Bonelli che vedrà il suo esordio in edicola il prossimo 21 marzo. Rispetto a Orfani, che indicazioni hai ricevuto per creare l'atmosfera nelle illustrazioni di Benevento?


Studio per la copertina di Lukas
(cliccate sull'immagine per ingrandrila)
Per le copertine di Lukas l’approccio alla lavorazione è diverso. Michele Benevento, memore delle cover di Caravan, mi ha contattato mentre ero al lavoro su Orfani e io sono stato felicissimo di far battere i tacchi, trattandosi di uno degli autori che più ammiro nel panorama italiano.

Per le copertine, l’impostazione è necessariamente meno rigida rispetto a quella di una serie: nelle pagine del fumetto bisogna stare attenti che gli occhi restino saldi sui binari narrativi, e per questo occorre far attenzione a non stancarli con cambi di registro o disomogeneità di sorta. Sulle cover bisogna "urlare", gli occhi devono essere richiamati e colpiti con immediatezza dall'immagini, ed è quindi sull’impatto che, di volta in volta, bisogna lavorare. Spesso, dell’impostazione cromatica ne parliamo in corso d’opera, in un vortice di e-mail tra me e i due Michele (Medda e Benevento).

► Concludiamo con una domanda inaspettata e originale. Su cosa sei al lavoro? Futuri progetti, pubblicazioni di tuoi lavori... puoi anticiparci qualcosa e, perché no, farti un po' di pubblicità?

Al momento sono al lavoro sulla colorazione del numero di Dylan Dog – scritto da Roberto Recchioni e disegnato da Nicola Mari – che segnerà l'inizio dell'attesissimo nuovo corso dell'Indagatore dell'Incubo. Sto colorando le copertine di Lukas, finendo il primo albo di una serie per la Francia, sempre insieme a Brémaud (dal nome “Didier et les animaux bizarres”) che mi vede di nuovo sia al disegno che al colore, e sto lavorando alla presentazione di un altro progetto, sempre in Francia, che ho scritto insieme a Giovanni Masi.

a cura di Davide Pettani