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Intervista Tex

Il West di Biglia

Nel quarto Color Tex, attualmente in edicola, fanno il loro esordio nel mondo di Aquila della Notte alcuni nuovi disegnatori: impariamo a conoscere meglio Stefano Biglia.

Cliccando sull'illustrazione in apertura potete sfogliare la gallery con le immagini relative all'articolo.

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La storia "L'ultimo della lista", contenuta nel quarto Color Tex, in edicola proprio in questi giorni, vede il debutto nell'mondo di Tex di un disegnatore che non è certo nuovo alle polverose atmosfere western. Si tratta di Stefano Biglia, che molti lettori ricorderanno tra le colonne portanti di una serie molto amata come Magico Vento. Biglia, però, aveva già fatto capolino tra le pagine di Aquila della Notte, come potrete scoprire leggendo l'intervista che ci ha concesso...

Color Tex numero 4 rappresenta il tuo esordio texiano a tutto tondo, ma tu ti sei già misurato con il Ranger bonelliano, anni fa, in occasione di una storia – contenuta nel primo Almanacco del West – realizzata da un maestro del western a fumetti come Renzo Calegari. Com'era nata quella collaborazione?

Da Renzo Calegari sono andato “a bottega”. Quando gli venne proposto il lavoro all'“Almanacco del West 1994” avevamo all'attivo centinaia di pagine tra  western, avventura o Storia. Ricordo bene il momento perché ero a pranzo con Sergio Bonelli, Decio Canzio, Claudio Nizzi, lo stesso Calegari e Luigi Copello. Eravamo a Milano per proporre un progetto che aveva in mente Renzo, ma Sergio aveva già nel cassetto l'idea dell'Almanacco. È andata bene così.

Dopo tanti anni trascorsi sulle piste del west con Magico Vento, come è stato passare a quelle di Tex? Quali sono le differenze principali dal punto di vista grafico e narrativo tra i due personaggi?

Le sto scoprendo un poco alla volta. Ci sono sicuramente differenze importanti: nelle vignette di Tex c'è bisogno di più respiro e descrizione. La natura ha un ruolo molto importante, si deve sentire la maestosità del territorio americano. Penso infatti a quelle strepitose panoramiche di Ticci. In Magico Vento la natura non era così protagonista, mentre le atmosfere erano decisamente più cupe.
I personaggi in Tex hanno bisogno di essere descritti meglio (il lettore texiano ama il dettaglio), soprattutto in riferimento alla loro mimica: la recitazione è più enfatica. Infine i dialoghi, ma soprattutto l'azione, risultano più dilatati nel tempo, rispetto a Magico Vento.

Sapendo che la storia sarebbe poi stata colorata, hai lavorato in maniera differente rispetto al solito? Quali accorgimenti hai adottato?

Sì, l'approccio è stato differente rispetto ai miei lavori in bianco e nero. L'idea era infatti di poter colorare la storia ad acquarello, perciò molti dettagli li avrei aggiunti in un secondo momento. Purtroppo, poi, mi sono accorto d'avere poco tempo per realizzare i colori, per cui il ripasso forse ne ha risentito un po'. Mi piace comunque come Oscar Celestini ha colorato la storia, soprattutto nella parte con la neve e negli interni dell'Hotel.

Dato il tuo segno grafico, quale autore hai utilizzato come punto di partenza per  ottenere il "tuo" Tex?

Il mio punto di partenza per Tex è stato Giovanni Ticci. Vorrei riuscire a creare quelle atmosfere che sono la sua peculiarità. Coincidono, credo, con le qualità che mi contraddistinguono, cioè leggibilità e coerenza con il racconto. È quello che cerco quando disegno o leggo un fumetto. Ho comunque un approccio abbastanza duttile e provo sempre a modificare un po' il mio segno a seconda di cosa devo raccontare. Il segno è il mezzo che permette di veicolare meglio il racconto, perciò starò a vedere dove mi porterà la nuova storia a cui sto lavorando.

A proposito, puoi darci qualche anticipazione sui tuoi prossimi impegni e, in particolare, sulla storia di Tex che stai illustrando attualmente?

I miei prossimi impegni riguardano un'avventura sceneggiata da Mauro Boselli, incentrata sulla figura di un generale dell'esercito americano, Ranald McKenzie, detto “Bad Hand” (ne vedete qualche schizzo preparatorio e alcune tavole in anteprima nella nostra gallery in apertura di pagina, NdR). Ci sarà da sbizzarrirsi perché è una storia in tre parti e, come Mauro ci ha tenuto a sottolineare quando me l'ha presentata, non si tratta di un racconto corale... ma di massa!

intervista a cura di Luca Del Savio e Davide Pettani