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Intervista Dampyr

Il ritorno di Lamiah!

Sul numero di Dampyr in edicola a novembre, torna un personaggio molto amato dai fan dell'ammazzavampiri bonelliano. Maurizio Colombo, autore della storia, ci porta dietro le quinte della lavorazione dell'albo.

Cliccando sull'illustrazione in apertura potete sfogliare la gallery con le immagini relative all'articolo.

Era il dicembre del 2000 quando nelle edicole giungeva il nono albo di Dampyr. Erano passati solo pochi mesi dall'esordio della collana, ma l'ammazzavampiri creato da Boselli e Colombo cominciava già a contare una nutrita schiera di nemici memorabili. Alcuni di questi camminavano sulla linea sottile che divide la luce dall'ombra o su quella, ancora più sfumata, che separa il male dal male assoluto. Era in questo indefinibile spazio che si muoveva una sinuosa figura femminile, un'affascinante vampira meglio conosciuta come... Lamiah! A novembre 2013, nuovamente visualizzata dalle chine cariche di fascino e atmosfera di Majo, l'ammaliante succhiasangue berlinese ritorna in scena, per un seguito di quella prima avventura, nuovamente sceneggiato da Maurizio Colombo (che potete vedere ritratto nella foto di Nick Mascioletti). Anche quello di Colombo è un ritorno atteso dai fan di Dampyr della prima ora e noi non potevamo non approfittare dell'occasione per intervistare l'autore della storia.

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Nelle ultime pagine di "Lamiah", la bella vampira preferisce gettarsi nell'abisso, piuttosto che consegnarsi ad Harlan. Nelle sue ultime parole, però, non mancava la promessa di un ritorno in scena. Come mai hai aspettato così tanto per far apparire nuovamente Lamiah?

Innanzitutto, dovete sapere che, nelle mie intenzioni iniziali, Lamiah sarebbe morta, al termine di quel racconto. Come avviene quando si hanno tra le mani i character migliori, però, mentre scrivevo mi accorgevo che questa vampira era davvero un bel personaggio. Mi ci ero affezionato e, in qualche modo, era la stessa Lamiah a dettarmi le sue azioni. Quindi, sceneggiando la conclusione dell'avventura avevo preferito virare verso un finale aperto, senza svelare cosa accadesse in fondo all'abisso. Ci ho messo tanto a concretizzare un seguito di quella storia, sia perché avevo diradato il mio lavoro di sceneggiatore e sia perché ero in cerca di un'idea buona, che mi piacesse e che facesse giustizia a un personaggio che anche i lettori avevano dimostrato di amare.

È stato difficile riprendere in mano Lamiah dopo tanti anni?

Scrivere il seguito di una bella storia è un po' come riaffrontare l'esame per la patente di guida... È chiaro che la tensione non è mancata. Una volta avuta l'idea, però, e una volta iniziato a scrivere, tra me e Lamiah si è subito ricreata una certa sintonia: siamo immediatamente rientrati in confidenza, sembrava ci fossimo lasciati giusto la sera prima... Più che la buona idea per farla tornare, ci voleva una situazione giusta in cui farla agire. Riportare semplicemente il personaggio in superficie non mi piaceva e allora le ho voluto creare un nuovo scenario, una nuova dimensione sotterranea che mi ha permesso anche di rivelare dei lati inediti del suo carattere.

Ci troviamo di nuovo a Berlino, comunque...

Sì, sì, Berlino sopra e Berlino sotto! Mi piaccono molto le ambientazioni sotterranee, le metto sempre nelle mie storie, appena ne ho occasione. Sottoterra regnano le ombre e con un disegnatore come Majo a disposizione non potevo non approfittarne. Credo si sia divertito anche lui, tra grotte, tunnel della metropolitana, sotterranei, stalattiti e stalagmiti che gli hanno permesso di creare ambientazioni di grande fascino e atmosfera.

Nella precedente storia, oltre a una scheggia dal passato di Tesla, ci raccontavi delle origini di Lamiah. Anche stavolta ci dobbiamo aspettare dei corposi flashback?

Il passato di Lamiah l'avevo già raccontato nel numero 9 di Dampyr, qui mi sono concentrato sul suo presente e sulla nuova situazione in cui si ritrova. Adesso è sola, non deve più confrontarsi con Maestri nemici che la vogliono morta e può farsi strada nel mondo. Rispetto alle ultime frasi che aveva pronunciato prima di gettarsi nell'abisso ("...riformerò un branco. Un vero branco, questa volta..."), la sua prospettiva è un po' cambiata. Ha incontrato dei reietti, nel sottosuolo, e si è unita a loro, prendendo parte anche alla lotta che si svolge in superficie, in un quartiere dominato dagli affaristi di una società segreta battezzata Tabula Rasa...

E ora? Hai ripreso a sceneggiare con regolarità? Quando ti rivedremo all'opera?

È sicuramente stato faticoso riprendere, dovevo trovare il momento giusto... Attualmente ho in lavorazione due Zagor, e ho anche in mente un'idea per una storia breve di Tex che mi piacerebbe proporre. Sto già lavorando a un'altra storia di Dampyr , un omaggio a "Il corridoio della paura" di Samuel Fuller, con personaggi ispirati a quelli dello scrittore horror Jack Ketchum. Titolo di lavorazione? "La clinica del dottor Treviranus". Treviranus è un nome bellissimo: lo prendo in prestito da quello di un commissario di "La morte e la bussola", un racconto di Jorge Luís Borges.

intervista a cura di Luca Del Savio