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Intervista

Alla scoperta del Grande Belzoni

Fenomeno da baraccone, avventuriero, insigne egittologo: Giovanni Battista Belzoni è stato tutto questo e molto di più. Ne abbiamo parlato con Walter Venturi che gli ha dedicato un Romanzo a Fumetti, in uscita il 30 ottobre.

Cliccando sull'illustrazione in apertura potete sfogliare la gallery con le immagini relative all'articolo.

Per conoscere da vicino e scoprire (o riscoprire) la figura avventurosa e affascinante di Giovanni Battista Belzoni dovremo attendere l'uscita del decimo volume dei Romanzi a Fumetti Bonelli (in edicola dal 30 ottobre). Nel frattempo, abbiamo avvicinato Walter Venturi e ci siamo fatti raccontare dall'autore romano la genesi del suo progetto e qualche retroscena sulla lavorazione de "Il grande Belzoni".


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Essendo tra persone beneducate non possiamo che partire con le presentazioni, dunque... chi era il grande Belzoni?

Giovanni Battista Belzoni
fu un Indiana Jones ante litteram, dei primi anni dell’800, e grazie a lui, e alla sua vita rocambolesca, possiamo oggi ammirare gli splendori dell’antico Egitto: liberò dalla sabbia il tempio di Abu Simbel, scoprì l’entrata della piramide di Chefren e la tomba di Seti I nella Valle dei Re, pur non essendo un archeologo o un forbito professore, tant'è che le sue umili origini lo costrinsero a partire per l’Inghilterra in cerca di fortuna. Divenne, nel tempo, quello che adesso potrebbe essere un esempio di self-made man, un migrante in fuga dalle italiche terre – in quel momento storico alla mercé delle truppe napoleoniche – che  riesce, grazie a caparbietà e spirito d'avventura, a realizzare le proprie passioni.

Raccontaci come è nata l'idea di dedicare un “romanzo” a un personaggio storico di rilievo per la cultura internazionale quanto misconosciuto.

Grazie a una docu-fiction inglese (ma ne esiste anche una francese) dedicata ai primi egittologi. Stavo sul divano, quasi per cadere nelle braccia di Morfeo, quando sento in sottofondo parlare di un tale Belzoni, alto più di due metri, di Padova e… Bom, mi addormento. E comincio a fantasticare. La mattina seguente ho fatto una ricerca sul web e, sebbene dieci anni fa scarseggiassero notizie, ho iniziato ad archiviare testi e immagini, scoprendo poco a poco questo fantastico personaggio che sembrava bello e pronto per diventare il tipico eroe dei fumetti, trovando anche il suo diario di viaggio e la biografia “Il gigante del Nilo”, scritta da Marco Zatterin (giornalista de La Stampa), che si sono rivelati indispensabili.
 
Per “Il Grande Belzoni” ti sei occupato sia dei testi che dei disegni. Come ti sei trovato nei panni di autore completo? Come giudichi questa tua prima esperienza, sei stimolato a ripeterla non appena possibile o, tirando le somme, pensi che sia meglio dedicarsi “solo” all'aspetto grafico dei fumetti?

Dato che la sua vita era “già” un romanzo (non a caso anche George Lucas ne ha tratto ispirazione per il suo Indiana Jones!), non ho fatto altro che “romanzare” ulteriormente, cercando di evitare di fare il compito di storia con l’elenco di date e luoghi, giocando invece sulla sua psicologia, il suo evolversi, raccontando l’arduo percorso della sua breve esistenza. Volevo realizzare una semplice, classica storia d’avventura, così, nel giro di un mese, ho steso la prima sceneggiatura, presentata a Mauro Marcheselli, Sergio e Davide Bonelli alla vecchia maniera, cioè uno storyboard completo, in fondo anche ben schizzato, con tanto di lettering e rilegato già a misura! Avevo scritto alcune storie brevi, ma questa è stata decisamente più impegnativa: devo ringraziare Michele Masiero per la supervisione e i suggerimenti e, soprattutto, il mio amico Roberto Recchioni per il supporto, sin dalla genesi, e per avermi anche dato una mano nella revisione finale dei testi. Tirando le somme, aspetto le reazioni dei lettori: saranno loro a indicarmi il da farsi, ma non escludo altre incursioni nella sceneggiatura.      

Il tuo albo di più recente pubblicazione è stato il primo Zagor Color, “I fantasmi del Capitano Fishleg”, per i testi di Jacopo Rauch, molto apprezzato dai lettori. Grazie alla gallery dei tuoi disegni preparatori che abbiamo pubblicato in quell'occasione, ci siamo resi conto della meticolosità con la quale affronti i tuoi impegni. In questo caso, dovendo pensare anche ai testi, come hai organizzato il lavoro di documentazione bibliografica, storica e iconografica?

Dato che l’azione si svolge nei primissimi anni dell’Ottocento e addirittura su due fronti, non avendo a disposizione fotografie, ho guardato le incisioni, le caricature, le illustrazioni di artisti come George Cruikshank, Thomas Rowlandson, George Scharf, per le scene in Inghilterra, e i dipinti degli “orientalisti” per le location egiziane, scoprendo magnifici pittori affascinati dal misterioso medio oriente. Per rappresentare gli innumerevoli reperti storici e attribuirli al giusto posto invece, per quanto possibile ho visitato musei, collezioni e mostre. Qualche libertà me la sono comunque presa, non me ne vogliano professori e archeologi!     

Per “Il Grande Belzoni” hai provveduto a creare una pagina Facebook che aggiorni regolarmente. Inoltre, negli ultimi mesi, sei stato molto attivo, intervenendo a numerose manifestazioni di settore, cercando per quanto possibile di instaurare un rapporto diretto con il pubblico di lettori. Queste iniziative, oltre a evidenziare il profondo entusiasmo che hai profuso nel progetto, testimoniano la volontà di esplorare anche metodi alternativi di comunicazione. Che bilancio puoi trarre da questa tua esperienza?

Seguendo l’esempio di Orfani e Dragonero, non ho fatto altro che sfruttare la possibilità di arrivare a più lettori possibili anche tramite FB (tanto è gratuito!) e, se possibile, conoscerli di persona, uno a uno, perché anche io a volte mi ritrovo in fila per avere uno sketch dal mio disegnatore preferito e capisco quanto sia piacevole riuscire a scambiarci due battute. Mi sono davvero appassionato a questo personaggio e mi piacerebbe aiutarlo a risollevarlo dalla sabbia che l’ha sepolto ingiustamente per tanti anni. Cercherò anche di proporlo per una fiction "made in Italy"… chissà!

Nell'ultima intervista – Tutti i colori di Zagor – ci dicevi di avere appena iniziato a lavorare sul prossimo Zagor Speciale, sceneggiato da Lorenzo Bartoli. A distanza di qualche mese, possiamo chiederti qualche anticipazione? Nel frattempo stai pensando ad altri progetti a lunga scadenza?

Dal titolo, “Il ragazzo rapito”, puoi capire che ci sarà di mezzo un ragazzo che… No, non posso fare spoiler, ma ci saranno indiani, trapper, soldati e tutti gli ingredienti che fanno di Zagor un mito. Diciamo che questo special sarà forse il vero esame d’ammissione, per me, dato che mi confronterò con il bianco e nero classico della serie. Realizzate le prime 50 tavole, devo dire che sono contento del risultato. C’è qualche progetto nel cassetto, ma Franco Busatta mi ha dato un’idea intrigante proprio qualche giorno fa: Zagor contro Belzoni! Vediamo cosa succederà...

intervista a cura di Davide Pettani